TALAMONE. È definitiva la bocciatura della procedura avviata dal Comune di Orbetello per la trasformazione dell’approdo di Talamone in porto turistico. Il Consiglio di Stato, con sentenza pubblicata oggi, martedì 4 febbraio 2026, ha respinto sia l’appello della Porto Turistico di Talamone sia quello del Comune, confermando integralmente la decisione del Tar Toscana, che un anno fa aveva annullato tutti gli atti della procedura.
Il procedimento è stato seguito dall’avvocato Pierluigi Chech, di Grosseto.
A darne notizia è il Coordinamento Secessione Talamone, che fin dall’inizio aveva contestato l’iter amministrativo.
La vicenda: dalla concessione al ricorso
La controversia nasce nell’agosto 2024, quando una società privata, la Porto Turistico di Talamone, presenta istanza per ottenere una concessione demaniale marittima finalizzata alla riqualificazione dell’approdo di Talamone, utilizzando la procedura prevista dal dpr 509 del 1997. Il Comune accoglie l’istanza e ne dispone la pubblicazione, aprendo alla possibilità di progetti concorrenti.
Contro quegli atti presenta ricorso al Tar, nell’autunno 2024, il Consorzio Il Molo di Talamone. Il tribunale amministrativo regionale accoglie il ricorso nel febbraio 2025, annullando l’intera procedura. Decisione oggi confermata in via definitiva dal Consiglio di Stato.
Contraddittorietà dell’azione amministrativa
Secondo i giudici di Palazzo Spada, il Tar ha correttamente rilevato una contraddittorietà nell’azione amministrativa del Comune, che inizialmente aveva indicato come soluzione prioritaria la costituzione di una Società di trasformazione urbana (Stu), per poi cambiare strategia senza una motivazione adeguata, optando per la concessione a un soggetto privato.
Un cambio di rotta giudicato non convincente e incoerente con gli atti di programmazione approvati nel 2023.
Rischio idraulico e piano regolatore portuale
Un altro punto centrale della sentenza riguarda il mancato superamento di una condizione preliminare prevista dal piano regolatore portuale: la messa in sicurezza idraulica dell’abitato e dell’approdo di Talamone.
Secondo le norme tecniche di attuazione, le opere di mitigazione del rischio avrebbero dovuto essere realizzate e collaudate prima, o almeno contestualmente, agli interventi portuali. Una garanzia che, secondo il Consiglio di Stato, non emergeva né dall’istanza originaria né dalle successive integrazioni progettuali.
Criticità anche sul restauro della Rocca
I giudici hanno inoltre evidenziato come la proposta includesse un intervento di restauro della Rocca di Talamone, ritenuto estraneo alle previsioni del piano regolatore portuale. Un elemento che avrebbe reso indeterminata l’estensione complessiva della concessione, compromettendo la trasparenza e la confrontabilità delle eventuali proposte concorrenti.
Legittimazione degli operatori locali
Nel respingere entrambi gli appelli, il Consiglio di Stato ha anche riconosciuto la piena legittimazione degli operatori locali a ricorrere, affermando che l’interesse a un corretto confronto concorrenziale è sufficiente per impugnare atti immediatamente lesivi.
Le reazioni del Coordinamento Secessione Talamone
Durissimo il commento dei portavoce del Coordinamento Secessione Talamone, Antonio Cagnacci e Maurizio Damato: «La sentenza del Consiglio di Stato non è solo una pesantissima sconfitta giuridica per il Comune di Orbetello, ma rappresenta una bocciatura politica senza appello dell’azione amministrativa portata avanti in questi anni sulla pelle di Talamone».
Secondo il Coordinamento, la vicenda del porto dimostra «l’incapacità strutturale del Comune di governare una frazione complessa come Talamone», accusando l’amministrazione di improvvisazione, scelte contraddittorie e mancanza di ascolto del territorio.
Nel mirino anche il sindaco Andrea Casamenti, invitato a «cambiare agenda» e a concentrarsi sulle emergenze reali della frazione, a partire dalla messa in sicurezza delle spiagge e della costa, segnate negli ultimi mesi da frane, arretramenti dell’arenile e situazioni di rischio idrogeologico.
Paolini (Consorzio Il Molo): «Discorso chiuso, ora il dialogo»
Queste, invece, le parole di Riccardo Paolini, presidente del Consorzio il Molo di Talamone.
«Prendiamo atto con rispetto della decisione del Consiglio di Stato, che chiude definitivamente questa fase della vicenda. È un pronunciamento importante, che ristabilisce un quadro di regole e di coerenza amministrativa. Il nostro obiettivo non è mai stato lo scontro, ma la tutela di un approdo che rappresenta il lavoro quotidiano di tante piccole imprese e associazioni sportive, oltre che un presidio storico per la comunità talamonese. Auspichiamo ora che si possa aprire una fase nuova, basata sul dialogo, sulla trasparenza e sul rispetto delle esigenze del territorio».
«Il Consorzio il Molo di Talamone resta disponibile a confrontarsi con le istituzioni, in modo costruttivo e responsabile, affinché il futuro dell’approdo talamonese sia affrontato senza forzature e con soluzioni condivise, nell’interesse generale della comunità. Ringrazio gli avvocati Luisa Torchia, Paolo Bastianini e, in particolare, Pierluigi Chech, che ci hanno assistito in questo percorso con determinazione, professionalità e lungimiranza».


