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Neonato morto sulla nave, il processo si ferma ancora: madre pronta al patteggiamento, irreperibili le altre due donne

Davanti al giudice Marco Mezzaluna nuovo rinvio per il caso del piccolo Tyler: manca la procura speciale dalle Filippine per chiudere la posizione della madre, mentre per le altre imputate si profila la non procedibilità
La Silver Whisper davanti a Porto Santo Stefano

PORTO SANTO STEFANO. Ancora un rinvio, ancora un passaggio burocratico da superare prima che il tribunale possa arrivare a una decisione in una delle vicende più dolorose affrontate negli ultimi mesi dall’aula del gup di Grosseto.

Giovedì 19 marzo, davanti al giudice Marco Mezzaluna, era attesa l’udienza preliminare per il procedimento sulla morte del piccolo Tyler, il neonato trovato senza vita nel maggio 2024 a bordo della nave da crociera Silver Whisper, al largo di Porto Santo Stefano.

Ma il procedimento si è fermato ancora una volta: tutto rinviato a giugno.

La madre del bambino ha scelto il patteggiamento

La madre del neonato, Salahid Chan Jheansel Pia, trentenne filippina assistita dall’avvocato Giovanni Di Meglio, ha deciso di definire la propria posizione con il patteggiamento.

Una scelta già comunicata al sostituto procuratore Giovanni De Marco ma che non può ancora essere formalizzata perché manca la procura speciale necessaria al difensore per procedere in sua assenza.

La donna infatti si trova nelle Filippine e il documento richiesto dalla legge italiana deve completare un percorso preciso: autenticazione davanti a un notaio, passaggio al ministero degli esteri filippino, traduzione ufficiale e trasmissione al tribunale di Grosseto.

Gli avvocati Giovanni Di Meglio e Chiara Mancineschi

Il primo passaggio è già stato completato. Adesso manca l’appuntamento fissato il 23 marzo al ministero degli esteri nelle Filippine, dove la donna dovrà perfezionare la documentazione.

Solo dopo quel passaggio l’avvocato potrà depositare la procura speciale. Per questo il giudice ha disposto il rinvio dell’udienza a giugno.

Irreperibili le altre due imputate

Non erano presenti e continuano a non essere rintracciabili le altre due donne coinvolte nel procedimento: Dorcas Njuguini Mutundu, kenyota di 30 anni, e Kgothatso Mabel Jasmine Mphela, sudafricana di 27 anni, entrambe difese dall’avvocato Luca Fabbrucci.

Le due ex lavoratrici della nave risultano irreperibili nei rispettivi Paesi di provenienza.

Per loro, non essendo stato possibile completare regolarmente le notifiche e garantire la piena conoscenza del procedimento, si va verso una dichiarazione di non procedibilità.

In sostanza il procedimento, per le loro posizioni, resta fermo fino a quando non sarà possibile rintracciarle.

L’accusa: il neonato nascosto nella cabina della nave

Secondo la ricostruzione della procura di Grosseto, coordinata dal pubblico ministero Giovanni De Marco, Tyler sarebbe nato in cabina senza assistenza medica.

Il sostituto procuratore Giovanni De Marco

Il neonato sarebbe poi stato nascosto all’interno della stanza condivisa dalle tre donne, una cabina di pochi metri quadrati.

Per tre giorni il bambino sarebbe rimasto chiuso in un armadietto durante i turni di lavoro.

Una scelta che, secondo l’accusa, sarebbe stata dettata dal timore di perdere il posto a bordo.

La morte naturale e il reato contestato

L’autopsia ha però stabilito che il piccolo Tyler è morto per cause naturali. Gli esami medico-legali avevano escluso segni di violenza già nei primi giorni dell’inchiesta.

Resta però contestato il reato di abbandono di minore in concorso, perché secondo la procura il neonato non avrebbe ricevuto cure e assistenza adeguate nei pochi giorni di vita.

Una vicenda ancora sospesa

A giugno il tribunale tornerà ad affrontare il caso. Molto dipenderà dall’arrivo della documentazione dalle Filippine e dalla possibilità di chiudere almeno una parte del procedimento.

Intanto resta il peso di una storia che continua a colpire per il silenzio in cui tutto è avvenuto: una nascita nascosta, una morte consumata lontano dagli occhi di tutti, e un bambino che oggi riposa nel cimitero di Porto Santo Stefano.

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