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Metanodotto Livorno-Piombino: il progetto riattivato con il rigassificatore

Il metanodotto della discordia. Dal progetto mai realizzato al rilancio legato al nuovo flusso di gas da Piombino
Il rigassificatore e i lavori per un metanodotto di Snam
Il rigassificatore e i lavori per un metanodotto di Snam

PIOMBINO. Una delle affermazioni più ricorrenti nel dibattito sul metanodotto Livorno-Piombino è che l’opera sarebbe indipendente dal rigassificatore di Piombino. Anche ieri, venerdì 6, nell’assemblea pubblica andata in scena in città, se n’è parlato a lungo.

Dal punto di vista amministrativo è vero: i due progetti seguono iter diversi, autorizzazioni diverse e soggetti attuatori differenti.

Ma se si guarda alla sequenza temporale e soprattutto alla funzione tecnica delle infrastrutture, il legame appare evidente. 

Il metanodotto fermo per anni, poi la svolta

Il rifacimento del metanodotto Livorno-Piombino non nasce oggi. Un primo progetto viene autorizzato nel 2012, ma resta fermo per oltre dieci anni. In quel periodo non viene realizzato, nonostante fosse già formalmente possibile farlo.

Il motivo è semplice: non c’era un’esigenza reale di potenziamento della linea. La rete esistente era sufficiente a gestire i flussi di gas presenti sul territorio e non risultavano nuovi punti di immissione tali da giustificare un’infrastruttura di maggiore capacità.

Il cambio di passo avviene solo molti anni dopo.

L’arrivo del rigassificatore e il cambio di scenario

La svolta coincide con la decisione di collocare a Piombino la nave rigassificatrice di Italis Lng, nell’ambito della strategia nazionale di diversificazione delle forniture di gas.

Con l’arrivo del rigassificatore, Piombino non è più soltanto un nodo di consumo locale, ma diventa un punto di immissione del gas nella rete nazionale. Una funzione completamente nuova, che modifica l’equilibrio dei flussi.

Ed è in questo nuovo contesto che il progetto del metanodotto viene riattivato, aggiornato e portato rapidamente a conclusione. Investendo decine di milioni di euro.

Perché il metanodotto serve al rigassificatore

Un rigassificatore non ha senso se il gas prodotto non può essere trasferito in modo efficiente verso il resto della rete. La condotta esistente tra Piombino e Livorno, per caratteristiche tecniche e capacità, non è progettata per sostenere flussi aggiuntivi significativi.

Il nuovo metanodotto, invece ha un diametro maggiore, lavora a una pressione più elevata e consente un trasporto stabile e continuo verso nord.

In altre parole, anche se il sistema di collegamento già funziona, serve a far uscire il gas da Piombino in modo strutturale e a redistribuirlo nel sistema. Dando sicurezza negli anni.

Senza questa infrastruttura di collegamento, la capacità del rigassificatore potrebbe essere limitata con il passare del tempo.

Opere “scollegate” solo sulla carta

Quando si dice che metanodotto e rigassificatore sono opere scollegate, si fa riferimento a un aspetto formale: non sono contenute nello stesso progetto e non condividono la stessa autorizzazione.

Ma dal punto di vista funzionale ed energetico, il legame è diretto: il rigassificatore crea il flusso e il metanodotto lo rende trasportabile.

Il fatto che il progetto del metanodotto sia rimasto fermo per oltre un decennio e sia stato riattivato solo dopo la scelta di Piombino come sede del rigassificatore rafforza questa lettura.

Escludere altre ipotesi: quali flussi alternativi?

Alcuni hanno ipotizzato che il metanodotto possa servire a trasportare “altro”. Ma questa ipotesi non trova riscontri tecnici.

Tra Piombino e Livorno non esistono altri gas diversi dal metano, non sono previste produzioni industriali tali da giustificare nuovi flussi e non ci sono alternative energetiche trasportabili in una rete progettata esclusivamente per il gas.

Il metanodotto è una infrastruttura dedicata. Non può trasportare idrogeno in miscela significativa (al massimo al 5-10%) senza modifiche strutturali, né altri vettori energetici.

Di conseguenza, l’unico flusso plausibile e coerente è quello del gas rigassificato a Piombino.

Una connessione che spiega il perché del progetto

Leggere insieme le date, i passaggi amministrativi e le scelte energetiche consente di chiarire un punto centrale: il metanodotto non nasce “per caso” né per esigenze storiche mai risolte, ma per rendere strutturale l’arrivo del rigassificatore. A voler pensare male, che come diceva Andreotti è sbagliato, ma spesso ci si indovina, forse fin dall’inizio qualche rassicurazione sulla permanenza oltre i tre anni della nave in porto c’era.

Formalmente separati, rigassificatore e metanodotto sono due pezzi della stessa filiera. Ed è questa connessione, più che le singole autorizzazioni, a spiegare perché un progetto rimasto nel cassetto per anni sia diventato improvvisamente prioritario. 

Metanodotto Livorno-Piombino e rigassificatore: la timeline incrociata

2012 – Il primo progetto del metanodotto

Viene autorizzato un primo progetto di rifacimento del metanodotto Livorno-Piombino. L’opera, pur avendo superato l’iter ambientale, non viene mai realizzata.

In quel momento Piombino non è un punto di immissione strategico nella rete nazionale del gas e non emergono esigenze tali da giustificare un potenziamento della linea.

2012–2021 – Il progetto resta fermo

Per oltre dieci anni il metanodotto resta sulla carta.

La rete esistente è considerata sufficiente e il collegamento Livorno-Piombino non riveste un ruolo centrale nel sistema energetico nazionale.

2022 – La svolta energetica e la scelta di Piombino

Nel quadro della crisi energetica e della necessità di diversificare le forniture di gas, viene individuato il porto di Piombino come sede per una nave rigassificatrice.

Con questa decisione, Piombino passa da nodo di consumo locale a punto di ingresso del gas nella rete nazionale.

2022–2023 – Riparte il progetto del metanodotto

Parallelamente all’iter del rigassificatore, viene ripreso e aggiornato il progetto del metanodotto Livorno-Piombino.

Non si tratta di una semplice riattivazione del progetto del 2012, ma di un intervento nuovo, con caratteristiche tecniche più avanzate e maggiore capacità di trasporto.

Marzo 2023 – Via libera ambientale al nuovo metanodotto

Il nuovo progetto ottiene la valutazione di impatto ambientale positiva.

È il passaggio che consente di avviare l’iter autorizzativo regionale e i procedimenti per espropri e asservimenti lungo il tracciato.

Primavera–estate 2023 – Arrivo del rigassificatore a Piombino

La nave rigassificatrice entra in funzione nel porto di Piombino, gestita da Snam.

Il gas naturale liquefatto viene rigassificato e immesso nella rete, rendendo evidente la necessità di infrastrutture di trasporto adeguate verso nord.

2023–2024 – Iter amministrativo del metanodotto

Prosegue la conferenza dei servizi e si completano i passaggi autorizzativi regionali. Emergono alcune modifiche puntuali al tracciato, che non cambiano l’impianto complessivo dell’opera ma allungano i tempi procedurali.

Inizio 2025 – Autorizzazione definitiva

Il procedimento si chiude e l’autorizzazione unica diventa efficace.

Da questo momento il metanodotto può entrare nella fase esecutiva.

2025 – Avvio dei cantieri

I lavori partono in modo progressivo lungo il tracciato tra Livorno e Piombino.

Dopo oltre dieci anni di stallo, l’opera passa  dalla carta al terreno.

Una lettura complessiva

Guardando la sequenza degli eventi, emerge un dato chiaro: il progetto del metanodotto rimane fermo finché Piombino non diventa un punto strategico di immissione del gas.

Solo con l’arrivo del rigassificatore il potenziamento della linea Livorno-Piombino diventa necessario e urgente. Formalmente distinti, i due percorsi risultano strettamente intrecciati nel tempo e nella funzione.

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