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Rigassificatore, i Comitati alzano la voce: «Fuori dal porto entro il 2026»

Appello al sindaco: «Si rispettino i patti e le scadenze». Pronti nuovi ricorsi contro l’inerzia del Governo sul trasferimento della nave
Il rigassificatore di Piombino, sullo sfondo le pale eoliche del Quagliodromo
Il rigassificatore di Piombino, sullo sfondo le pale eoliche del Quagliodromo

PIOMBINO. La scadenza è ormai all’orizzonte, ma il silenzio del Governo non promette niente di buono.

Nessun atto è stato fatto, una nuova location per il rigassificatore non è stata individuata e, di conseguenza, non sono iniziati i lavori per le infrastrutture di collegamento alla rete del gas. Ogni giorno che passa, goccia dopo goccia, diminuisce le possibilità che l’Italis lasci il porto di Piombino.

Con un accorato appello pubblico i comitati di Piombino tornano a incalzare il sindaco Ferrari, affinché si faccia garante di una promessa solenne: la partenza della nave rigassificatrice Italis (ex Golar Tundra) entro maggio 2026.

Le incertezze sul prossimo futuro

Il documento parla chiaro: tutti gli atti istituzionali, dall’intesa della Giunta Regionale (1210/2022) all’autorizzazione commissariale, fino all’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), fissano il limite invalicabile del triennio. Eppure, a pochi mesi dal termine, il trasferimento appare un’incognita. La procedura in Liguria è ferma e non è ancora stato nominato un nuovo Commissario per il trasloco.

«Non è più il tempo delle attese, ma quello della coerenza» dicono i comitati nell’appello. La preoccupazione è che l’inerzia del Governo si trasformi in una proroga di fatto, trasformando quella che doveva essere una “servitù temporanea” in una presenza permanente.

Sicurezza e salute: le ferite aperte

I comitati ricordano al sindaco le battaglie condivise nelle piazze e i rilievi tecnici presentati nel ricorso al TAR insieme a Greenpeace, WWF e USB. Al centro della protesta rimangono le criticità mai risolte:

Rischi ambientali: L’immissione di ingenti quantità di ipoclorito di sodio in mare e l’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici.
Sicurezza portuale: Le esigue fasce di interdizione in un porto già piccolo e congestionato dal traffico.
Salute pubblica: Il richiamo al parere dell’Istituto Superiore di Sanità, che considerava la collocazione accettabile solo in virtù della sua breve durata (tre anni).

Le quattro richieste al Primo Cittadino

Per sbloccare lo stallo, alla massima autorità cittadina vengono chieste azioni concrete e immediate, sfruttando l’affinità politica con la Presidenza del Consiglio per ottenere atti certi sulla dismissione. Una nuova deliberazione collegiale che ribadisca le ragioni del “no” basate su dati sanitari e ambientali potrebbe essere significativa insieme al coinvolgimento di tutti i primi cittadini della costa che hanno già sottoscritto le petizioni popolari.

Un’altra richiesta è quella di valutare l’importanza che il Comune sia assistito fin da ora da studi professionali giuridico legali di fiducia per eventuali e possibili azioni avverso il silenzio/inerzia del Governo e in prospettiva per attivare ricorsi avverso eventuali decisioni governative o di altre autorità non in linea con gli impegni e con gli atti già approvati o decretati.

Il countdown della dismissione

I tempi tecnici stringono ferocemente. Secondo le norme ISPRA, i progetti di dismissione sarebbero dovuti essere presentati entro luglio 2025 (un anno prima della scadenza), mentre l’AIA prevede un preavviso di almeno sei mesi.

La città di Piombino non è disposta a concedere sconti. Il messaggio inviato a palazzo comunale è un ultimatum di fiducia.

«Riteniamo che – dichiarano i comitati -, avvalendosi dei richiami della sentenza del TAR Lazio, che esplicita di non analizzare i rilievi del Comune proprio in virtù del fatto che la nave dovrà lasciare il porto, pena l’inattività, vi sia spazio fin d’ora per valutare quali azioni l’Amministrazione possa intraprendere».

«Oltre al dialogo politico, che appare la via più idonea, in assenza di risultati concreti questa comunità dovrà pur essere tutelata; per questo confidiamo nell’operato del Capo dell’Amministrazione, che svolge anche il ruolo di ufficiale di Governo per la salute dei cittadini. A questo proposito ricordiamo il parere dell‘Istituto di Sanità che parla di patologie, inquinanti e ammette che “di rilevo è la prevista permanenza di soli tre anni.” Permanenze ulteriori non gioverebbero alla salute degli operatori del porto e a quella dei cittadini».

La richiesta dei Comitati

La popolazione, o gran parte di essa, si appella al sindaco, alle forze di maggioranza e di minoranza del Consiglio Comunale affinché ciascuno, in base al proprio ruolo e alla propria responsabilità, agisca con determinazione per far rispettare la città che amministra.

«In caso di mancato ascolto a livello nazionale, la politica comunale, e soprattutto Lei sindaco, dovrà saper agire di conseguenza, per coerenza con il proprio mandato e in risposta alla fiducia dei cittadini piombinesi, mediante atti politici e mediante azioni amministrative e giudiziarie. Non è più il tempo delle attese, ma quello della coerenza e delle scelte coraggiose».

«Chiediamo che le istituzioni locali si facciano scudo della volontà popolare per garantire che gli impegni assunti vengano onorati. La città vigilerà con attenzione affinché il 2026 segni la fine definitiva di questa servitù nel nostro porto».

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