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Opere d’arte della Provincia, scontro Aureli-Limatola sulla sala Pegaso

Il caso delle 40 opere pubbliche riapre il dibattito sulla tutela e la fruizione del patrimonio artistico a Grosseto
L'inaugurazione delle opere nel 2021, Roberto Aureli e Francesco Limatola
L’inaugurazione delle opere nel 2021, Roberto Aureli e Francesco Limatola

GROSSETO. La scomparsa dalle pareti della sala Pegaso di piazza Dante di una collezione di circa 40 opere d’arte di proprietà della Provincia di Grosseto torna al centro del dibattito cittadino.
A sollevare pubblicamente il caso è il professor Roberto Aureli, che parla di una «mutilazione della memoria storica» e di un progetto culturale finanziato con denaro pubblico reso vano nel tempo.

Alla presa di posizione segue la replica del presidente della Provincia Francesco Limatola, che chiarisce come le opere non siano scomparse, ma custodite, catalogate e in parte esposte, nel rispetto delle procedure amministrative e sotto la supervisione della soprintendenza.

La presa di posizione di Aureli: «Un patrimonio sottratto alla fruizione pubblica»

Nel suo intervento Aureli parte da una riflessione più ampia sul progressivo impoverimento degli spazi pubblici cittadini, citando il degrado dei giardini delle Mura medicee e la perdita della loro funzione storica di “pubblico passeggio”.

In questo contesto inserisce il caso, definito «scandaloso», della sparizione dalle pareti della sala Pegaso della collezione di opere di proprietà dell’amministrazione provinciale, avvenuta negli anni scorsi «quasi in sordina».

Aureli ricostruisce l’origine del progetto: nel 2019, grazie a un bando europeo Pon, il Polo liceale P. Aldi di Grosseto, in collaborazione con la Provincia, attivò un percorso di alternanza scuola-lavoro da lui diretto, finalizzato alla catalogazione, valorizzazione ed esposizione di opere d’arte acquistate nel tempo con denaro pubblico.

Le opere, quaranta in totale, accomunate dal tema della “maremmanità” negli autori e nei soggetti, vennero esposte in modo permanente nella sala Pegaso e raccolte in un catalogo a colori con schede critiche e note biografiche.

L’inaugurazione della pinacoteca risale al maggio 2021 e coinvolse direttamente gli studenti, convinti di aver contribuito alla valorizzazione della storia artistica del territorio.

Secondo Aureli, oggi di quel progetto resta ben poco: le opere non sono più visibili, non sono più fruibili dal pubblico e una piccola scultura di Tolomeo Faccendi, rimasta nella sala, risulterebbe addirittura danneggiata.

«Un tentativo, finanziato con denaro pubblico, di educazione al patrimonio culturale – scrive – reso vano da chi, al contrario, dovrebbe favorire la conoscenza del territorio».

La replica di Limatola: «Le opere non sono scomparse, sono custodite e catalogate»

Il presidente della Provincia Francesco Limatola risponde punto per punto, partendo dalla domanda centrale: dove sono le opere.

Secondo quanto spiegato, tutte le opere di proprietà provinciale sono custodite in piazza Dante, nessuna esclusa. Una parte si trova al sicuro in una stanza del piano ammezzato, altre sono esposte alle pareti. Tutte risultano regolarmente catalogate.

Limatola chiarisce inoltre che alcune opere citate non rientrano nella collezione permanente: l’opera di Lapo Simeoni, ad esempio, non è stata donata ma concessa in prestito ed è oggi visibile sulle scale del palazzo della Provincia. La lapide marmorea del primo presidente della Provincia è invece collocata sul fondo della sala Pegaso.

Per quanto riguarda le opere notificate, il presidente spiega che sono custodite presso il Polo culturale Le Clarisse, in base a una convenzione con Fondazione Grosseto Cultura attiva dal 2009 e rinnovata nel 2023. Viene fornito anche l’elenco completo delle opere notificate attualmente conservate nella struttura.

Sul piano procedurale, Limatola ricorda inoltre che nel novembre 2025 è stato affidato a uno storico dell’arte e perito del tribunale l’incarico di stimare e riordinare il patrimonio artistico della Provincia, con consegna della relazione finale nel gennaio 2026.

Perché le opere sono state spostate dalla sala Pegaso

Quanto alla rimozione delle opere dalla sala Pegaso, Limatola sottolinea che lo spazio non è una pinacoteca, ma una sala polifunzionale utilizzata frequentemente per mostre temporanee, eventi istituzionali e iniziative di associazioni.

Lo spostamento delle opere sarebbe quindi legato alla necessità di garantire la funzionalità della sala, nel rispetto del regolamento e dello statuto dell’ente, e non a una volontà di sottrarre il patrimonio artistico alla collettività.

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