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Partecipate Grosseto, Corte dei conti e parcheggi: il vero problema è la governance

Dalle criticità su Sistema e sui proventi vincolati della sosta alla gestione del gas e alle nomine nei cda: un sistema che chiede una regia politica più forte
Il Comune di Grosseto, il parcheggio di Campo Amiata e la sede di Gergas
Il Comune di Grosseto, il parcheggio di Campo Amiata e la sede di Gergas

GROSSETO. La delibera della Corte dei conti sulle partecipate del Comune di Grosseto non è un atto tecnico da archiviare in un cassetto. È un documento che fotografa un problema più profondo. E il problema non è solo il milione e mezzo dei parcheggi.

Le criticità evidenziate sono chiare.

La ricognizione dei servizi pubblici locali è parziale. Gli affidamenti in house a Sistema durano fino a 30 anni senza una motivazione tecnico-economica adeguata.

I proventi dei parcheggi, entrate vincolate per legge, vengono utilizzati in modo non coerente con l’articolo 7 del Codice della strada. La gestione della distribuzione del gas tramite Gergas prosegue da oltre dieci anni con un contratto scaduto.

Non si tratta di dettagli.

Si tratta di regole fondamentali sulla concorrenza, sulla trasparenza e sulla destinazione delle entrate pubbliche.

Ma il punto più preoccupante non è nemmeno questo. Il punto è la governance complessiva del sistema delle partecipate.

Un sistema senza regia

La Corte, leggendo tra le righe, evidenzia una cosa molto semplice: il Comune non sempre appare il vero regista delle proprie società.

In alcuni casi gli obiettivi sembrano arrivare dalle società e poi essere recepiti dall’ente, non il contrario. Gli affidamenti si prorogano nel tempo. Le razionalizzazioni vengono rinviate. Le motivazioni sono generiche.

E quando emergono criticità strutturali – come nel caso dei parcheggi – non c’è una presa di posizione politica chiara, ma una difesa tecnico-formale.

La sensazione è quella di un sistema che procede per inerzia.

Il nodo delle nomine

In questo quadro si inserisce un tema che nessuna delibera della Corte può scrivere nero su bianco, ma che è evidente a chi osserva la macchina amministrativa: le nomine nei consigli di amministrazione e negli organi di revisione.

Il sistema delle partecipate, in molte realtà italiane, è diventato nel tempo uno spazio di equilibrio politico. Grosseto non fa eccezione.

Cda e collegi sindacali spesso riflettono una logica di spartizione tra partiti e correnti della maggioranza. «Non ti posso accontentare con una nomina politica? Ti tengo buono con una partecipata». Le poltrone nelle controllate sono pedine di scambio, carte da giocare nella partita complessiva degli appetiti.

È una dinamica che può anche essere formalmente legittima, ma che rischia di generare un effetto collaterale pericoloso: la frammentazione della responsabilità.

Quando le nomine rispondono più a equilibri interni che a un disegno strategico unitario, il risultato è un sistema dove manca una visione industriale coerente; manca una cabina di regia forte e, soprattutto, il Comune appare più spettatore che direttore d’orchestra. Sia chiaro: è un problema che va avanti da molti anni, succede da sempre e le ultime amministrazioni lo hanno solo mutuato, con una sorta di spoils system.

Non è un caso che le performance migliori vengano dalle Farmacie, dove di fatto il governo della società è delegato al socio di minoranza privato, per i patti parasociali. Ora quel 49% è in vendita, vedremo cosa succederà.

Il caso parcheggi: un sintomo, non un episodio isolato

Il milione e mezzo dei parcheggi è il caso simbolico.

Non perché sia la cifra più grande. Ma perché tocca un principio elementare: le entrate vincolate devono essere usate per lo scopo previsto dalla legge.

Se quei margini vengono utilizzati per coprire perdite di altri servizi, il problema non è solo contabile. È di impostazione.

Significa che il sistema nel suo complesso non regge senza “compensazioni interne”. Significa che i conti di alcuni servizi si tengono solo grazie ad altri. Significa che il Comune non sta facendo scelte trasparenti in bilancio, ma sta demandando alla società in house una funzione di riequilibrio che dovrebbe essere esplicitata politicamente.

E se la Corte chiedesse un riallineamento, le conseguenze potrebbero ricadere direttamente sul bilancio comunale.

Il comunicato che non parla

C’è poi un elemento politico non secondario.

Dopo la delibera, l’ente si è limitato a sottolineare di aver pubblicato il documento sul sito istituzionale. Un atto, peraltro, dovuto per legge.

Nessuna riga sul contenuto. Nessuna analisi. Nessuna spiegazione ai cittadini.

È un segnale.

Quando una Corte di controllo formula rilievi strutturali, la risposta non può essere burocratica. Deve essere politica.

Il vero tema: chi governa davvero le partecipate?

Il nodo centrale è questo.

Le società partecipate non sono appendici amministrative. Sono strumenti di politica pubblica. Gestiscono parcheggi, farmacie, trasporto, gas, servizi cimiteriali. Muovono milioni di euro. Incidono sul bilancio e sulla qualità dei servizi.

Se il Comune non esercita un controllo forte e strategico, il sistema si autoregola. E quando un sistema si autoregola, inevitabilmente si chiude.

La Corte dei conti non ha scritto una bocciatura totale. Questo deve essere chiaro, ma ha scritto un richiamo severo.

Sta ora alla politica decidere se continuare a leggerlo come un fastidio formale o come l’occasione per ripensare davvero il modello di governance delle partecipate.

Perché il problema non è solo un milione e mezzo di euro. Il problema è capire chi guida il sistema e con quale visione.

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