GROSSETO. Il dibattito è aperto da anni: cosa usare per il riscaldamento, il gas metano, la legna o il pellet? Tutti gli elementi hanno vantaggi e svantaggi, sia in termini di costi che di tipologia d’uso.
Il gas metano
Il gas metano è il combustibile più diffuso e economico. In tutte le case, praticamente, l’allacciamento alla rete permette all’utente di utilizzare la fonte energetica sia per il riscaldamento che per l’acqua calda e la cottura dei cibi. Il gas naturale offre margini di risparmio significativi rispetto agli altri combustibili con entrambi i tipi di caldaie: quelle ad alto rendimento o a condensazione. Il riscaldamento attraverso il metano avviene con la rete di tubature capillarmente distribuita su tutto il territorio, che consente a coloro che ne beneficiano di evitare i serbatoi di accumulo e di pagare soltanto in rapporto al gas consumato dalla caldaia. I costi variano dai contratti stipulati con i gestori, e da quanto la caldaia “lavora”. Degli studi di “Innovhub-Stazioni Sperimentali per l’Industria”, hanno certificato che in termini di benefici per l’ambiente, il gas metano resta il combustibile fossile meno inquinante per emissioni e PM10, come le stesse caldaie a gpl.
Stufe a pellet
Da molti anni in commercio sono state introdotte le caldaie a pellet e ce ne sono per tutti i gusti e esigenze. Il legno in pellet è un combustibile ricavato dal legno vergine, talvolta partendo da scarti di lavorazione (come la piallatura, segatura, schegge, ritagli).
Una domanda comune tra chi si avvicina al mondo del pellet è quanto dura un sacco da 15 kg e quanto costa? La risposta dipende da vari fattori, come la potenza della stufa, l’isolamento della casa e la temperatura desiderata. E sui costi a fare la differenza è il tipo di legno. All’inizio la stufa lavora a pieno regime per portare l’ambiente alla temperatura impostata, consumando più pellet. Una volta raggiunto il comfort termico, la potenza si riduce, per mantenerlo. In questa fase il consumo diminuisce sensibilmente e varia in base alla tipologia della stufa e alla sua potenza complessiva. Per questo motivo la durata di un sacco di pellet può variare notevolmente. Se la stufa è ben dimensionata e l’ambiente è adeguatamente isolato, un sacco da 15 kg potrebbe durare anche più di un giorno. Il pellet deve essere conservato in un luogo asciutto e ben ventilato, lontano da fonti di umidità. L’acqua è il suo nemico numero uno: se si inumidisce, perde il suo potere calorifico e può gonfiarsi, diventando inutilizzabile.
Camino
La legna per il camino, in molte case tante famiglie hanno installato il “termo camino” che riscalda l’appartamento attraverso i caloriferi, rimane un elemento base per il riscaldamento. La gestione è di sicuro più difficile, soprattutto per chi vive in un condominio: servono infatti spazi per l’accatastamento e il “lavoro” è certamente maggiore rispetto alla stufa a pellet.
Sui costi anche questo dipende da come viene comprata la legna, se al dettaglio o magari producendola in proprio. Così come non è semplice nemmeno lo smaltimento della cenere, che può comunque essere messa nei cassonetti dell’organico. Generalmente la fiamma di un camino o di una stufa, è da sempre considerata “rassicurante” e fa compagnia.