GROSSETO. Un piano criminale articolato, costruito con freddezza e conoscenza delle vittime più fragili. È così che un uomo, fingendosi addetto del tribunale, è riuscito a entrare nell’abitazione di una 74enne a Grosseto, convincendola, grazie a un complice che si è finto poliziotto e che l’ha tenuta per tutto il tempo al telefono, dell’esistenza di un furto in gioielleria.
Chiamandola per nome e dimostrando di conoscere anche i dati anagrafici del padre, l’uomo è riuscito a guadagnarsi la fiducia della vittima, facendosi consegnare monili in oro per un valore complessivo di circa 100mila euro. Una volta scoperto, però, ha reagito con violenza, strappando i gioielli dalle mani della donna e ferendosi a una mano durante la fuga.
Laura Tronci, proprio lunedì 9 febbraio, aveva raccontato l’incubo che aveva vissuto solo due giorni prima. Ora Nunzio Sica, 46 anni originario del Napoletano, è in carcere dove resterà su disposizione del giudice per le indagini preliminari Giuseppe Coniglio.
L’intervento immediato delle volanti e la lettura del territorio
La chiamata alla sala operativa della questura è arrivata poco prima delle 15 di sabato 7 febbraio. Le volanti si sono precipitate in via Pisacane, dove hanno raccolto in pochi minuti elementi fondamentali: tracce di sangue, monili caduti durante la fuga, testimonianze dirette e un video realizzato da un giovane che aveva notato l’uomo mentre si cambiava d’abito dietro alcune auto in sosta.
È proprio qui che emerge l’esperienza sul territorio degli uomini delle volanti: la capacità di leggere i movimenti, interpretare i comportamenti e anticipare le scelte del fuggitivo ha consentito di ricostruire rapidamente la direzione della fuga.
L’intuizione investigativa: la fuga verso Orbetello
Un dettaglio apparentemente secondario si è rivelato decisivo. Gli agenti hanno collegato il cambio d’abiti alla chiamata di un taxi partita da via della Pace, senza un civico preciso, con destinazione Orbetello.
Da quel momento è partita una vera e propria indagine che si è conclcusa in poche decine di minuti, condotta seguendo il GPS del taxi in tempo reale, mentre venivano allertate anche le pattuglie dei carabinieri.
La collaborazione tra forze dell’ordine e l’intuizione che Sica volesse raggiungere la stazione di Orbetello per poi salire su un treno e dileguarsi, hanno permesso di intercettare il taxi e far scattare così le manette ai polsi dell’uomo.
Il fermo e il recupero della refurtiva
Il 46enne si era ferito alla mano e zoppicava per il dolore a un ginocchio. Quando è stato portato in questura, è stato riconosciuto sia dalla vittima sia dagli agenti intervenuti.
Già in questura aveva fatto le prime ammissioni e aveva indicato anche il luogo dove aveva nascosto parte della refurtiva: un giardino pubblico vicina dell’abitazione rapinata. In quel sacchetto abbandonato c’erano quasi 170 grammi d’oro.
Grazie alle indicazioni fornite e ai successivi accertamenti, gli agenti sono riusciti a recuperare gran parte dei monili in oro, poi restituiti alla vittima. Il resto dei monili e degli oggi, sono stati disseminati dall’uomo durante la fuga e sono stati raccolti dai vicini della settantaquattrenne.
Resta in carcere: «Furto su commissione, dovevo pagare i debiti»
L’uomo, con numerosi precedenti per reati contro il patrimonio e truffe, è stato arrestato e accompagnato in ospedale per gli accertamenti, sempre piantonato. Al termine delle cure è stato portato in carcere dove martedì 10 febbraio si è celebrata l’udienza di convalida dell’arresto. Accusato di rapina, il quarantaseienne, difeso dall’avvocata Micol Manenti ha ammesso le proprie responsabilità .
Dicendo però al giudice di non sapere chi fosse l’uomo che era al telefono con Laura Tronci. Il complice, quello che si è spacciato per un poliziotto, chiedendole di mettere tutto l’oro e i gioielli in un sacchetto. Sica ha spiegato di essere venuto a Grosseto per mettere a segno un furo su commissione: aveva dei debiti con alcune persone che gli avevano indicato quando e come intervenire.
Al momento, il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere. Il 46enne viveva infatti con la madre e il fratello, nel napoletano: i suoi familiari però, non hanno prestato al momento il consenso per accoglierlo ai domiciliari.



