Omicidio Coli, stop definitivo dalla Cassazione a Innocenti | MaremmaOggi Skip to content

Omicidio Coli, stop definitivo dalla Cassazione a Innocenti

La suprema corte dichiara inammissibile l’istanza della difesa e condanna al pagamento di 3000 euro alla cassa delle ammende. In attesa delle motivazioni, l’avvocato Stefano Giorgio annuncia il ricorso alla corte europea
La Corte di Cassazione e, nel riquadro, Ausonio Coli e Alessandro Innocenti
La Corte di Cassazione e, nel riquadro, Ausonio Coli e Alessandro Innocenti

GROSSETO. La Cassazione ha messo un punto fermo, almeno per ora, sull’ultima strada tentata dalla difesa di Francesco Innocenti. La suprema corte ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato per ottenere un nuovo incidente probatorio e ha condannato Innocenti al pagamento di 3mila euro alla cassa delle ammende.

Una decisione che chiude la porta ai due esperimenti giudiziali richiesti dall’avvocato Stefano Giorgio come passaggio preliminare per tentare, in un secondo momento, la revisione del processo per l’omicidio di Ausonio Coli.

L’incidente probatorio come “ultima carta”

La strategia difensiva puntava su un punto preciso: ottenere nuovi accertamenti tecnici e sperimentali da utilizzare come base per sostenere l’ipotesi dell’errore giudiziario.

Il passaggio decisivo era rappresentato dall’incidente probatorio, cioè l’assunzione anticipata di una prova davanti a un giudice, ammessa solo in presenza di requisiti stringenti come l’urgenza e l’irripetibilità.

Proprio su questi presupposti si è concentrato lo scontro con la procura generale.

Cosa chiedeva l’avvocato Stefano Giorgio

La richiesta della difesa si fondava su due esperimenti giudiziali ritenuti centrali:

  • la verifica dei tempi di percorrenza di una testimone, per controllare in modo oggettivo la compatibilità degli orari con la ricostruzione dei fatti;

  • la riproduzione delle condizioni di ascolto dei colpi di arma da fuoco, per valutare se quanto riferito da una testimone fosse coerente con ciò che sarebbe stato realmente percepibile sulla scena.

Secondo l’avvocato Stefano Giorgio, questi accertamenti avrebbero potuto fornire nuovi elementi a sostegno di una futura istanza di revisione.

Perché la Cassazione ha detto no

La procura generale aveva chiesto il rigetto sostenendo che non sussistono i requisiti di indifferibilità previsti dalla legge per l’incidente probatorio e che si tratta di accertamenti considerati ripetibili.

La Cassazione ha condiviso questa linea, dichiarando inammissibile il ricorso e disponendo la condanna di Innocenti al versamento di 3 mila euro alla cassa delle ammende.

Un passaggio che rende ancora più in salita il percorso della difesa.

I prossimi passi: la Corte europea

La partita, però, non è chiusa. L’avvocato Stefano Giorgio ha già annunciato che, non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza, Francesco Innocenti presenterà ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Lì la battaglia si sposterà sul piano del diritto alla prova e delle garanzie del processo, nel tentativo di riaprire un caso che, dopo lo stop della cassazione e la nuova condanna economica, appare sempre più difficile da rimettere in discussione.

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