Omicidio Coli, l’ultima carta di Innocenti: la Cassazione decide sul nuovo incidente probatorio | MaremmaOggi Skip to content

Omicidio Coli, l’ultima carta di Innocenti: la Cassazione decide sul nuovo incidente probatorio

Il 9 gennaio la Suprema corte valuterà la richiesta della difesa dopo il no del tribunale di Grosseto. L’avvocato Giorgio: «Va riaffermato il diritto alla prova, Innocenti merita una seconda chance»
La Corte di Cassazione e, nel riquadro, Ausonio Coli e Alessandro Innocenti
La Corte di Cassazione e, nel riquadro, Ausonio Coli e Alessandro Innocenti

 

GROSSETO. Il 9 gennaio la Corte di Cassazione è chiamata a pronunciarsi su uno dei passaggi più delicati e controversi della vicenda giudiziaria che da anni divide la Maremma: l’omicidio del commercialista Ausonio Coli. Al centro dell’udienza, la richiesta di un nuovo incidente probatorio avanzata dalla difesa di Francesco Innocenti, condannato all’ergastolo come autore del delitto.

Una richiesta già bocciata dal tribunale di Grosseto ma che ora approda davanti alla Suprema corte, con un obiettivo preciso: aprire uno spiraglio verso un possibile giudizio di revisione.

A sostenere questa linea è l’avvocato Stefano Giorgio, che ha depositato una memoria di replica nella quale ricostruisce punto per punto l’evoluzione giurisprudenziale del diritto alla prova e il quadro, definito “paradigmatico”, del caso Innocenti. 

«Centralità del diritto alla prova»

Nella memoria, discussa in vista dell’udienza del 9 gennaio, il legale affida alla Cassazione una richiesta netta: riaffermare la centralità del diritto di “difendersi provando”, anche nella fase di esecuzione della pena.

«Nutro piena fiducia che i giudici di Cassazione, nell’esercizio della loro alta funzione, sapranno riaffermare la centralità del diritto alla prova, quale principio fondamentale del nostro ordinamento, destinato a trovare piena tutela anche nella fase di esecuzione della pena. Ciò consentirà a Innocenti una seconda chance», afferma l’avvocato Giorgio.

L’avvocato Stefano Giorgio

Parole che pesano come un macigno, perché chiamano in causa non soltanto il singolo processo, ma il modo in cui l’ordinamento consente – o nega – l’accesso alla revisione di una condanna definitiva.

La “prova regina” sotto accusa

La condanna di Innocenti poggia in larga parte su una perizia balistica definita nelle sentenze come “prova regina”. È proprio questa prova, oggi, a essere al centro della strategia difensiva.

Nella memoria depositata in Cassazione si sostiene che uno dei periti che contribuì a quell’accertamento, Ezio Zernar, è stato in seguito definitivamente condannato e radiato per aver manipolato reperti in un altro procedimento. Un elemento che, secondo la difesa, mina radicalmente l’affidabilità dell’impianto probatorio su cui si fonda la condanna all’ergastolo di Innocenti. 

Ma non solo. L’avvocato Giorgio chiede che venga autorizzato un esperimento giudiziale sull’arma attribuita a Innocenti, un revolver Smith & Wesson 38 special, per dimostrare un fatto ritenuto decisivo: l’arma non sarebbe tecnicamente silenziabile e produrrebbe un rumore incompatibile con la ricostruzione dei colpi “scambiati per petardi” da una testimone chiave.

L’esperimento che può ribaltare l’orario del delitto

Accanto alla questione balistica, la difesa punta su un secondo fronte: l’orario del delitto.

Un esperimento cronometrico – già effettuato in via stragiudiziale – suggerirebbe che una testimone avrebbe lasciato il luogo dei fatti in un momento incompatibile con la presenza di Innocenti sulla scena, perché già agganciato a una cella telefonica distante. Ripetere quell’esperimento in sede giudiziale, con un incidente probatorio, significherebbe poter formare una nuova prova, potenzialmente idonea a demolire l’intera ricostruzione accusatoria.

Il nodo giuridico

Il cuore della battaglia è giuridico prima ancora che scientifico: può la difesa, dopo una condanna definitiva, chiedere un incidente probatorio per formare nuove prove a sostegno di una futura revisione?

Secondo la memoria depositata, la risposta non può che essere affermativa. Negarlo significherebbe creare un “circolo vizioso”: la revisione richiede prove nuove già formate, ma senza incidente probatorio quelle prove non possono essere formate. Un corto circuito che, secondo l’avvocato Giorgio, viola il principio costituzionale del favor revisionis e il diritto alla prova.

L’attesa per il 9 gennaio

Il verdetto della Cassazione non dirà se Innocenti sia innocente o colpevole. Ma dirà se potrà almeno provare a dimostrare la propria estraneità ai fatti con strumenti processuali pieni, o se la porta della revisione resterà sbarrata.

È una decisione che va oltre il singolo caso, perché tocca il confine sottile tra giudicato e giustizia, tra certezza delle sentenze e diritto a non restare prigionieri, per sempre, di una possibile verità sbagliata.

E, come scrive la difesa, potrebbe essere davvero l’ultima occasione per una “seconda chance”.

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