Piano strutturale Argentario, l’allarme di Italia Nostra: «Così si consuma il paesaggio» | MaremmaOggi Skip to content

Piano strutturale Argentario, l’allarme di Italia Nostra: «Così si consuma il paesaggio»

La posizione di Italia Nostra sul nuovo piano urbanistico del Monte Argentario tra consumo di suolo, turismo di massa e tutela ambientale
Una veduta di Porto Santo Stefano e Francesco Pratesi di Italia Nostra
Una veduta di Porto Santo Stefano e Francesco Pratesi di Italia Nostra

MONTE ARGENTARIO. Il nuovo piano strutturale del Comune di Monte Argentario sta sollevando forti preoccupazioni nel mondo ambientalista e tra le associazioni che da decenni si battono per la tutela del paesaggio e del territorio. Secondo Italia Nostra, il rischio concreto è che lo strumento urbanistico apra la strada a una progressiva cementificazione, frammentando un equilibrio ambientale che, nonostante molte ferite, è riuscito finora a resistere alla speculazione edilizia.

In questa intervista, Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana, esprime in modo chiaro e diretto la posizione dell’associazione sul piano strutturale dell’Argentario, richiamando anche le storiche battaglie combattute negli anni Settanta e Ottanta per salvare il promontorio dagli abusi. Una riflessione che intreccia memoria, responsabilità civile e critica a un modello di sviluppo ritenuto non sostenibile.

«Così rischiamo di perdere per sempre ciò che il mondo ci invidia»

Sul tema interviene Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra Toscana e figlio di Fulco Pratesi, fondatore del WWF Italia.

Presidente Pratesi, lei lega spesso la difesa dell’Argentario a ricordi personali di suo padre. Da dove nasce questo impegno?

«Nasce da una responsabilità morale prima ancora che civile. Mio padre Fulco mi raccontava spesso delle battaglie combattute sull’Argentario tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, quando insieme a Susanna Agnelli cercò di difendere questo promontorio dagli abusi edilizi e dalla speculazione. Erano anni difficili, ma animati da una visione molto chiara: l’Argentario non doveva diventare un luogo qualsiasi, ma restare un unicum paesaggistico e ambientale».

Le battaglie storiche contro la speculazione edilizia

C’è un episodio che più di altri sintetizza quello spirito?

«Sì, ed è un episodio tanto emblematico quanto oggi impensabile. Una mattina all’alba, su un’altura che dominava la Baia delle Cannelle, mio padre e Susanna Agnelli parteciparono personalmente alla demolizione di una villa abusiva. Non c’erano imprese disposte a intervenire: arrivò una ruspa guidata da un volontario e loro stessi, armati di grandi mazze, contribuirono all’abbattimento del manufatto».

«Ricordo ancora il racconto delle proteste della proprietaria, che si lamentava del costo del trave di colmo del tetto. Fu un gesto simbolico fortissimo: le istituzioni che difendono il paesaggio con i fatti, non solo con le parole».

Il nuovo piano strutturale e il rischio di consumo di suolo

Oggi però il contesto sembra molto diverso. Qual è il pericolo che corre l’Argentario?

«Il pericolo è quello di una progressiva e silenziosa erosione del paesaggio, mascherata da sviluppo. Il nuovo Piano Strutturale in via di approvazione prevede numerosi interventi puntuali che rischiano di frammentare il territorio, aumentare il consumo di suolo e intaccare aree boscate, costiere e lagunari di straordinario valore ambientale. Si ha la sensazione che, invece di governare il territorio nel suo insieme, si stia assecondando una sommatoria di singoli interventi e interessi, con effetti potenzialmente irreversibili».

Turismo di massa e pressione sul territorio

Spesso si sostiene che nuove infrastrutture e nuovi servizi migliorino la qualità dell’offerta turistica. È davvero così?

«Non necessariamente. Oggi l’Argentario, soprattutto nei mesi estivi, è già oltre il limite della sopportazione: spiagge sature, viabilità in crisi, pressione enorme sui servizi, sull’acqua e sulla gestione dei rifiuti. Pensare di risolvere questi problemi costruendo nuovi parcheggi o nuovi centri commerciali significa aggravare la situazione. La qualità non si ottiene aumentando i flussi, ma governandoli. Continuare a incentivare il turismo di massa non tutela il territorio: lo consuma».

Overtourism e modelli alternativi di sviluppo

Lei parla spesso di overtourism. Quale modello alternativo propone?

«Un modello basato sulla limitazione degli accessi e sulla tutela del valore del luogo, come avviene in realtà simbolo come Portofino. Non è una scelta elitaria, ma una scelta di responsabilità. L’Argentario dovrebbe puntare sulla qualità, non sulla quantità, su un turismo consapevole e non sul mordi e fuggi. Altrimenti il rischio concreto è quello della “riminizzazione” del promontorio: la trasformazione di un paesaggio unico in una periferia turistica indistinta».

Navi da crociera e impatti ambientali

In questo quadro si parla anche dell’arrivo a Porto Santo Stefano di navi da crociera sempre più grandi. È un rischio reale?

«È un rischio serio e sottovalutato. Le grandi navi da crociera portano migliaia di persone per poche ore, con un impatto enorme sul territorio e benefici economici spesso molto limitati. Congestionano i servizi, banalizzano l’esperienza dei luoghi e aumentano la pressione su un sistema già fragile. È così che si snatura un territorio: sommando piccoli e grandi interventi che, presi singolarmente, sembrano gestibili, ma nel loro insieme risultano devastanti».

Le osservazioni di Italia Nostra al piano strutturale

Italia Nostra ha presentato osservazioni molto articolate al Piano Strutturale. Qual è oggi il nodo centrale di questa vicenda?

«Il nodo centrale è il silenzio e il vuoto di governo del territorio. Le osservazioni presentate da Italia Nostra, come da altri soggetti, non possono restare senza riscontro, lasciando che il nuovo piano, assai meno stringente che in passato, consenta iniziative spontanee, sviluppi casuali o interventi dettati da interessi individuali, destinati poi a essere sanati a posteriori attraverso varianti e accettazioni dello stato di fatto».

«È fondamentale che l’Amministrazione dia segnali chiari di non aver abbandonato la partita. Lasciare spazio al lassismo, ai colpi di mano urbanistici e alle sanatorie mascherate sarebbe un colpo mortale per il futuro dell’Argentario. Senza una visione complessiva, senza un piano di sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibile, senza adeguate tutele e vincoli, si va verso il caos e la distruzione di un patrimonio territoriale che non appartiene a pochi, ma è un bene comune di tutti».

Difendere oggi il paesaggio come bene comune

Perché è importante mobilitarsi oggi, come accadde ai tempi di suo padre e di Susanna Agnelli?

«Perché oggi come allora il paesaggio non si difende da solo. Occorre una mobilitazione civile, culturale e istituzionale di chi ha a cuore l’idea di lasciare in eredità un territorio ancora riconoscibile, autentico e vivo. L’Argentario è ancora, nonostante tutto, un luogo in gran parte straordinariamente bello e in parte incontaminato, anche se non mancano esempi di scempio urbanistico compiuti anche in anni recenti. Proprio per questo non possiamo permetterci di abbassare la guardia. La scelta è semplice ma decisiva: difendere il paesaggio come bene comune o sacrificarlo a una visione miope di sviluppo. Se perdiamo l’Argentario, lo perdiamo per sempre».

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati

© 2021 PARMEDIA SRL – Via Cesare Battisti 85, 58100 – Grosseto – P.I.V.A. 01697040531
Tutti i diritti riservati.