GROSSETO. Non ci sono prove nuove, non ci sono spiragli per riaprire il processo e non c’è alcun elemento che possa mettere in discussione una condanna ormai definitiva da anni. È questo il senso profondo della decisione con cui la Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile l’ultimo ricorso presentato da Francesco Innocenti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Ausonio Coli e difeso dall’avvocato Stefano Giorgio.
La sentenza, arrivata dopo l’udienza del 9 gennaio 2026, porta la firma della presidente Rossella Catena e della relatrice Egle Pilla. In aula, il sostituto procuratore generale Antonio Balsamo aveva già chiesto il rigetto del ricorso. La Corte ha condiviso pienamente questa impostazione.
Il punto centrale: nessun elemento davvero nuovo
Il cuore della decisione sta tutto qui: le richieste della difesa non introducono nulla di inedito.
Secondo i giudici, si tratta ancora una volta di elementi già esaminati nei precedenti tentativi di revisione e già giudicati non idonei a riaprire il caso. È proprio questa mancanza di novità a rendere il ricorso inammissibile.
La Cassazione lo chiarisce senza ambiguità: non basta riproporre gli stessi temi con strumenti diversi per cambiare il loro valore. Se una prova è stata già valutata e ritenuta non decisiva, resta tale.
L’incidente probatorio non può creare nuove prove
Uno degli aspetti più rilevanti della sentenza riguarda il tentativo della difesa di utilizzare l’incidente probatorio per costruire elementi da usare in una futura revisione.
Su questo punto la Corte è netta: non è possibile usare questo strumento per aggirare i limiti della revisione. Le prove devono essere già nuove e rilevanti, non costruite successivamente.
In altre parole, la Cassazione esclude qualsiasi forma di “revisione esplorativa”: non si può cercare di creare a posteriori ciò che non è emerso nel processo.
Temi già affrontati e già bocciati
La vicenda processuale pesa come un macigno nella decisione. La Suprema Corte ricorda che già nel 2021 e nel 2023 erano stati respinti ricorsi basati sugli stessi elementi.
Si tratta, ancora una volta, di questioni legate ai tempi di percorrenza di un tragitto e alla percezione degli spari da parte di una testimone. Elementi già valutati e già considerati insufficienti.
Riproporli oggi, anche attraverso l’incidente probatorio, non cambia la sostanza: restano prove già conosciute e già giudicate non decisive.
Nessun interesse concreto a nuove verifiche
Un altro passaggio chiave della sentenza riguarda la mancanza di interesse concreto.
Secondo i giudici, anche se si procedesse con gli accertamenti richiesti, il risultato non cambierebbe: si tratterebbe comunque di elementi già esaminati e già ritenuti incapaci di sostenere una revisione del processo.
Per questo motivo, il ricorso non può nemmeno essere preso in considerazione nel merito.
La parola definitiva della Cassazione
Con questa decisione, per Francesco Innocenti si chiude, con ogni probabilità, l’ultima strada processuale ancora percorribile.
La condanna all’ergastolo, definitiva dal 2008, resta intatta. Ma soprattutto, la Cassazione mette un punto fermo destinato a pesare anche sul futuro: senza prove nuove, un processo non si riapre.
Un principio ribadito con forza, che segna la chiusura definitiva di una lunga e complessa vicenda giudiziaria.



