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Pane a prezzi da gioielleria: quanto costa davvero?

Rincari record anche in Toscana: ecco perché il prezzo del pane continua a salire e cosa sta accadendo nella filiera, dalla produzione alla grande distribuzione
Il banco del pane in un supermercato

GROSSETO. Chi va a fare la spesa se ne è accorto da tanto tempo: il prezzo del pane, alimento indispensabile e sulla tavola di tutte le famiglie, sta raggiungendo prezzi da “gioielleria”.

In Italia, oggi, il costo del pane è mediamente di 3,1 euro al chilo, secondo le ultime elaborazioni di Coldiretti, ma gli addetti ai lavori prevedono che potrebbero esserci rincari diffusi, anche importanti. Certo è che dobbiamo fare molte distinzioni, come il pane viene lavorato e prodotto, la cottura e poi la distribuzione. Insomma, c’è una lunga filiera dai contadini che seminano a chi poi porta letteralmente il pane nei negozi o supermercati. Un passaggio di mano che di fatto fa “lievitare” in tutti i sensi il costo finale del prodotto, anche quando all’origine la farina in alcuni casi ha il prezzo in diminuzione.

Quanto costa il pane in Toscana

Il prezzo del pane in Toscana, è purtroppo soggetto a notevoli variazioni, e il costo si attesta mediamente sopra i 3-4 euro al kg, con punte elevate a Firenze che possono raggiungere o superare gli 8 euro al kg per produzioni artigianali o Dop.

I prezzi in provincia di Grosseto

Il prezzo del pane toscano (tipo bozza o simili) alla Coop in Toscana, inclusa la zona di Grosseto e Castiglione della Pescaia, si attesta generalmente in una fascia media. Basandosi su dati recenti, il pane fresco a fette (esempio cotto a legna o di grano duro) ha prezzi che partono da circa 3,15 a 4,20 euro al kg, con opzioni più specializzate, come grani antichi, che possono superare i 5,50 euro al kg.

I rincari sono legati all’aumento dei costi di produzione, energia e materie prime, rendendo il pane toscano tra i più cari in Italia.

Il banco del pane e della pizza in un supermercato

Lombardi: «Agli agricoltori rimangono le briciole»

«Il prezzo del pane aumenta in maniera vertiginosa negli ultimi anni, perché all’interno della filiera c’è qualcosa che non funziona – spiega Fabio Lombardi, direttore generale del consorzio agrario del Tirreno e di Siena, punto di collegamento con Arezzo e Grosseto -. Però negli ultimi anni è diminuito il prezzo del frumento tenero e del grano in generale. Insomma una filiera che si approfitta della situazione. Vengono così danneggiati gli agricoltori che vanno a percepire oggi dal mercato un prezzo che non copre nemmeno i prezzi di produzione. Qualcosa non torna. La grande distribuzione la fa certamente da padrone per le percentuali sui ricarichi, c’è da pensare da fare qualcosa, sia per le condizioni climatiche che appunto quelle economiche. Gli agricoltori potrebbero addirittura pensare di non seminare più vista l’antieconomicità e vedere i terreni abbandonati. Non ci possiamo dimenticare l’aumento dei costi delle materie prime, dopo lo scoppio della guerra fra Russia e Ucraina. Serve sempre di più spingere le filiere e fare riferimento a una tracciabilità, utilizzare prodotti italiani e locali, stare attenti alle importazioni e alle reciprocità dei metodi di produzioni. Aspetti fondamentali e solo con le associazioni di categoria si può tornare a lottare e avere una filiera giusta per i soci e gli agricoltori».  

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