SATURNIA. Per la prima volta un esponente del governo lo dice senza ambiguità: il rigassificatore deve restare a Piombino e l’autorizzazione va prorogata.
A parlare è il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, ospite del “Forum in Masseria”, il talk condotto da Bruno Vespa nella meravigliosa cornice delle Terme di Saturnia.
Una dichiarazione netta che segna un punto politico chiaro dopo mesi di parole più sfumate, di comunicati ambigui su una decisione che è già stata presa da tempo.
«Il rigassificatore va prorogato»
A margine del confronto pubblico, Pichetto Fratin ha affermato senza giri di parole che il rigassificatore di Piombino deve restare operativo e che l’autorizzazione va prorogata. «Al momento va prorogato – ha detto -, perché non c’è soluzione alternativa pronta. Vedremo nei prossimi mesi il percorso».
Una presa di posizione che di fatto ufficializza la linea del governo sulla permanenza dell’impianto nel porto toscano.
Il ministro ha anche aggiunto una frase destinata a far discutere: «Come ha detto il presidente della Regione, Giani, ora c’è la moda dei comitati per il No».
Un riferimento diretto al clima di opposizione territoriale che negli ultimi mesi ha accompagnato il dibattito sull’impianto.
Perché il governo punta sul gas
Pichetto Fratin ha spiegato il contesto energetico in cui si inserisce la scelta.
L’Italia, ha detto, dipende ancora in larga misura dal gas e sarà così ancora per decenni.
Il gas incide per circa il 70% sulla formazione del prezzo dell’energia, pur garantendo il 40% dell’approvvigionamento complessivo.
Un dato che evidenzia quanto questa fonte sia centrale nel sistema energetico nazionale, anche in una fase di transizione.
Da qui la necessità, secondo il ministro, di mantenere pienamente operative le infrastrutture strategiche come i rigassificatori.
Produciamo meno energia di quella che consumiamo
Il ministro ha poi snocciolato altri numeri.
A fronte di un consumo annuo di circa 320 milioni di megawatt (o 320 terawatt), l’Italia ne produce solo 260. La differenza viene coperta acquistando energia dall’estero.
Una situazione che pesa sulla competitività delle imprese italiane, costrette a confrontarsi con costi energetici più elevati rispetto ad altri Paesi europei.
In questo quadro, il mantenimento del rigassificatore di Piombino viene letto dal governo come una garanzia di sicurezza e stabilità del sistema.
Il ritorno del nucleare
Proprio per ridurre la dipendenza dall’estero e stabilizzare i prezzi, il governo sta accelerando anche sul fronte del nucleare.
Pichetto Fratin ha confermato l’obiettivo di tornare a produrre energia nucleare in Italia, con una prospettiva temporale di circa dieci anni per l’entrata in funzione delle nuove centrali.
Una scelta che punta a diversificare il mix energetico nazionale e a ridurre il peso del gas nel medio-lungo periodo.
Rinnovabili sì, ma con attenzione ai territori
Il ministro ha ribadito che la strada delle rinnovabili resta fondamentale.
Serve andare avanti con impianti eolici e fotovoltaici, ma con grande attenzione alla tutela dei territori più pregiati, sia dal punto di vista paesaggistico sia ambientale.
Un equilibrio delicato, soprattutto in aree come la Maremma, dove il tema delle infrastrutture energetiche incrocia sensibilità ambientali e sviluppo economico.
Una linea politica ora esplicita
Le parole di Pichetto Fratin rappresentano il primo pronunciamento così chiaro da parte di un ministro sulla permanenza del rigassificatore a Piombino.
Dopo mesi di dibattiti, emendamenti saltati e tensioni politiche, il governo indica apertamente la propria scelta: prorogare l’autorizzazione e mantenere operativo l’impianto.
La partita resta politica e territoriale, ma la linea dell’esecutivo, ora, è esplicita.