FOLLONICA. L’idea di trasformare il Parco Centrale in un parcheggio da 500 posti continua a dividere la città. Tra sostenitori e detrattori, interviene l’ex sindaco Claudio Saragosa, ora coordinatore della La Pievaccia, offrendo a nome dell’associazione una riflessione ampia sul futuro urbanistico e identitario di Follonica.
«Follonica, oggi, è una città in crisi – afferma senza mezzi termini – Ha quasi totalmente perso la sua identità storica di città manifatturiera e la sua, più recente, identità turistica stenta a percorrere un nuovo processo di qualificazione nella complessa congiuntura attuale».
Per Saragosa non è il momento di scegliere scorciatoie: servirebbe una visione complessiva, non «una soluzione semplicistica» che rischia di aumentare degrado e confusione urbanistica.
Il Parco Centrale come cuore della città
L’ex sindaco invita a continuare a pensare al Parco Centrale come luogo di comunità e socialità, una spina verde che dalla campagna arriva fino al mare, spazio per impianti sportivi, scuole, spettacoli, mercati e attività culturali.
«Sono circa 50 ettari di terreni pubblici o di uso pubblico che si sono resi disponibili per una pianificazione unitaria – spiega – Derivano dalla storia di questo territorio e da precise scelte amministrative, fra cui la conservazione dei vecchi edifici industriali e il trasferimento dell’ippodromo fuori dall’abitato».
Il Parco è centrale non solo geograficamente, ma anche per le funzioni pubbliche che ospita e che dovrebbe ospitare in futuro. «Diventa così il cuore non solo di Follonica, ma di un territorio più vasto per la complessità e varietà degli interventi e per la loro capacità attrattiva».
Una strategia per il turismo e la qualità urbana
Nel recente passato, ricorda Saragosa, si è puntato su piccole aree verdi diffuse. Il progetto del Parco Centrale ha invece rotto questa logica, riconnettendo spazi diversi in un «vasto luogo di grande suggestione urbana» capace di dare una nuova immagine alla città.
Per il suo sviluppo da est verso ovest, il Parco collega il parco di Montioni al mare, unendo archeologia industriale e riqualificazione urbana. «Un parco strategico per il futuro della città – sostiene – Con esso Follonica può costruire nuove forme di turismo popolare e di più lunga durata, fondamentale supporto alla sua economia».
«Non trasformiamolo in un deserto meccanico»
Saragosa riconosce che il Parco non sia ancora compiuto: l’area dell’ex ippodromo, ad esempio, avrebbe una trasformazione carente nelle qualità simboliche, «oggi si parla di una trasformazione in parcheggio perché assomiglia ad un parcheggio», e l’area sportiva appare come un insieme di impianti disconnessi.
«Ma non si può buttare il bambino con l’acqua sporca – avverte – Se alcune strutture non hanno la qualità che dovrebbero avere, non possiamo sacrificarle a funzioni banali. Dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare per riqualificare la nostra casa collettiva».
Per l’ex sindaco la scelta è netta: o si consolida un progetto strategico fondato sulla valorizzazione della storia e della natura, oppure si imbocca una strada che banalizza la qualità territoriale, «l’unica vera risorsa che abbiamo».
«Ora è il momento, data la crisi evidenziata anche dai parametri demografici, di pensare a un futuro diverso. In questa città avremmo bisogno di sognare un po’, come ci fece sognare Leopoldo II di Lorena quando la fondò».
Insomma, servono visioni, non parcheggi: «Per costruire una realtà che ci inviti a vivere con gioia il luogo in cui siamo nati (ed anche farlo godere a quei viaggiatori che qui vogliono passare qualche giorno della propria vita), dobbiamo sviluppare visioni di una città più ricca, che valorizzi i nostri segni della storia e della natura, piuttosto che disegnare quadri che banalizzano il reale e trasformano la ricchezza morfologica e ecologica in un deserto meccanico».



