PORTO SANTO STEFANO. Il calcio d’inizio della prima partita ufficiale dell’Argentario calcio sul rinnovato campo del Maracanà segna un momento storico. Una giornata attesa da decenni, che va oltre il risultato sportivo, purtroppo negativo, e che restituisce alla comunità una struttura finalmente all’altezza.
Le condizioni per fare bene, sul campo e fuori, ci sono tutte. Ma come spesso accade, neanche il tempo di inaugurare che sono già divampate le polemiche politiche, con il sindaco del comune di Monte Argentario, Arturo Cerulli, “costretto” a fare chiarezza attraverso le sue pagine ufficiali.
In ballo c’è il “merito” della realizzazione dell’impianto, al centro della diatriba tra i sostenitori dell’amministrazione precedente targata Borghini e l’attuale guidata da Cerulli.
Cerulli: «Facciamo chiarezza, una volta per tutte»
«Negli ultimi giorni – spiega il primo cittadino – continuano a circolare ricostruzioni fantasiose e affermazioni non corrispondenti al vero su come si sia arrivati alla realizzazione di questo intervento, atteso da sessant’anni. È quindi doveroso ribadire alcuni punti fermi».
Il lavoro è stato realizzato interamente con fondi comunali. Nel 2023 non esisteva alcun progetto pronto, neppure a livello preliminare.
Nei bilanci di previsione delle precedenti amministrazioni, comprese quelle guidate dall’asse Borghini/Pd, non era previsto alcun intervento sul Maracanà.
«L’ipotesi di un parcheggio a cinque piani con sopra un nuovo stadio – prosegue Cerulli – è sempre rimasta tale: parole, suggestioni, illusioni di qualche credulone, mai atti concreti. Questi sono i fatti, tutto il resto è narrazione».
Il campo della discordia
Il nuovo manto del Maracanà, inaugurato sabato, è già diventato terreno di scontro politico. In realtà le discussioni covavano sotto traccia da tempo, soprattutto mentre il rifacimento storico del campo prendeva forma.
C’è chi rivendica meriti e chi tenta di riscrivere la storia. Ma la realtà è semplice: il campo è stato fatto e finalmente l’Argentario ha un terreno di gioco all’altezza del blasone della società.
Questo ha un solo colore, quello verde che risplende. Sul Maracanà non c’è colore politico: quando si realizzano opere pubbliche di tale importanza vince la comunità. Qui serve il tanto sventolato senso di appartenenza santostefanese, che deve andare al di là degli schieramenti.
Nessuno ha vinto, tanto meno perso. Ha vinto l’Argentario. E questo deve bastare. Il Maracanà, dopo sessant’anni di attesa, è tornato a vivere.



