GROSSETO. Doppio appuntamento in Maremma per Pippo Delbono, regista e attore di teatro e cinema, che nei mesi scorsi ha ricevuto il premio Ubu alla carriera, il più importante riconoscimento dedicato al teatro italiano.
Giovedì 8 gennaio alle 21.15 Delbono sarà al cinema Stella di Grosseto, mentre venerdì 9 gennaio alle 21.30 farà tappa al Piccolo cineclub Tirreno di Follonica, nell’ambito del Piccolo festival Tirreno, giunto alla settima edizione. Per la serata di Follonica è possibile prenotare al numero 339-3880312.
Un documentario premiato nei festival europei
L’occasione è la presentazione del suo ultimo documentario «Bobò: la voce del silenzio», un’opera a cui Delbono è particolarmente legato. Il film è stato presentato al festival di Locarno, a DocLisboa, all’Idfa di Amsterdam e al festival di Torino, dove ha conquistato tre premi.
Il documentario racconta la storia di Bobò (Vincenzo Cannavacciuolo), uomo sordomuto, analfabeta e microcefalo che ha vissuto per 46 anni nel manicomio di Aversa. La sua vita cambia nel 1995, quando Pippo Delbono lo incontra durante una visita nella struttura.
Da quell’incontro nasce un legame umano e artistico che segnerà per sempre il percorso di entrambi. «Eravamo due vite distrutte che si sono scoperte – racconta Delbono – Avevamo bisogno tutti e due di uscire dal buio. Eravamo due persone ferite, che volevano vivere».
Un gesto d’amore e di memoria
«Bobò era un poeta del silenzio, un’anima pura che ci ha insegnato l’umanità – prosegue Delbono – Questo film l’ho fatto per lui, per farlo conoscere al mondo e dargli quello che si merita. È un gesto d’amore per custodirne la luce».
Attraverso l’incontro con il regista, Bobò – fino a quel momento invisibile al mondo – diventa una presenza centrale nel teatro e nel cinema di Delbono per oltre vent’anni. Un interprete sorprendente, capace di comunicare con forza e poesia anche senza parole, che ha contribuito a ridefinire il linguaggio artistico del regista.
«Bobò: la voce del silenzio» è un’opera definita atipica, potente e personale, capace di restituire dignità a un’esistenza emarginata e di affrontare temi universali come la diversità, l’inclusione e la forza trasformatrice dell’arte.




