Rigassificatore: il comitato Salute Pubblica alza il muro. «Nessuna proroga: i tre anni erano un patto col territorio» | MaremmaOggi Skip to content

Rigassificatore: il comitato Salute Pubblica alza il muro. «Nessuna proroga: i tre anni erano un patto col territorio»

Dalle incongruenze sulle aree di rischio rispetto a Livorno ai timori per la salute e il mare: ecco perché il fronte del “no” boccia l’ipotesi di restare oltre la scadenza. «Il progetto ligure è fermo, Piombino non può restare ostaggio»
Il rigassificatore nel porto di Piombino: la richiesta è che resti almeno fino al 2029
Il rigassificatore in porto a Piombino

PIOMBINO. La scadenza dei tre anni non era un suggerimento, ma un confine invalicabile dettato dalla sicurezza e dalla tollerabilità. È questo il focus delle osservazioni presentate dal Comitato Salute Pubblica, che torna a discutere contro l’ipotesi di una permanenza prolungata della nave rigassificatrice nel porto di Piombino.

Il documento, inviato oggi, martedì 10 febbraio, al Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, alla Regione Toscana e al Comune di Piombino, mette in fila criticità tecniche, dubbi sulla sicurezza e timori per la salute, chiedendo una sola cosa: il rispetto degli impegni presi.

Il nodo dei tre anni: «Un limite non formale»

Tutti gli atti autorizzativi, dalla Regione Toscana al Ministero dell’Ambiente, parlavano chiaro: tre anni di permanenza massima. Secondo il Comitato, quel limite non era un semplice cavillo burocratico, ma la condizione necessaria per rendere “accettabile” un impianto a rischio incidente rilevante in un porto piccolo, multifunzionale e, soprattutto, a pochissimi metri dalle abitazioni e dai parcheggi della stazione marittima. Prolungare questa presenza significherebbe rompere il patto di fiducia con la città.

Le distanze di sicurezza

Uno dei punti più controversi sollevati dalle osservazioni riguarda il confronto con l’impianto offshore di Livorno. Il Comitato evidenzia un’incoerenza che definisce poco credibile: per lo stesso tipo di incidente, ad esempio per l’esplosione di nube di vapore, a Livorno sono previste aree di danno fino a 2 km, mentre a Piombino queste sono stimate in poche centinaia di metri. Se si usassero i parametri di Livorno, sostengono dal Comitato, il rigassificatore a Piombino non sarebbe mai stato autorizzato.

Salute ed ambiente sotto la lente

Non c’è solo il rischio di incidenti. Il Comitato punta il dito sulla somma delle emissioni: NOx, monossido di carbonio, metano e formaldeide che si aggiungono ai fumi del porto e della città.

Se l’Istituto superiore di sanità aveva ritenuto l’esposizione accettabile per un triennio, un prolungamento cambierebbe radicalmente il quadro del rischio sanitario. Preoccupazione anche per il mare: lo scarico continuo di ipoclorito di sodio rischia di alterare irreversibilmente l’ecosistema del golfo.

Il fantasma del trasferimento in Liguria

A rendere la situazione ancora più tesa è l’incertezza sul futuro. Il trasferimento della nave in Liguria appare oggi un miraggio: tra pareri negativi regionali e l’assenza di un commissario in carica, il progetto ligure sembra paralizzato.

Per Piombino, il timore è che la richiesta di proroga sia solo un modo per guadagnare tempo a tempo indeterminato, bloccando di fatto lo sviluppo di una banchina pubblica vitale per la diversificazione del porto e la reindustrializzazione.

Conclusioni: «Sicurezza non negoziabile»

Tra richiami agli eventi meteo estremi, sempre più frequenti e potenzialmente pericolosi per l’operatività della nave, e i precedenti episodi di sforamento dei limiti di formaldeide, il messaggio finale del Comitato è netto: no a rinnovi o proroghe.

La permanenza della nave viene vista come un freno allo sviluppo e un rischio costante che la città non è più disposta a correre oltre il termine pattuito.

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