Lupo ucciso e appeso a un cartello: il processo si chiude in appello per prescrizione | MaremmaOggi Skip to content

Lupo ucciso e appeso a un cartello: il processo si chiude in appello per prescrizione

Riformata la sentenza di primo grado per i fatti del 2017, confermate le decisioni sul piano civile
Il lupo ucciso, scuoiato e attaccato al cartello stradale
Il lupo ucciso, scuoiato e attaccato al cartello stradale

RIOTORTO. Si chiude in appello, con una declaratoria di prescrizione, il procedimento giudiziario per l’uccisione del lupo ritrovato impiccato lungo una strada tra Monterotondo Marittimo e Suvereto nell’aprile del 2017.

La Corte di appello di Firenze ha riformato la sentenza di primo grado che aveva condannato l’allevatore di Riotorto Salvatore Fais a sette mesi di reclusione, confermando però le statuizioni civili a favore delle associazioni ambientaliste.

La decisione della Corte di appello di Firenze

La terza sezione penale della Corte di appello, presieduta da Daniele Cenci, ha dichiarato il non doversi procedere nei confronti dell’imputato per intervenuta estinzione del reato dovuta alla prescrizione. Restano tuttavia valide le decisioni sul piano civile già stabilite in primo grado, mentre le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.

In primo grado Fais era stato condannato anche al pagamento di una multa e al risarcimento nei confronti delle associazioni Legambiente, Wwf e Lav, tutte costituite parte civile nel processo.

Il ritrovamento del lupo tra Suvereto e Monterotondo

I fatti risalgono al 27 aprile 2017, quando un esemplare di lupo venne rinvenuto morto, scuoiato e appeso a un segnale stradale. Sotto la carcassa era stato collocato un cartello con scritte a pennarello, tra cui «No agli abbattimenti, sì alla prevenzione» e «No Lav».

L’episodio suscitò forte indignazione e portò all’apertura di un’indagine. In un primo momento la Procura aveva chiesto l’archiviazione per l’impossibilità di individuare il responsabile, ma successivamente le indagini vennero riaperte dai carabinieri forestali.

Le indagini e le prove scientifiche

La nuova fase investigativa si è basata anche su accertamenti tecnici condotti dai Ris. Dalle analisi emerse che l’animale era stato ucciso tramite strangolamento con un laccio ed era morto per asfissia. La scuoiatura sarebbe stata effettuata con un coltello a lama corta.

Gli inquirenti hanno isolato tracce di dna e impronte digitali, in particolare sulla corda utilizzata per legare il lupo. Durante una perquisizione nell’azienda dell’allevatore venne inoltre rinvenuta una cabina del gas dalla quale mancava un cartello di avvertimento: i lembi rimasti risultavano compatibili con quello appeso sopra la carcassa dell’animale.

Sulla base di questi elementi, nel dicembre 2018 Fais venne iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di furto venatorio e uccisione di animale.

La linea difensiva e il processo

Nel corso del procedimento, l’avvocato Carlo Valle ha sostenuto più volte l’applicazione del principio del «ne bis in idem», affermando che il suo assistito era già stato sanzionato per la stessa vicenda. In aula sono stati ascoltati anche i carabinieri del Ris e alcuni testimoni della difesa, tra cui il padre dell’imputato.

La difesa ha inoltre chiesto che l’uccisione del lupo fosse valutata come un’azione «dettata da necessità», collegandola ai presunti attacchi subiti dall’allevamento da parte di predatori.

Prescrizione penale, restano le statuizioni civili

Con la decisione dell’altro giorno, il procedimento penale si è chiuso senza una conferma della condanna, ma la Corte ha lasciato invariati gli effetti civili della sentenza di primo grado. Un epilogo che mette fine a una vicenda giudiziaria durata anni e che aveva acceso un acceso dibattito sul rapporto tra attività zootecniche e tutela della fauna selvatica.

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