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Pil: Grosseto cresce, ma sotto la media regionale e nazionale

Previsioni 2026 sotto la media. L’allarme di Confcommercio: «Servono interventi strutturali per non perdere competitività»
Una visuale di Grosseto e nel riquadro Giulio Gennari
Una visuale di Grosseto e nel riquadro Giulio Gennari

GROSSETO. I dati previsionali sull’andamento dell’economia provinciale restituiscono un quadro fatto di segnali incoraggianti, ma anche di elementi che confermano una crescita ancora più contenuta rispetto al resto della Toscana e del Paese.

È quanto emerge dall’ultimo rapporto della Cgia di Mestre, che stima per il 2026 una crescita del Pil della provincia di Grosseto pari allo 0,48%, con un incremento complessivo del 4,93% rispetto al 2019, anno pre-Covid19. Una dinamica che, pur rimanendo in area positiva, risulta inferiore alla media toscana (+0,62%) e nazionale (+0,66%), collocando Grosseto al 73° posto su 107 province per andamento della crescita.

«Il dato conferma che anche il nostro territorio sta recuperando, ma lo fa a un ritmo più lento rispetto ad altre realtà – commenta Giulio Gennari, presidente di Confcommercio GrossetoÈ su questo aspetto che occorre concentrare l’attenzione, perché una crescita più debole rischia di indebolire la competitività del sistema economico nel medio periodo».

Gap infrastrutturale e la debolezza dell’export

Secondo Confcommercio Grosseto, le ragioni di questa dinamica più contenuta sono da ricondurre a una combinazione di criticità strutturali già note, che continuano a condizionare lo sviluppo della Maremma. «Il gap infrastrutturale, a partire dai collegamenti viari e ferroviari, incide sull’accessibilità del territorio e sui costi delle imprese – spiega Gennari – così come la debolezza dell’export, che i più recenti dati Irpet indicano in arretramento, limita la capacità di intercettare la domanda dei mercati esterni».

A questi fattori si affiancano elementi legati alla struttura economica provinciale. «La prevalenza di micro e piccole imprese, la forte stagionalità che caratterizza settori strategici come turismo, commercio e servizi, il calo demografico e la progressiva riduzione dei servizi – continua – In alcune aree interne rappresentano ulteriori freni a una crescita più solida e continuativa».

Da qui l’esigenza di politiche di sviluppo più mirate e integrate. «È positivo che le istituzioni stiano investendo risorse a sostegno del sistema produttivo e dell’internazionalizzazione – conclude Gennari – ma è fondamentale che queste azioni coinvolgano in modo strutturato anche commercio e servizi, presidio economico e sociale essenziale per la vitalità dei centri urbani e dei borghi. Infrastrutture moderne, accessibilità, rigenerazione urbana, sostegno all’innovazione e all’aggregazione tra imprese sono leve decisive per rafforzare il percorso di crescita della provincia e ridurre progressivamente il divario con le aree più dinamiche».

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