Lupi, via libera agli abbattimenti: in Toscana previsti 22 prelievi | MaremmaOggi Skip to content

Lupi, via libera agli abbattimenti: in Toscana previsti 22 prelievi

Con il nuovo decreto ministeriale la Toscana è la regione con più lupi prelevabili: pesa il conflitto con la zootecnia in Maremma
Un branco di lupi, via agli abbattimenti in Toscana
Un branco di lupi, via agli abbattimenti in Toscana

GROSSETO. Il declassamento del lupo apre a una nuova fase nella gestione della specie in Italia. Con un decreto ministeriale del novembre 2025, il Canis lupus non rientra più tra le specie a protezione rigorosa e diventa oggetto di misure di gestione. Una svolta che, in Toscana, si traduce in un dato preciso: 22 lupi potranno essere abbattuti, il numero più alto a livello nazionale.

Il decreto sul lupo e il cambio di protezione

Il provvedimento modifica gli allegati D ed E del Dpr 357/87, recependo la direttiva europea 2025/1237. Il lupo passa così tra le specie di interesse comunitario il cui prelievo può essere consentito, purché venga garantito uno «stato di conservazione soddisfacente».

Per Confagricoltura Grosseto, si tratta di un passaggio atteso da anni. Il presidente Attilio Tocchi parla di «un primo segnale concreto di cambiamento», soprattutto per territori come la Maremma, dove il conflitto tra lupi e allevamenti è diventato strutturale.

I numeri del prelievo: 22 lupi in Toscana

Lo schema di decreto del ministero dell’ambiente, previsto dalla legge sulla montagna, fissa un tasso massimo di prelievo annuo compreso tra il 3 e il 5% della popolazione stimata. Sulla base dei dati disponibili, il contingente nazionale sarebbe di 160 lupi, di cui 22 assegnati alla Toscana, pari a circa il 14% del totale.

Un dato che rende la Toscana la regione con il numero più elevato di abbattimenti consentiti, davanti a Piemonte, Lazio ed Emilia-Romagna. Una scelta che riflette la pressione particolarmente forte esercitata dalla specie sul comparto zootecnico regionale.

Dati vecchi e stime sottovalutate

Secondo Confagricoltura Grosseto, uno dei principali limiti del decreto è l’utilizzo di dati ormai superati. Le stime di riferimento risalgono infatti al monitoraggio nazionale 2020-2021, che indicava circa 3.300 lupi in Italia.

Nel frattempo, spiegano gli agricoltori, la presenza del lupo è aumentata ed è diventata più capillare, ma questo non emerge nelle cifre ufficiali. Una criticità riconosciuta anche da ISPRA, che ammette una sottostima legata alla frammentazione dei sistemi di raccolta dati regionali.

Predazioni e danni alle aziende

I numeri delle predazioni raccontano un fenomeno che va oltre la percezione. Tra il 2015 e il 2019 si sono registrati circa 18 mila eventi di attacco, con oltre 43.700 capi uccisi, in gran parte ovicaprini. Nel solo 2024 i danni economici hanno raggiunto 2,8 milioni di euro.

Il peso maggiore ricade su un numero limitato di aziende, circa 1.300 in tutta Italia, colpite in modo ripetuto. Molte di queste si trovano proprio in Maremma, dove l’allevamento rappresenta non solo un’attività economica, ma anche un presidio del territorio e dell’ambiente rurale.

Tra tutela della specie e difesa dei territori

Il declassamento del lupo viene definito «un passo nella giusta direzione», ma non risolutivo. Senza dati aggiornati, strumenti efficaci e interventi realmente calibrati sui territori, il rischio è quello di misure parziali.

La sfida, secondo Confagricoltura Grosseto, resta quella di trovare un equilibrio tra la tutela della biodiversità e la sopravvivenza delle aziende agricole. Un equilibrio che, oggi, passa anche da una scelta chiara: la gestione del lupo non può più prescindere dalla realtà delle campagne maremmane.

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