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Palio dell’Argentario 2025, polemiche e paese diviso dopo la decisione del Consiglio di Regata

Statuto, squalifica antidoping e una vittoria decisa a tavolino: Porto Santo Stefano divisa, Valle amareggiato, Fortezza non festeggia
La festa del Valle dopo la vittoria nel Palio 2025, annullata dal Consiglio di regata
La festa del Valle dopo la vittoria nel Palio 2025, annullata dal Consiglio di regata

PORTO SANTO STEFANO. Non si placano le polemiche a Porto Santo Stefano dopo la decisione del Consiglio di regata, che ha riscritto a mesi di distanza il Palio Marinaro dell’Argentario 2025.

In mare aveva vinto il Valle, nei verbali ha vinto la Fortezza. In mezzo, uno statuto, una squalifica antidoping e un paese che continua a chiedersi se il Palio debba decidersi a colpi di remo o di comma.

La gara del 15 agosto, lo ricordano tutti, era stata regolare. Nessuna protesta, nessun contatto, nessun giallo in acqua. Ma il Palio moderno, evidentemente, non si vince più solo al traguardo.

Lo statuto applicato come unico riferimento

Il Consiglio di Regata ha scelto la strada più semplice e insieme più esplosiva: applicare lo statuto alla lettera. Articolo 48, stop. Niente interpretazioni, niente sfumature, niente valutazioni sul contesto.

Una scelta presentata come “obbligata”, ma che potrebbe essere letta come un volersi adagiare  dietro un regolamento datato , piuttosto che affrontare una decisione  scomoda. Questo, nonostante sindaco e comandante del Palio abbiano riconosciuto che lo statuto sia obsoleto e incompleto.

Com’è possibile che uno statuto che regola la vita di un’associazione, di un ente, non venga immediatamente letto e valutato all’insediamento dell’Ente Palio? E che solo oggi si dica di essersi accorti che si tratta di uno statuto datato e rivedibile?

Il risultato è un Palio deciso a tavolino, mesi dopo, quando ormai il mare è freddo e la rabbia invece no.

Il Valle: colpevole senza dolo, sconfitto senza gara

Nel Rione Valle le posizioni appaiono nette: la squalifica dell’atleta non viene negata, ma viene contestata la sproporzione delle conseguenze. Quantità minima di sostanza, assenza di intento dopante, nessun vantaggio sportivo dimostrabile. Eppure tanto basta per cancellare una vittoria sudata in acqua.

Per il Valle questa non è giustizia sportiva, ma una decisione percepita da una parte della comunità come sproporzionata, che ignora lo spirito del Palio e riduce una competizione popolare a una pratica disciplinare.

La Fortezza vince, ma senza festa

La Fortezza incassa il Palio come previsto dal regolamento. È la vittoria legittima delle regole, non quella dell’entusiasmo. Nessun bagno di folla, nessuna notte bianca: difficile festeggiare un Palio assegnato quando la regata è già storia.

Una vittoria corretta sul piano formale, ma che arriva in un clima che assomiglia più a una sentenza che a una celebrazione. Un Palio senza appello e un paese che non dimentica.

La vera polemica, ormai, non riguarda più chi abbia vinto o perso. Riguarda come si decide un Palio e chi decide davvero. Uno statuto che non prevede chiaramente ricorsi, che non distingue tra dolo e colpa lieve, che non tiene conto dell’evoluzione delle normative antidoping: un testo che oggi appare inadeguato, ma che ieri faceva comodo a tutti.

E così Porto Santo Stefano resta divisa, tra chi invoca il rispetto cieco delle regole e chi chiede regole migliori. Perché applicare male una norma non la rende giusta, la rende solo inattaccabile.

Il Palio è salvo. Forse. La credibilità un po’ meno

Il Palio è salvo. Forse. La credibilità un po’ meno.

Il Palio dell’Argentario 2025 ha ora un vincitore ufficiale, ma lascia dietro di sé sfiducia, rancore e una domanda scomoda: può una tradizione popolare sopravvivere se perde il contatto con il mare e si rifugia nei verbali?

La regata è finita. La polemica no. E a Porto Santo Stefano, più che il nome inciso sul Palio, resta inciso un dubbio: questa è giustizia, o una vittoria , che per molti,  nasce più da procedura che da una regata?

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