«Nostra figlia esclusa dalla squadra»: la denuncia dei genitori | MaremmaOggi Skip to content

«Nostra figlia esclusa dalla squadra»: la denuncia dei genitori

I genitori accusano la società di pallavolo Union Volley 2021 Piombino Riotorto: «Allontanata a metà stagione dopo 13 anni, senza motivazioni adeguate»
Foto di repertorio

PIOMBINO. «Nostra figlia è stata estromessa dalla squadra, ci è stato detto che la sua presenza avrebbe destabilizzato il gruppo». Sono parole dirette e nette quelle di Andrea Agnelli e Mariana Polignano, professionisti molto conosciuti in città, dirigente sportivo lui, ex dirigente della Union Volley 2021 Piombino Riotorto lei.

La vicenda riguarda proprio la società di pallavolo della Val di Cornia, al centro della segnalazione presentata dalla famiglia. MaremmaOggi ha contattato la Union Volley 2021 Piombino Riotorto ma ad oggi non è stata data alcuna spiegazione in merito alla questione. 

«Allontanata a metà stagione dopo 13 anni»

«Siamo due professionisti, genitori e dirigenti sportivi con 40 anni di esperienza complessiva nelle società della costa toscana – spiegano – Nostra figlia Giorgia, atleta della Union Volley 2021 Piombino Riotorto, dopo 13 anni di militanza è stata estromessa dalla squadra a metà stagione».

Secondo quanto riferito dai genitori, la comunicazione sarebbe stata chiara: «Le è stato detto che la sua presenza avrebbe destabilizzato la squadra e che quindi non doveva più presentarsi agli allenamenti».

«Gli atleti non sono oggetti»

Dalla vicenda nasce una riflessione più ampia sul ruolo dello sport e delle società sportive. «Siamo stanchi di vedere atleti trattati come oggetti. Un’atleta ha diritto di essere trattata con rispetto e dignità, non di essere utilizzata e poi messa da parte».

Secondo i genitori, le società dovrebbero essere prima di tutto luoghi educativi. «Devono insegnare valori fondamentali come il rispetto, la disciplina e la capacità di affrontare anche le sconfitte, diventando un punto di riferimento per la crescita umana prima ancora che tecnica».

«Serve un ambiente sano e inclusivo»

Lo sport, sottolineano, è prima di tutto uno strumento di crescita personale. «L’atleta è una persona, non soltanto una performer. Quando viene esclusa senza motivazioni corrette, perde fiducia e motivazione».

Da qui l’invito a costruire contesti più sani. «Le società dovrebbero creare ambienti positivi e inclusivi per tutti, evitando situazioni che possano penalizzare i ragazzi».

«Gestione poco efficace della stagione»

La famiglia evidenzia anche un problema organizzativo. «Ancora più grave è che questa situazione non deriva da responsabilità dell’atleta, ma da una gestione poco efficace della stagione sportiva, che non ha permesso di affrontare per tempo le difficoltà, lasciando nostra figlia senza alternative durante l’anno».

Il ruolo educativo degli allenatori

«Prima di essere allenatori bisogna essere educatori», ricordano. Un principio che, secondo i genitori, dovrebbe guidare ogni tecnico, soprattutto quando si lavora con i giovani.

«Un allenatore contribuisce alla formazione della persona, trasmettendo valori e accompagnando la crescita dei ragazzi, non limitandosi alla prestazione sportiva».

Il tema delle società gestite dai genitori

Nel loro intervento emerge anche una riflessione sul funzionamento delle piccole realtà sportive. «È vero che molte società si basano sull’impegno volontario dei genitori, ma quando la gestione resta nelle loro mani possono emergere favoritismi, conflitti di interesse o mancanza di professionalità».

Per questo, spiegano, servono regole chiare. «È fondamentale investire in una gestione trasparente e professionale, con procedure definite, per garantire equità e rispetto per tutti gli atleti».

«Chiediamo una verifica»

Infine, l’appello alle istituzioni sportive. «Confidiamo in una seria riflessione su quanto accaduto e nell’intervento del safeguarding officer della Federazione Italiana Pallavolo, affinché situazioni simili non si ripetano».

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