PIOMBINO. Mentre i giorni corrono veloci verso le festività pasquali e il termometro inizia finalmente a regalare i primi sprazzi di primavera, il litorale si risveglia dal letargo invernale. Le giornate si allungano e sono già molti i cittadini e i primi turisti che scelgono di concedersi qualche ora sul bagnasciuga, cercando di catturare quel tepore ancora timido che anticipa l’estate. Eppure, chi sperava di trovare ombrelloni aperti e servizi a pieno regime rimarrà deluso: i “bagnetti” restano chiusi.
Nonostante la voglia di mare sia già tangibile, la stagione turistica fatica a ingranare la marcia, frenata da nodi logistici, burocratici ed economici che pesano soprattutto sulla Costa Est.
Il nodo logistico: «Aprire è un rischio»
A tracciare un quadro realistico delle difficoltà è Fabrizio Lotti, titolare dello storico stabilimento La Capannina a Perelli. Nonostante una concessione annuale che permetterebbe, sulla carta, una maggiore flessibilità , la realtà del territorio impone prudenza.
«Apriremo sicuramente il nostro bar ristorante a fine aprile, perché farlo prima significherebbe dover semplicemente sopravvivere fino all’inizio della vera stagione», spiega Lotti.
Il problema, secondo il titolare, è la posizione geografica: «Non siamo un bagno con la città alle spalle come accade a Follonica. Per venire da noi è necessario prendere l’auto; non c’è quel flusso spontaneo di chi fa una passeggiata in centro e decide di fermarsi. Prima del 25 aprile è praticamente impossibile pensare a una gestione sostenibile».
Burocrazia e strutture: il limite dei 180 giorni
Oltre alla posizione, c’è la scure dei regolamenti regionali e comunali. Luigi D’Addario, proprietario del Bagno Pascià , punta il dito sulle tempistiche e sulla natura delle strutture balneari.
«Abbiamo il vincolo dei 180 giorni di apertura per il bar, come da direttive regionali – precisa D’Addario – L’idea è quella di partire, forse, dal 3 aprile per chiudere poi il 3 ottobre. Il vero ostacolo è la stagionalità delle strutture: avremmo voluto l’autorizzazione dal Comune per lasciare il bar sulla spiaggia anche in inverno, ma non essendo una struttura amovibile, è tecnicamente impossibile».
Una disparità che penalizza chi non ha strutture fisse: «Chi ha il bar in muratura può aprire quando vuole, concessioni permettendo – continua D’Addario – Per noi, se il meteo sarà favorevole, la data del 100% dell’operatività resta fissata per fine aprile».
Un’attesa che sa di prudenza
Agli amanti del mare non resta che godersi la spiaggia al naturale. La stagione 2026 è ormai alle porte ma per il primo caffè vista mare e i piedi sotto la sabbia bisognerà attendere ancora qualche settimana. Il binomio sole-servizi, per ora, resta un miraggio post-pasquale.