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Polizia penitenziaria, 209 anni di storia: «Un lavoro silenzioso ma fondamentale»

Celebrazione alla Sala Eden: comandanti e direttrici raccontano il ruolo del Corpo tra sicurezza, rieducazione e criticità nelle carceri della provincia
Le direttrici delle carceri di Grosseto, Maria Teresa Iuliano e di Massa Marittima, Maria Cristina Morrone

GROSSETO. Due secoli di storia, 209 anni di servizio, e un presente fatto di equilibrio continuo tra sicurezza e umanità.

La festa della polizia penitenziaria, celebrata questa mattina alla Sala Eden, è stata molto più di una ricorrenza: un momento per raccontare un lavoro spesso invisibile, ma decisivo per il funzionamento della giustizia e per la tenuta della società.

Un corpo al servizio della democrazia

A ricordarlo è stato il commissario capo Franco Federico, comandante della casa circondariale di Massa Marittima.

«La polizia penitenziaria compie oggi 209 anni dalla sua fondazione – ha spiegato – Un corpo che svolge un ruolo fondamentale per la Repubblica e per la democrazia».

Il commissario capo Franco Federico

Un compito complesso, che si muove su un doppio binario: garantire la sicurezza e allo stesso tempo rispettare il dettato costituzionale della funzione rieducativa della pena.

«Funzioni che non sempre sono conosciute fino in fondo – ha aggiunto – ma che sono essenziali proprio per tenere insieme questi due aspetti».

«Un lavoro silenzioso, ma indispensabile»

Sulla stessa linea anche la commissaria capo Francesca Sanapo, comandante della casa circondariale di Grosseto, che ha sottolineato il valore della giornata.

«È importante celebrare l’annuale di fondazione – ha detto – perché la polizia penitenziaria svolge il proprio mandato istituzionale in modo silenzioso».

La commissaria capo Francesca Sanapo

Un lavoro che non si limita al presidio della sicurezza, ma che punta anche alla rieducazione del detenuto e al reinserimento sociale.

«È una missione che coniuga il ruolo di forza di polizia con quello di accompagnare il condannato verso un percorso di recupero».

Le carceri tra difficoltà e impegno quotidiano

Le criticità del sistema penitenziario restano però evidenti. Â«Anche a Massa Marittima – ha spiegato Federico – si riscontrano problemi diffusi a livello nazionale come sovraffollamento e carenza di personale».

Situazioni che si riflettono anche a Grosseto.

La direttrice della casa circondariale, Maria Teresa Iuliano, ha parlato di un istituto che «soffre carenze logistiche e di personale», pur riuscendo a reggere grazie all’impegno interno.

La direttrice Maria Teresa Iuliano

«È un piccolo istituto – ha spiegato – che si attesta nella media nazionale. Non è una situazione semplice, ma ci difendiamo mettendo in campo risorse personali e buona volontà, che compensano molte lacune».

«Un ponte con la cittadinanza»

La cerimonia alla Sala Eden ha avuto anche un valore simbolico: aprire le porte del carcere alla città.

«Siamo molto onorati di celebrare questo evento in una piazza così importante – ha aggiunto Iuliano – perché ci permette di entrare in contatto con la cittadinanza e di ricordare il nostro ruolo».

Un’occasione anche per ringraziare le collaborazioni che, nel tempo, hanno permesso agli istituti di continuare a funzionare nonostante le difficoltà.

Massa Marittima: più detenuti, meno personale

Uno sguardo più ampio arriva da Maria Cristina Morrone, direttrice della casa circondariale di Massa Marittima, che ha evidenziato le differenze tra gli istituti.

la direttrice Maria Cristina Morrone

«Grosseto è un circondariale, mentre Massa Marittima ospita detenuti definitivi e punta molto sulle attività trattamentali per il loro reinserimento».

Ma anche qui i numeri raccontano una realtà complessa: circa sessanta detenuti, ben oltre la capienza regolamentare, e una carenza di personale che costringe gli agenti a turni pesanti, spesso doppi.

«È un lavoro gravoso – ha spiegato – ma che dà anche soddisfazioni. Il personale dimostra uno straordinario spirito di sacrificio».

«Un corpo che merita più visibilità»

Nonostante tutto, il punto fermo resta la professionalità degli agenti.

«La polizia penitenziaria non è seconda a nessuno – ha sottolineato Morrone –. Ha tutte le qualità degli altri corpi di polizia, ma il suo è un lavoro silente, che si svolge dentro le sezioni, lontano dagli occhi».

Un impegno emerso anche nei momenti di tensione, come l’episodio avvenuto recentemente nell’istituto, rapidamente gestito dal personale.

«Gli agenti hanno dimostrato grande professionalità – ha aggiunto –. Sono un personale meraviglioso e sono onorata di dirigerli».

Tra sicurezza e rieducazione, la sfida quotidiana

La giornata alla Sala Eden ha così restituito il volto reale della polizia penitenziaria: un corpo che da oltre due secoli tiene insieme legalità, sicurezza e diritti, affrontando ogni giorno difficoltà strutturali con dedizione e senso dello Stato.

Un lavoro spesso invisibile, ma indispensabile. E che oggi, più che mai, chiede di essere riconosciuto.

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