Piombino torna a mobilitarsi: assemblea pubblica il 13 marzo in preparazione della manifestazione dell’11 aprile | MaremmaOggi Skip to content

Piombino torna a mobilitarsi: assemblea pubblica il 13 marzo in preparazione della manifestazione dell’11 aprile

I comitati lanciano la mobilitazione verso la grande manifestazione dell’11 aprile: «Il porto deve tornare ai cittadini, no ai rischi bellici ed energetici»
Il rigassificatore nel porto di Piombino, nel riquadro la locandina dell'assemblea pubblica organizzata dai comitati
Il rigassificatore nel porto di Piombino, nel riquadro la locandina dell’assemblea pubblica organizzata dai comitati

PIOMBINO. Si terrà sabato 11 aprile la più grande manifestazione mai organizzata contro il rigassificatore nel porto di Piombino. In preparazione a questa, è prevista per venerdì 10 marzo un’assemblea pubblica aperta a tutti, dalle 17 in piazza Cappelletti. 

Ad essere invitati, dal Comitato Salute Pubblica e La Piazza Val di Cornia, sono i cittadini e le forze sociali per dire basta al “gioco delle colpe” tra Governo, Regione e Comune, e finalmente iniziare a lavorare seriamente per il bene comune della città e dei suoi abitanti.

L’appello dei comitati

I comitati cittadini di Piombino, che fin dal 2022 si battono per la tutela del territorio, lanciano un appello a tutta la cittadinanza, alle associazioni e alle realtà collettive della Val di Cornia e dell’Elba per un nuovo ciclo di mobilitazione popolare.

L’obiettivo è chiaro: ribadire il fermo “NO” alla permanenza del rigassificatore nel porto, interrompere i traffici di armi nello scalo cittadino e salvaguardare l’ambiente del territorio.

La mobilitazione nasce dall’esigenza di difendere il futuro di Piombino da scelte imposte in nome di un’emergenza energetica ritenuta di dubbia esistenza.

«Noi chiediamo – dicono i comitati – che si rispetti la scadenza dei tre anni, al termine della quale il rigassificatore deve lasciare il porto. Entro luglio 2026, come previsto dagli atti autorizzativi e dalla sentenza del Tar Lazio che ne ha vincolato la permanenza alla temporaneità, la nave deve lasciare il nostro porto».

«La presenza di un impianto a rischio di incidente rilevante e il transito di carichi bellici (come documentato per le navi Severine e Capucine) espongono la città a rischi catastrofici, trasformandola in un bersaglio strategico e decisamente sensibile, in un contesto di grave instabilità geopolitica internazionale».

La voce dei comitati: «Piombino non si vende, ma si difende»

I comitati chiedono a gran voce che il porto torni a essere il fulcro della diversificazione economica, di cui la città di Piombino ha estremamente bisogno, anziché essere trasformato in un hub energetico e militare che frena la transizione verso energie pulite.

«In questo contesto già di per sé molto complicato, Piombino rivendica risposte su bonifiche mai realizzate, gestione delle discariche e potenziamento dei servizi sanitari, rifiutando “compensazioni” a fronte di rischi per la vita e la salute. Non possiamo più delegare il nostro futuro: è il momento di tornare in piazza perché “Piombino non si vende ma si difende!“».

La locandina dell'assemblea pubblica contro il rigassificatore
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