Quattro rapine in tre giorni, condannato | MaremmaOggi Skip to content

Quattro rapine in tre giorni, condannato

Il quarantottenne aveva scelto come vittime tutte commercianti e le aveva minacciate con una pistola giocattolo, poi aveva rubato il portafogli al parroco del Cottolengo
Il tribunale di Grosseto

GROSSETO. Era riuscito a mettere a segno quattro rapine in tre giorni, tutte ai danni di commercianti grossetani. Sempre con lo stesso copione: con una pistola a gas priva di tappo rosso in pugno per farsi consegnare i soldi prima di scappare in sella alla sua bici. E da ultimo, aveva anche rubato il portafogli al parroco del Cottolengo, dopo essere entrato in canonica. 

La sua escalation criminale era finita quando ai suoi polsi sono scattate le manette. Ora Lucio Pagliucoli, 48 anni, ha patteggiato una pena a quattro anni e 8 mesi di reclusione e 1.200 euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e a quelle di custodia cautelare di fronte al giudice Marco Mezzaluna, che lo ha anche interdetto temporaneamente dai pubblici uffici. 

Minacciate con la pistola

Sembravano rapine fotocopie quelle commesse dal quarantottenne, difeso dall’avvocato Marco Meconcelli. Con la pistola in pugno senza il tappo rosso, era entrato nella tabaccheria di via Bengasi riuscendo a farsi consegnare 800 euro in contanti, prelevati dal banco. 

Il giorno dopo, aveva fatto lo stesso in un negozio di frutta e verdura in via dei Mille, dove aveva minacciato la proprietaria ed era scappato con 20 euro. Lo stesso giorno si era poi presentato all’edicola in via Mascagni e aveva puntato la pistola contro la titolare, facendosi consegnare 150 euro prelevati dalla cassa e i 20 che aveva nel portafogli

Il 5 marzo invece, era entrato in un locale in via Garibaldi, in pieno centro, e aveva minacciato sempre con la stessa pistola la barista che gli aveva consegnato 90 euro. Poi era scappato in bici, ed aveva messo a segno il furto ai danni del parroco. 

Le vittime, tutte donne, avevano dato l’allarme e l’uomo era stato arrestato dalla polizia che lo aveva portato in carcere, dov’è tutt’oggi rinchiuso. 

 

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