Picchia l'ex compagna, si mette al volante ubriaco e finisce fuori strada | MaremmaOggi Skip to content

Picchia l’ex compagna, si mette al volante ubriaco e finisce fuori strada

Per tre anni ha minacciato, picchiato e perseguitato la donna, madre delle sue figlie: patteggia un anno e mezzo con sospensione e obbligo di percorso per uomini maltrattanti
L’aula gup del tribunale di Grosseto

GROSSETO. Una spirale di violenza fatta di minacce di morte, insulti quotidiani e aggressioni fisiche, culminata in un processo e chiusa con un patteggiamento. È la vicenda emersa nell’aula gup del tribunale di Grosseto, dove un uomo di circa trent’anni ha perseguitato per anni la sua ex compagna, madre delle sue figlie.

Un incubo durato oltre tre anni, segnato da un crescendo di comportamenti ossessivi e violenti, fino alla denuncia e all’intervento dell’autorità giudiziaria.

Le minacce e lo stalking: «Finché non vedo il sangue non mi fermo»

La relazione era finita, ma per lui quella separazione non è mai stata accettata. Da quel momento, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, sarebbe iniziata una persecuzione costante, fatta di messaggi continui, spesso carichi di odio, insulti e intimidazioni.

«Ti rovino la vita, ti ammazzo, finché non vedo il sangue non mi fermo». Frasi pesanti, ripetute nel tempo, accompagnate da un controllo ossessivo e da una pressione psicologica continua.

Nonostante le minacce, la donna ha trovato la forza di rivolgersi ai carabinieri, dando il via all’indagine.

Il peggioramento con una nuova relazione

La situazione si sarebbe aggravata ulteriormente quando la vittima ha cercato di ricostruirsi una vita, iniziando una nuova relazione. Da quel momento, le molestie sarebbero diventate ancora più frequenti e violente.

Messaggi notturni, insulti degradanti e una vera e propria campagna di denigrazione, protratta per mesi. Un clima di tensione costante che ha segnato profondamente la quotidianità della donna.

L’aggressione: calci e pugni davanti alle figlie

Il punto più drammatico arriva una sera, al termine di un’uscita con le figlie. L’uomo, secondo quanto ricostruito, si sarebbe presentato in stato di alterazione alcolica.

Dopo aver fatto scendere le bambine dall’auto, si sarebbe scagliato contro la ex compagna, colpendola con calci e pugni alla testa. Il referto medico parla di contusioni multiple e trauma cranico lieve, con una prognosi di sette giorni.

Subito dopo l’aggressione, l’uomo si sarebbe rimesso alla guida, perdendo il controllo del veicolo e finendo fuori strada. Anche in quell’occasione sono intervenuti i carabinieri, che lo hanno denunciato per guida in stato di ebbrezza.

Il giorno dopo: nuove minacce e rivendicazioni

Neppure l’aggressione ha fermato la spirale. Il giorno successivo sarebbero ripresi i messaggi, alcuni dei quali con toni ancora più inquietanti.

L’uomo si sarebbe persino vantato delle violenze, arrivando a scrivere frasi come «hai visto cosa significa essere violento», accompagnate da ulteriori minacce e insulti.

Un comportamento che ha rafforzato il quadro accusatorio di atti persecutori e lesioni personali aggravate, portando all’applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento, con controllo tramite braccialetto elettronico.

Il processo e il patteggiamento

Davanti al giudice, però, l’atteggiamento dell’imputato è apparso completamente diverso. Incensurato, ha scelto la strada del patteggiamento, ottenendo una pena di un anno e sei mesi di reclusione, sospesa a precise condizioni.

Tra queste, il pagamento delle spese legali alla parte civile, pari a 1.650 euro, e soprattutto l’obbligo di seguire un percorso di recupero per uomini maltrattanti.

Il percorso obbligatorio per evitare il carcere

L’uomo dovrà partecipare con cadenza almeno bisettimanale al programma dello Spazio di ascolto uomini maltrattanti (Sam), servizio promosso da Coeso – Società della salute.

Il percorso avrà una durata minima di dodici mesi, salvo diverse valutazioni degli operatori. Solo il completamento positivo di questo programma permetterà di mantenere la sospensione della pena ed evitare il carcere. 

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