Rifondazione contro il Comune: «Telecamere sì, ma il sociale è al buio» | MaremmaOggi Skip to content

Rifondazione contro il Comune: «Telecamere sì, ma il sociale è al buio»

Rifondazione comunista critica il Comune di Piombino: «Sicurezza ridotta a telecamere, ignorata la prevenzione sociale»
Rissa a seggiolate nel corso a Piombino
La recente rissa a seggiolate nel centro di Piombino

PIOMBINO. Rifondazione comunista di Piombino attacca duramente l’amministrazione comunale sulla gestione della sicurezza urbana, accusando il Comune di aver ridotto il Patto per la sicurezza a «un guscio vuoto», fatto di telecamere e promesse, ma privo di una vera strategia sociale di prevenzione.

«Sicurezza integrata ignorata»

Secondo Rifondazione, a mesi dalla firma del Patto per la sicurezza urbana, la Cabina di regia che dovrebbe coordinare gli interventi non sarebbe mai stata attivata.

«La sicurezza — ricorda il partito — non è solo videosorveglianza. Il decreto legge 14/2017, convertito nella legge 48/2017, parla chiaro: la sicurezza deve essere “integrata”. Questo significa che la sorveglianza tecnologica deve camminare insieme alla promozione dell’inclusione sociale».

Una linea che, secondo Rifondazione, oggi viene disattesa: «Stiamo assistendo a una sicurezza zoppa, dove le telecamere restano strumenti repressivi che arrivano quando il danno è già fatto, mentre il sociale continua a lavorare in isolamento».

«Il tavolo non viene convocato»

Nel mirino finisce il tavolo con Prefettura, Terzo settore e privato sociale, che secondo Rifondazione dovrebbe coordinare i progetti di prevenzione: «Non attivare quel tavolo significa trasformare una legge dello Stato in un semplice elenco di acquisti tecnologici. Senza quella regia, non esiste una strategia comune di prevenzione del degrado».

E arriva l’affondo politico: «Perché il sindaco non sollecita il prefetto? Perché accetta che la sicurezza venga ridotta a un monitor in una stanza, ignorando i fattori di marginalità che alimentano l’insicurezza?».

«Non disturbare gli amici di partito»

Rifondazione ipotizza anche un retroscena politico: «Il sospetto è che l’affinità politica tra sindaco e prefetto pesi più del dovere di amministrare bene. Non si vuole mettere in difficoltà il rappresentante del Governo, anche se questo significa lasciare il Patto per la sicurezza senza anima e senza coordinamento».

L’attacco sul “benaltrismo”

Nel comunicato viene criticata anche la linea comunicativa del primo cittadino: «Invece di rispondere ai problemi reali della città, il sindaco sposta l’attenzione su altre città e su temi nazionali. Citare Cecina o Rosignano per dire “lì va peggio” non è politica, è una consolazione meschina che non risolve un solo problema».

«Sicurezza non è giustificazionismo»

Rifondazione risponde anche a chi, dal mondo delle categorie economiche, chiede solo “certezza della pena”: «Sostenere che la sicurezza passi anche attraverso l’inclusione sociale non significa giustificare chi delinque. La responsabilità penale resta individuale. Ma fare politica significa prevenire i reati, non limitarsi a commentarli».

«Pronti atti istituzionali»

Il partito annuncia iniziative formali: «Non accetteremo che la sicurezza integrata resti solo un titolo sui giornali. Abbiamo già predisposto atti istituzionali perché la sicurezza si fa anche con luci e telecamere, ma si mantiene con l’inclusione e il presidio sociale».

E conclude: «Se il sindaco preferisce il silenzio per non disturbare gli amici di partito, lo faremo noi per i cittadini».

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