PIOMBINO. La scadenza dei tre anni non era un suggerimento, ma un confine invalicabile dettato dalla sicurezza e dalla tollerabilità . È questo il focus delle osservazioni presentate dal Comitato Salute Pubblica, che torna a discutere contro l’ipotesi di una permanenza prolungata della nave rigassificatrice nel porto di Piombino.
Il documento, inviato oggi, martedì 10 febbraio, al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, alla Regione Toscana e al Comune di Piombino, mette in fila criticità tecniche, dubbi sulla sicurezza e timori per la salute, chiedendo una sola cosa: il rispetto degli impegni presi.
Il nodo dei tre anni: «Un limite non formale»
Tutti gli atti autorizzativi, dalla Regione Toscana al Ministero dell’Ambiente, parlavano chiaro: tre anni di permanenza massima. Secondo il Comitato, quel limite non era un semplice cavillo burocratico, ma la condizione necessaria per rendere “accettabile” un impianto a rischio incidente rilevante in un porto piccolo, multifunzionale e, soprattutto, a pochissimi metri dalle abitazioni e dai parcheggi della stazione marittima. Prolungare questa presenza significherebbe rompere il patto di fiducia con la città .
Le distanze di sicurezza
Uno dei punti più controversi sollevati dalle osservazioni riguarda il confronto con l’impianto offshore di Livorno. Il Comitato evidenzia un’incoerenza che definisce poco credibile: per lo stesso tipo di incidente, ad esempio per l’esplosione di nube di vapore, a Livorno sono previste aree di danno fino a 2 km, mentre a Piombino queste sono stimate in poche centinaia di metri. Se si usassero i parametri di Livorno, sostengono dal Comitato, il rigassificatore a Piombino non sarebbe mai stato autorizzato.
Salute ed ambiente sotto la lente
Non c’è solo il rischio di incidenti. Il Comitato punta il dito sulla somma delle emissioni: NOx, monossido di carbonio, metano e formaldeide che si aggiungono ai fumi del porto e della città .
Se l’Istituto superiore di sanità aveva ritenuto l’esposizione accettabile per un triennio, un prolungamento cambierebbe radicalmente il quadro del rischio sanitario. Preoccupazione anche per il mare: lo scarico continuo di ipoclorito di sodio rischia di alterare irreversibilmente l’ecosistema del golfo.
Il fantasma del trasferimento in Liguria
A rendere la situazione ancora più tesa è l’incertezza sul futuro. Il trasferimento della nave in Liguria appare oggi un miraggio: tra pareri negativi regionali e l’assenza di un commissario in carica, il progetto ligure sembra paralizzato.
Per Piombino, il timore è che la richiesta di proroga sia solo un modo per guadagnare tempo a tempo indeterminato, bloccando di fatto lo sviluppo di una banchina pubblica vitale per la diversificazione del porto e la reindustrializzazione.
Conclusioni: «Sicurezza non negoziabile»
Tra richiami agli eventi meteo estremi, sempre più frequenti e potenzialmente pericolosi per l’operatività della nave, e i precedenti episodi di sforamento dei limiti di formaldeide, il messaggio finale del Comitato è netto: no a rinnovi o proroghe.
La permanenza della nave viene vista come un freno allo sviluppo e un rischio costante che la città non è più disposta a correre oltre il termine pattuito.