Paolo ed Erika stretti davanti al murale di Aurora, Batignano si ferma: palloncini bianchi nel cielo a un anno dalla morte | MaremmaOggi Skip to content

Paolo ed Erika stretti davanti al murale di Aurora, Batignano si ferma: palloncini bianchi nel cielo a un anno dalla morte

Un anno dopo la morte della ragazza di 20 anni sul traghetto per Palermo, la piccola chiesa di San Martino si riempie di amici, silenzi e ricordi: il sorriso sull’altare, i tamburi, il freddo e quel minuto in cui nessuno riesce ad andarsene
Paolo ed Erika abbracciati davanti al murale di Aurora

BATIGNANO. Paolo ed Erika restano stretti uno all’altra davanti al murale realizzato dai compagni di classe di Aurora. Dietro di loro, lentamente, i palloncini bianchi salgono nel cielo scuro di Batignano, mentre sotto il disegno si accendono le fontane. Intorno a loro, babbo e mamma costretti a sopravvivere a loro figlia, c’è tutto il paese. 

Un centinaio di persone, almeno. Ma non si sente volare una mosca. Nessuno parla, nessuno si muove.

Anche i tamburini, che fino a pochi istanti prima aspettavano sotto le logge con gli strumenti in mano, restano immobili. Poi arriva un minuto di silenzio vero, interrotto soltanto da un ultimo rullo di tamburo e dalla voce di Stefano Vergari, il capo dei tamburini di Batignano: «Per Aurora e per tutti i nostri giovani».

 

 
 
 
 
 
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È il momento più emozionante della sera di mercoledì 18 marzo quando, un anno dopo dalla morte di Aurora Bellini, Batignano si ferma ancora per lei.

Perché il tempo, quando manca qualcuno così, continua a scorrere ma non riesce mai davvero a portarlo via.

La chiesa nel buio e quel sorriso vicino all’altare

La chiesa di San Martino sembra quasi nascondersi nel silenzio e nel buio della sera. Piccola, raccolta, quasi protetta dalle pietre del borgo. Sotto le logge del paese, il murale dedicato ad Aurora continua a guardare il paese. Lo hanno realizzato i compagni di classe della ventenne morta durante la gita scolastica. Ed è ancora lì, a testimoniare l’amore del paese, l’amore che non finisce. 

La foto di Aurora sotto all’altare

Dentro, sotto all’altare dell’antica chiesa, c’è la sua fotografia. Sorride, fa la linguaccia, ha quello sguardo pieno di vita che tutti ricordano bene.

Ridono gli occhi, come sempre. A pochi passi da quella fotografia ci sono mamma Erika, babbo Paolo e la sorella gemella Martina.

Pochi passi soltanto.

Eppure dentro quella distanza minima c’è un anno intero di assenza. Aurora è morta a soli 20 anni la prima sera della gita scolastica sul traghetto partito da Napoli e diretto a Palermo.

Da allora, per chi le voleva bene, il tempo ha continuato a passare solo in apparenza.

Gli amici di Auro con il freddo addosso anche dopo un’estate intera

Sull’altro lato della navata siedono gli amici di Auro. Sono arrivati di mercoledì sera, stretti nei giubbotti, uno vicino all’altro. Da un anno quel freddo non passa.

Non è passato nemmeno d’estate, nemmeno nel primo caldo senza di lei.

Attorno all’altare ci sono girasoli gialli e fiori viola. Viola come i capelli di un’amica seduta poche panche più indietro, viola come il colore preferito di Aurora, come la felpa scelta apposta, come il cappotto indossato da mamma Erika. Quasi fosse un modo silenzioso per dirle che è ancora lì.

I nomi letti uno dopo l’altro: troppe croci per un piccolo borgo

All’inizio della celebrazione don Michele Lamberti legge nomi uno dietro l’altro: Lorenzo, Alberto, Daniele, Alessandra, Debora, Marco, Piero, Rossella, Mario e molti altri.

Sono i nomi di chi se n’è andato troppo presto. 

Per un piccolo borgo come Batignano, dove tutti si conoscono, tutti si aiutano e tutti si vogliono bene, ogni nome pesa come una croce. Una dopo l’altra: tra tutte, Aurora.

Il volto che ieri sera riempiva la chiesa anche nel silenzio.

Don Michele e l’esempio del batterista degli Iron Maiden

Il 19 marzo è il giorno di San Giuseppe, patrono della buona morte. Don Michele guarda la fotografia di Aurora e parte da un ricordo personale.

«Sono entrato in chiesa e ho visto questa foto di Aurora con questo look un po’ trasgressivo e ho pensato a quando ero ragazzo, quando mio fratello aveva tappezzato la camera con i poster degli Iron Maiden», dice.

Poi racconta la conversione del batterista della band Nicko McBrain, entrato in chiesa e travolto dalla grazia. «Ho iniziato a piangere e continuavo a piangere», aveva raccontato dopo la sua “rinascita” nel segno di Cristo. Un modo, quello di don Michele, per parlare dello spazio e del tempo. E lo fa attraverso la canzone “Sign of the cross” della band heavy metal. Le sue parole non cadono nel vuoto, nemmeno di fronte agli amici di Auro, che in silenzio ascoltano il parroco raccontare la storia di un gruppo famoso anni prima che loro nascessero.

Don Michele durante la messa e gli amici di Auro 

Da lì l’omelia si sposta sul tempo, sulla redenzione, sul dolore che ciascuno porta con sé. Ricorda anche The Mission, il peso trascinato fino alla cascata e il momento in cui un indio libera Robert De Niro dal suo carico.

«Noi viviamo immersi nel tempo, ma esiste un tempo senza tempo che ci attende tutti».

Dentro la piccola chiesa di San Martino, ieri sera, sembrava davvero possibile sentirlo. È il tempo di Aurora e di tutti i nostri cari che non ci sono più

Le parole degli amici: «Ti pensiamo ogni giorno»

Poi arrivano i pensieri che gli amici di Aurora hanno affidato a don Michele. «Mi manca davvero tanto passare quei momenti in cui ridevamo e scherzavamo insieme. Spero con tutto il cuore che tu sia in un posto felice. Ti voglio tanto bene – scrivono – È passato ormai un anno ma continuiamo a pensarti ogni giorno».

Le firme sono quelle di Sheila e Federico. Parole semplici, difficilissime da ascoltare senza abbassare lo sguardo.

C’è anche un ringraziamento speciale al comandante della capitaneria di Napoli, formulato dai genitori di Aurora, dal babbo Paolo, dalla mamma Erika e dalla sorella gemella Martina, seduta in prima fila accanto al volto sorridente di Auro. Militari, quelli della capitaneria, ricordati dalla famiglia della ventenne per la sensibilità dimostrata nei giorni più duri.

Nessuno riusciva ad andarsene

Finita la messa, scese le scale davanti alla chiesa, i batignanesi e chi era arrivato da fuori per ricordare Aurora, sono stati accolti dal rullo del tamburini di Batignano. Subito dopo, un gruppo di amici della studentessa ventenne si è avvicinato a Erika e Paolo, che avevano ascoltato la musica abbracciati davanti al murale dedicato alla loro bambina.

Hanno alzato le mani al cielo e fatto volare via i palloncini, che sono saliti fino al cielo. Lassù, da dove speravano che Aurora li guardasse e sorridesse con quel bel sorriso che tutti conoscevano. Poi si sono accese le fontane, luce per la luce di Aurora, sotto al murale. 

È durato tutto pochissimi minuti. Ma nessuno si è mosso. Nessuno ha parlato. per lunghi minuti, quella piccola piazza di fronte alle logge è rimasta ammutolita e immobile. Immobili anche il comandante della stazione dei carabinieri Carlo Gaita e la collega che era con lui. 

Chi è lì per Auro è rimasto fermo, davanti al murale. Davanti all’abbraccio dei suoi genitori. Come se allontanarsi da lì, volesse dire perderla ancora una volta.

Come se Batignano avesse bisogno ancora di qualche minuto per continuare a sentirla lì.

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