SCARLINO. Da tempo la casa di riposo del Cottolengo-Divina Provvidenza di Scarlino era in difficoltà, con una gestione che andava a singhiozzi e che ne stava mettendo a rischio la stessa sopravvivenza. Le dipendenti per un paio di mesi hanno sopperito alla situazione, in attesa di sviluppi che finalmente sono arrivati. Dal primo gennaio la gestione della casa di riposo di Scarlino, infatti, è passata ad un consorzio di Arezzo, mantenendo di fatto la continuità gestionale.
Le famiglie delle persone ospitate hanno voluto ringraziare le operatrici, che con spirito di sacrificio hanno continuato a lavorare, ben sapendo che la situazione era difficile.
La sindaca Travison: «È stata una fase complessa»
«Da inizio anno la situazione della casa di riposo a Scarlino è stata risolta – ha spiegato la sindaca Travison – e il primo pensiero con l’augurio di buon lavoro è rivolto alla nuova gestione, nella consapevolezza dell’importanza e della delicatezza del servizio che è chiamato a svolgere affinché possa svolgere il servizio in continuità con questi valori, mettendo sempre al centro le persone e il loro diritto a un’assistenza dignitosa e di qualità».

I problemi erano emersi da alcuni mesi
«Desidero però, prima di tutto, esprimere un ringraziamento sincero al personale – ha detto ancora Travison – che ha lavorato negli ultimi mesi nella struttura. In una fase complessa, segnata da una significativa carenza di personale, le operatrici hanno garantito continuità, assistenza e attenzione agli ospiti con grande dedizione, professionalità e senso di responsabilità. Un impegno che merita riconoscimento e rispetto, anche alla luce delle difficoltà affrontate».

«La casa di riposo rappresenta un presidio fondamentale per la nostra comunità, non solo per il servizio che offre agli anziani – ha concluso la sindaca – ma anche per il sostegno che garantisce alle famiglie. Come Amministrazione comunale continueremo a seguire con attenzione questa fase di passaggio, con l’obiettivo di tutelare la qualità dell’assistenza e il benessere delle persone più fragili».




