GAVORRANO. C’è una richiesta di rinvio a giudizio per otto persone nell’inchiesta sull’incidente mortale avvenuto il 20 agosto 2023 sulla strada statale Aurelia, nel tratto di Gavorrano, dove persero la vita Giovanni Cardinali e Monica Rosi. La procura di Grosseto contesta una serie di responsabilità tecniche e gestionali legate alla barriera di sicurezza installata lungo la carreggiata nord, ritenuta non adeguata a quel tratto di strada.
Secondo il sostituto procuratore Carmine Nuzzo, il dispositivo di protezione laterale montato sul bordo della carreggiata non avrebbe rispettato le caratteristiche richieste per quel tratto dell’Aurelia e avrebbe avuto un ruolo determinante nella dinamica dell’incidente mortale.
Nel documento depositato in tribunale vengono chiamati in causa dirigenti Anas, responsabili della manutenzione, tecnici e installatori della barriera.
Cosa accadde quel giorno sull’Aurelia
L’auto sulla quale viaggiavano le due vittime, una Renault Captur, il 20 agosto 2023, percorreva la carreggiata nord quando, per cause indicate come non determinabili nella richiesta della procura, perse improvvisamente aderenza e finì verso destra.
In quel momento il mezzo urtò il terminale iniziale del guard-rail e proprio quell’impatto, secondo la ricostruzione tecnica, avrebbe prodotto l’effetto più drammatico: invece di contenere il veicolo, la barriera avrebbe agito come una sorta di rampa di lancio, facendo sollevare l’auto per circa 43 metri fino al violento schianto contro un albero.
Giovanni Cardinali, che era alla guida, morì a causa di gravissime lesioni craniche e toraciche. Monica Rosi, seduta accanto a lui, riportò lesioni interne gravissime. La donna fu soccorsa con Pegaso e portata alle Scotte, dove morì poco dopo.
Perché il guard-rail è al centro dell’inchiesta
L’aspetto centrale dell’inchiesta riguarda il tipo di terminale installato sulla barriera. Secondo la procura, sarebbe stato montato un terminale semplice, adatto a strade dove il limite massimo è di 50 chilometri orari, mentre quel tratto dell’Aurelia consente velocità fino a 110 chilometri orari.
Per questo tipo di carreggiata, secondo le norme tecniche richiamate nella richiesta di rinvio a giudizio, sarebbe stato necessario un terminale diverso, capace di assorbire l’urto senza trasformarsi in un elemento pericoloso.
Mancavano i certificati previsti dalla normativa: certificato di corretta posa, certificato di corretto montaggio e certificato di collaudo. Elementi che, secondo l’accusa, avrebbero dovuto essere verificati prima della messa in funzione della barriera.
Il lavoro della polizia stradale
Le indagini sono partite subito dopo l’incidente grazie al lavoro della polizia stradale di Grosseto, che ha svolto rilievi tecnici approfonditi sul posto e avviato una ricostruzione dettagliata della dinamica.

Un lavoro investigativo molto ampio, quello della polstrada: gli agenti hanno eseguito rilievi fotografici completi, acquisito documentazione tecnica, sequestrato atti e raccolto tutti gli elementi necessari per capire se la barriera fosse conforme.
Determinante è stata anche la ricostruzione tridimensionale del sinistro, realizzata attraverso consulenze specialistiche che hanno permesso di simulare il comportamento del veicolo nell’impatto contro il terminale del guard-rail.
Nel corso dell’inchiesta sono stati effettuati anche accessi successivi negli uffici Anas per acquisire ulteriore documentazione tecnica e verificare responsabilità amministrative e operative.
Le responsabilità contestate
Secondo la procura, il tratto stradale sarebbe rimasto per anni in condizioni di rischio senza che venissero adottati correttivi adeguati.
Otto i destinatari della richiesta di rinvio a giudizio: Stefano Liani, dirigente Anas Toscana, insieme a Gioacchino Del Monaco, Mauro Petrone, Damiano Menchise, Maurizio Coppari, Antonio Scalamandré, Sebastiano Ciminelli e Salvatore Munciguerra.
A tutti viene contestata, a vario titolo, una condotta omissiva legata ai controlli, alla vigilanza e alla scelta tecnica della barriera.
Ora la decisione del giudice
La richiesta di rinvio a giudizio è stata depositata il 26 febbraio 2026 e ora sarà il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Grosseto a decidere se mandare a processo gli otto indagati.



