GROSSETO. Nel 1975 era stato lo scrittore Carlo Cassola a raccontare l’epica dei butteri maremmani, affiancando – in un paragone diventato celebre – l’immagine del mandriano a cavallo a quella del cowboy americano. Il reportage Maremma, amaro Far West, pubblicato sul settimanale Epoca, era accompagnato dagli scatti del fotografo Vittoriano Rastelli.

«La bellezza non mi piaceva dove la trovavano tutti, ma dove non la trova nessuno», scriveva Cassola.
Oggi, con un salto temporale di oltre cinquant’anni, quella voglia di rileggere la Maremma in chiave straniera, dissonante dalla Toscana da cartolina, torna nelle fotografie di Vittoria Sardi, giovane fotografa di Prato, recentemente laureata alla Libera Accademia di Belle Arti di Firenze.
Un progetto fotografico tra identità e paesaggio

Con i suoi 25 anni e un legame profondo con Marina di Grosseto, dove ha trascorso tutte le estati dell’infanzia, Vittoria Sardi ha dedicato la sua tesi di laurea alla figura del buttero. Il progetto, discusso lo scorso 18 marzo, si è trasformato anche in un fotolibro dal titolo Far from any road.
L’idea nasce da una fascinazione per il West americano: «Non serve andare dall’altra parte del mondo per raccontare i mandriani a cavallo», spiega. Da qui la scelta di approfondire la storia locale e di raccontare i butteri come simbolo autentico della Maremma.
Dal primo contatto al lavoro sul campo
Il progetto prende forma a novembre 2024, quando Sardi entra in contatto via social con i primi butteri. Le riprese iniziano poi nella primavera del 2025, seguendo da vicino Santino e Sofia, una coppia attiva tra Massa Marittima e la Maremma laziale.
All’inizio la fotografa osserva il lato spettacolare: esibizioni a Marina di Montalto e Canino, preparazione dei cavalli, caroselli equestri.
Momenti in cui i butteri mostrano al pubblico abilità e tradizione. Ma è entrando nella quotidianità che il progetto cambia profondità.

La vita vera del buttero
Alla Tenuta Le Piane, Sardi vive a stretto contatto con i butteri, seguendoli durante le giornate di lavoro: dalla gestione del bestiame alle vaccinazioni, fino al controllo delle gravidanze. Un’esperienza che le permette di cogliere il lato meno visibile di questa figura: sacrificio, dedizione e soprattutto il rapporto unico tra cavaliere e cavallo, basato su fiducia reciproca.
Il lavoro prosegue anche a Castiglione della Pescaia, in località Badia Vecchia, dove documenta tecniche tradizionali come l’allestimento del carro trainato dai tori.
Tra documentazione e visione artistica
Il progetto nasce come reportage, con oltre 3.500 scatti realizzati e successivamente ridotti a una selezione di circa cinquanta fotografie. Con il tempo, però, evolve verso una ricerca più personale ed estetica: ritratti, dettagli e paesaggi diventano centrali nel racconto.
«Il paesaggio e l’individuo si influenzano a vicenda», spiega Sardi, sottolineando come la Maremma non sia solo sfondo, ma parte integrante dell’identità dei butteri.

Il dialogo con il mito del West
Nel suo lavoro, la fotografa guarda anche a progetti internazionali dedicati al West americano, ispirandosi a fotografi contemporanei che hanno raccontato la figura del cowboy tra realtà e immaginario.
Un confronto che rafforza il senso del progetto: mostrare come anche in Maremma esista una cultura autentica, spesso percepita come folclore, ma ancora viva e profondamente radicata.



