GROSSETO. Due ergastoli e sei mesi di isolamento e una condanna a 21 anni 2 mesi e 20 giorni: si chiude con tre pene pesanti il processo per l’omicidio di Nicolas Mathias Del Rio, il corriere scomparso mentre trasportava borse Gucci.
È stato il presidente della Corte d’assise Sergio Compagnucci a leggere il dispositivo della sentenza: due ergastoli, per Klodjan Gjoni e Ozkurt Bozkurt e 21 anni, 2 mesi e 20 giorni per Emre Kaja, al termine di una camera di consiglio durata più di 5 ore. Sono stati loro, Gjoni e Bozkurt, secondo la corte, ad aver ucciso, dopo averlo rapinato e sequestrato, Nicolas Mathias del Rio, il corriere 40enne scomparso il 22 maggio 2024, mentre stava facendo la prima consegna da solo di un prezioso carico di borse di Gucci.

La mattinata dell’ultima udienza si è aperta, lunedì 30 marzo, con le repliche: il pm Giampaolo Melchionna, che ha sostituito in aula i colleghi Valeria Lazzarini e Giovanni De Marco, non ha avuto nulla da aggiungere alle richieste dei due titolari dell’inchiesta. Accanto a lui, alla lettura della sentenza, era presente anche la procuratrice capo Maria Navarro. «Direi che è stata fatta giustizia», ha detto.
Ergastolo per Giionj (difeso dall’avvocata Maria Giovanna Nannetti) e per Bozkurt, assistito dagli avvocati Massimiliano Arcioni e Claudio Cardoso e 21 anni 2 mesi e 20 giorni Emre Kaja, difeso dall’avvocato Romando Lombardi.
Per tutti e tre la Procura ha anche chiesto il mantenimento della custodia in carcere. Richiesta che è stata accolta.
L’avvocato del padre: «Versioni contrastanti, nessun pentimento»
L’unico che si è alzato in piedi per replicare alle parole dei difensori dei tre imputati, tutti e tre presenti in aula, è stato l’avvocato Ugo Biagianti, che rappresenta il padre di Nicolas, Aldo Eduardo Aguero.
Il legale ha offerto alla corte una serie di spunti di riflessione, sottolineando le profonde contraddizioni emerse nel corso del processo. «C’è un contrasto evidente tra le versioni degli imputati, a partire da un punto centrale: la data dell’omicidio e chi lo abbia materialmente commesso».

Secondo la ricostruzione, il delitto sarebbe avvenuto il 23 maggio per mano di Gjoni oppure il 24 per mano di Bozkurt. Gjoni, in un primo momento, ha parlato di un’azione compiuta insieme il 24, per poi cambiare versione e attribuire la responsabilità al solo Bozkurt. «È questo il vero buco nero del processo», ha evidenziato il legale.
A rafforzare i dubbi, anche le dichiarazioni di Kaja Emre, connazionale di Bozkurt, che – ha sottolineato l’avvocato – non avrebbe avuto motivi per favorire Gjoni e che sull’omicidio «non ha mai cambiato versione», indicando il 24 come data della morte attribuendo la responsabilità ad entrambi. «La difesa di Bozkurt sostiene che l’uomo abbia un alibi per il 23 ma senza riscontri effettivi». Nessuno degli imputati ha mai confessato l’omicidio, ma si tratta di «un processo indiziario», in cui gli elementi raccolti delineano comunque un quadro preciso.
Il basista della rapina
Il legale ha poi richiamato altri passaggi chiave: l’ipotesi di un basista nella rapina, indicata dallo stesso Bozkurt, ma mai chiarita da Gjoni, che «non ha mai detto chi fosse né a chi siano state affidate le borse, limitandosi a confermare solo ciò che era già emerso dalle indagini». E ancora, il momento del ritrovamento del corpo: «Il 21 giugno, quando l’abitazione di Case Sallustri viene posta sotto sequestro, Gjoni e Bozkurt fanno a gara per indicare dove si trova il cadavere».

Secondo l’avvocato della parte civile, l’omicidio sarebbe stato premeditato: «Lo hanno ucciso perché li aveva visti in faccia, non c’è mai stato un piano alternativo. Lo dimostrano le modalità con cui il corpo è stato trovato e il periodo di prigionia». A colpire, ha aggiunto, è anche «l’assenza totale di pentimento»: «Gjoni, dopo l’omicidio, ha persino rilasciato interviste a Chi l’ha visto?».
Infine, il riferimento al padre della vittima: «Il signor Aguero ha partecipato a tutte le udienze per conoscere la verità , senza ottenere nemmeno questa soddisfazione». Da qui la richiesta alla corte: riconoscere Gjoni e Bozkurt come autori dell’omicidio ed escludere le attenuanti. «A noi nessuno restituirà Nicolas».
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