CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Aveva annunciato il suo arrivo con messaggi carichi di violenza, parlando di bombe, sangue e vendetta. Aveva terrorizzato la sorella e l’ex compagna per settimane, trasformando la fine di una relazione in un’escalation di minacce, insulti e aggressioni fisiche. Per questo il giudice Marco Mezzaluna ha condannato un uomo di origini romene di 34 anni, riconoscendolo colpevole di stalking e maltrattamenti, al termine di un giudizio abbreviato.
La sentenza ricostruisce una vicenda definita di «particolare gravità», finita con l’arresto dell’uomo a Punta Ala, dopo un viaggio dall’Olanda compiuto con l’intenzione di raggiungere la sorella e l’ex compagna, per ucciderle. E per farlo, per trovare il coraggio, aveva annunciato che avrebbe preso funghi allucinogeni.
Le minacce e l’arrivo annunciato dall’Olanda
Morte, vendetta, distruzione. Erano questi i contenuti delle centinaia di messaggi inviati alle due donne, anche attraverso la madre dell’uomo. La sua relazione era finita da qualche tempo, ma lui non voleva arrendersi. E imputava alla sorella la responsabilità della fine della sua relazione. Anziché essere dalla sua parte, accusava la donna di spalleggiare la sua ex. «Finirò quando diventi una sorella sincera – le scriveva – preparati per le bombe».
Nei messaggi, spediti tramite Facebook e Whatsapp, l’uomo parlava esplicitamente di morte, vendetta e distruzione. Diceva di essere in viaggio dall’Olanda verso l’Italia, diretto a Punta Ala, e annunciava di voler dare fuoco al locale gestito dalla sorella, oltre a colpire le persone che riteneva responsabili della fine della sua relazione sentimentale.
Riferimenti a bombe, a esecuzioni, all’uso di armi, fino a evocare gesti estremi compiuti «come Joker». Parole che non restano isolate, ma che si ripetono in modo ossessivo, tanto da generare nelle vittime uno stato di ansia profonda e un fondato timore per la propria vita.
L’intervento dei carabinieri e l’arresto a Punta Ala
La sorella del 34enne, appena saputo che l’uomo stava arrivando nella frazione balneare, chiede l’intervento dei carabinieri. Racconta di essere stata minacciata di morte insieme all’amica ed ex compagna dell’uomo. Le due donne riferiscono che l’uomo è realmente partito dall’Olanda e che sta raggiungendo la Maremma.
I militari ricostruiscono il viaggio: treno dall’Olanda, arrivo a Pisa nelle prime ore della notte, poi il proseguimento verso Punta Ala a bordo di una bicicletta elettrica. Proprio all’ingresso della località, l’uomo viene fermato dai carabinieri. Sul suo telefono risultano attive le mappe con destinazione l’abitazione delle donne.
Durante il controllo viene trovata anche una modica quantità di marijuana. Ma soprattutto, secondo il verbale, l’uomo continua a pronunciare frasi violente anche all’interno della caserma, chiedendo armi e mimando colpi di pistola verso il locale della sorella.
I messaggi alla madre: «Il mio spirito le perseguiterà»
Un capitolo centrale della sentenza riguarda i messaggi inviati alla madre. Testi e vocali in cui l’uomo riversa rabbia, minacce e accuse, ribadendo l’intenzione di «farla pagare» a chi ritiene colpevole. Frasi che, come scrive il giudice, dimostrano «una condotta ossessiva, reiterata e intimidatoria», priva di qualsiasi freno, neppure di fronte all’intervento delle forze dell’ordine. «Secondo me è stata mia sorella a farle conoscere un altro – ripeteva – arrivo davanti al locale e mi uccido, il mio spirito le perseguiterà».
Il tribunale sottolinea come le minacce non siano mai state episodiche, ma inserite in una sequenza continua di comportamenti persecutori, tali da alterare in modo profondo l’equilibrio psicologico delle persone offese.
«Il diavolo non mi lascia – prosegue l’uomo – vorrei lasciarlo ma non mi lascia. Giorno e notte lo sento. Gli farò vedere chi è satana, se qualcuno mi fa male moriremo insieme. Questo lo dico: gli mordo il collo e gli stacco la carotide, gli strappo il cuore e gli faccio come Rambo 5».
I maltrattamenti sull’ex compagna
Accanto alle accuse di stalking, la sentenza ricostruisce anche anni di maltrattamenti subiti dall’ex compagna. La donna racconta di essere stata insultata, umiliata e picchiata ripetutamente durante la convivenza, iniziata all’estero e proseguita anche in Italia.
Schiaffi, prese al collo, strattoni, offese quotidiane. Episodi che, secondo il giudice, configurano un vero e proprio sistema di sopraffazione, culminato anche dopo la fine della relazione. Un episodio avvenuto sul posto di lavoro, nel luglio 2024, viene indicato come particolarmente significativo: l’uomo la aggredisce fisicamente davanti ad altri dipendenti, confermando la sua pericolosità.
La valutazione del giudice e la pena
Per gli atti persecutori e i maltrattamenti viene determinata una pena complessiva di tre anni e sei mesi di reclusione, poi ridotta per effetto del rito abbreviato. Non vengono concesse attenuanti, né la sospensione condizionale della pena, alla luce della personalità dell’imputato e dell’assenza di segnali di ravvedimento.
Resta inoltre confermato il divieto di avvicinamento alle persone offese, misura già disposta dopo la scarcerazione. Il sostituto procuratore Giampaolo Melchionna aveva chiesto una condanna a due anni e 8 mesi.



