Paolo Puppa, ventidue intermezzi tra laguna e visioni: il fascino inquieto di Dorsoduro | MaremmaOggi Skip to content

Paolo Puppa, ventidue intermezzi tra laguna e visioni: il fascino inquieto di Dorsoduro

Nel nuovo volume dello scrittore veneziano, legatissimo alla Maremma, frammenti narrativi e immagini teatrali si rincorrono tra memoria, ironia e profondità letteraria, in un libro che attraversa Venezia come uno spazio mentale. La recensione di Stefano Adami
Paolo Puppa, Stefano Adami e il libro Dorsoduro e Dintorni
Paolo Puppa, Stefano Adami e il libro Dorsoduro e Dintorni

GROSSETO. Il grossetano Stefano Adami recencisce l’ultimo libro di Paolo Puppa. Autore legatissimo alla Maremma.

Per noi maremmani non è possibile stancarsi mai di Paolo Puppa, sia dei suoi scritti (come il presente, che qui proviamo a recensire), sia, magari, della sua presenza carnale che s’ostina ad aleggiare sulle acque.

No, non è possibile, perché Paolo è venuto più volte nella grossa Grosseto, invitato a parlare dalla Fondazione Bianciardi, e ancora tornerà, molto presto, a presentare questo suo nuovo aureo libro Dorsoduro e Dintorni (Cierre Edizioni).

Un libro che si muove proprio sulle acque della laguna, davanti a Venezia, et ostinatamente anche ora che il Mose s’è ormai attivato.

Il vento in Puppa e le immagini del mondo

Lasciatecelo dire: mai, mai e poi mai.

Paolo, col vento in Puppa, una volta, sorridendo, se ne veniva sereno a Venezia. Dai suoi lunghi viaggi marcopoliani nella Colchide et oltre, al di là dei confini del mondo, dopo aver compiuto la sua nebbiosa nekyia, con gran coraggio Paolo ha divelto con le unghie et le falangi molte immagini di verità relative all’amara et arida condizione dell’umanità.

Immagini, forme, metafore da lui stesso poi trascinate, di loro malavoglia, sulle scene di tutto il mondo.

Sono proprio quelle le immagini che Paolo ha poi raccolto in un aureo volumetto come codesto presente, che voi crederete di poter scuotere alla buona tra le dita, senza immaginare la pericolosità che tale operazione potrebbe comportare.

Il genietto puppiano nascosto tra le pagine

Basterebbe, infatti, inclinare per un verso sbagliato il taglio delle pagine ed ecco, tac, un genietto puppiano scapparne fuori con un’energia infinita tale da far impallidire una volta per tutte (ah, stavamo per dire una volta per Puppa) un qualsiasi verdissimo e scialbato leprecauno dalla raccolta delle fiabe irlandesi di W. B. Yeats.

Ahimè, allora avrete in giro per casa o nel giardino i topi di Puppa, altro che il gatto di Schrödinger, che compiva cent’anni proprio nel corso di questo anno solare.

Andate poi a riacchiapparli, poveri ingenui. Ah ah ah.

In poche parole

Abbiamo letto et appieno goduto del Dorsoduro di PP senza fine, chiedendoci dove fosse mai finita la terza P, che Paolo merita come nessun altro.

Allo stesso modo in cui certi ristoranti dal rosso gambero si meritano la terza stella Michelin.

Vorremmo argomentare – come fece a suo tempo già quell’altro improvvido e poco istruito capo nordico – davvero che questo Dorsoduro puppesco ce l’ha fatto venir barzotto.

Ma tenteremo di dirlo in altro modo, visto che chi scrive è stato già più volte accusato di coprolalia in sede scientifico-ospedaliera, a seguito della sua improvvisa, penetrante e dilacerante caduta in stato d’infermità (fors’anche mentale).

Ventidue intermezzi e mondi infiniti

Per concludere.

Questa volta ventidue sono gli intermezzi che il Puppet Master Puppa ha vergato in questo palinsesto. Ognuno di essi è mondo infinito, alla Giordano Bruno.

Dunque, se fossimo stati in altri secoli, Puppa, a seguito dell’incisione di questo suo volumetto, sarebbe stato incenerito nella pubblica piazza, a testimonianza del suo immortale successo.

Egli ben trionfa, sia cesare sia poeta.

L’abbiamo visto infatti agire come conduttore di uomini (ma anche di donne), oltre che come fino iscrittore e dicitore.

Un debito verso il demiurgo veneziano

Chi scrive deve molto a PP, sia per motivi di spirito sia in forma di più bassa lega.

Come il nostro avo ligneo, anche noi abbiamo sepolto il contenuto del nostro povero sacchettino di spicci nel campo de’ Miracoli, in attesa di raccoglierne giusta messe, per poi offrirla in ginocchio al Demiurgo veneziano, per placarne l’ira et estinguere un involontario debito che improvvidamente accendemmo tanto tempo fa.

Per questo, per mantenerci saggi et accorti, continuiamo senza sosta a rileggere tali ventidue duri dorsi, microcosmi lagunari.

Tenetevi di gran conto il PP, signori.

Semmai un giorno, fra millenni, dovesse – Dio non voglia – accedere a uno stadio superiore, approdare all’iperuranio, gigantesco sarebbe il vuoto.

Dovrete allora impetrare gli dei che ve lo restituiscano.

È impossibile, infatti, procedere senza il suo ditino a mo’ d’indicazione e la sua inconfondibile voce.

Stefano Adami

Chi è Paolo Puppa

Paolo Puppa è scrittore, saggista, drammaturgo e docente universitario, tra i più autorevoli studiosi italiani di teatro contemporaneo. Veneziano, ha insegnato Storia del teatro e dello spettacolo all’Università Ca’ Foscari Venezia, dedicando gran parte della sua attività alla ricerca critica, alla drammaturgia e alla narrativa. Nei suoi libri convivono spesso memoria, ironia, cultura teatrale e attenzione per i paesaggi dell’anima, con un legame costante con Venezia e il suo immaginario lagunare.

Viene spesso in Maremma, invitato dalla Fondazione Bianciardi e dalla Fondazione Grosseto Cultura.

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