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Luigi Ambrosio in the world, per non dimenticare

Manuel Casagni, in Australia, si è fatto tatuare il volto di Gigi e ha girato il video del viaggio dal tatuatore. Lo stesso ha fatto Stefania Rosini che vive a Los Angeles

GROSSETO. Il video di un viaggio lungo un fiume tra barche, pellicani e case galleggianti con la musica dei Pochill – Violet Theme – come colonna sonora. La piccola imbarcazione scivola sulle acque limacciose, verso un approdo. Pochi passi tra prati verdi, canguri ed eucaliptus fino al laboratorio “Sam Clark Tatoos”. Sul lettino è pronta l’immagine da tatuare, tratta da un intenso primo piano di Luigi Ambrosio, scomparso a 40 anni il 16 settembre, e l’uomo che di lì a poco se lo farà tatuare sul braccio è Manuel Casagni, grossetano, da 21 anni in Australia, amico fraterno di Gigi, malgrado la distanza e anni interi senza vedersi. Il tatuaggio è il suo modo di rendere omaggio all’amico che amava come un fratello e che vuole tenere con sé per sempre.

«Gigi, per me, era un fratello. Aveva aveva un cuore grande, era il nostro “principe”», racconta Manuel, compagno delle scuole superiori di Luigi e della sorella Michela. Ora Manuel vive con la compagna e il figlio Luca a Noosa, una cittadina sulla costa del Queensland, nel tempo libero fa surf e skate la passione che lo ha portato, poco più che ventenne, a fare il viaggio in Australia, innamorarsene e decidere di restare.

«Anche se da tanti anni sono qua, mi sono sempre sentito vicino a Gigi e Michela, ero fiero del locale che gestivano. Ogni volta che tornavo a Grosseto, io e Gigi, dopo la chiusura del bar Ricasoli, ci trovavamo a casa sua a chiacchierare e  a tirar mattina con un bicchiere di vino, affettati e torta ai pinoli, ascoltando i Sangue Misto e Acid Pauli. Quando rientravo in Australia, ci sentivamo meno, ma dopo che si era ammalato i nostri contatti erano diventati più frequenti».

Manuel Casagni mostra soddisfatto il suo tatuaggio
Manuel Casagni mostra soddisfatto il tatuaggio. Alle sue spalle Sam Clark

Poi è arrivata la sera del 16 settembre. «Quel maledetto pomeriggio – ricorda Manuel – ero a fare surf in una spiaggia isolata a una mezz’ora da casa. Mentre uscivo dall’acqua, ho sentito un dolore improvviso e lancinante a una caviglia. Ho pensato che mi avesse morso un serpente marino o mi avesse preso una medusa, ma quando sono tornato alla macchina non avevo nemmeno un graffio. È stato dopo, al momento in cui ho visto i messaggi di amici con la terribile notizia, che ho capito. È stato un shock…quel dolore alla gamba, come un presagio, un segno. In quell’istante esatto ho deciso di farmi il tatuaggio. Ho scelto quella foto senza neanche sapere chi l’avesse fatta, colpito dallo sguardo di Gigi, da maestro, da guida, …quasi che il suo compito su questa terra fosse stato di aggregare le persone, tenerle insieme».

Il disegno che Manuel ha pensato insieme al tatuatore, Sam Clark, ha un valore simbolico, oltre a quello affettivo, con il girasole che rappresenta Grosseto, la terra d’origine tanto amata da Manuel e da Gigi, la farfalla che simboleggia la vita di Luigi, «quella nuova, anche dopo la morte, e la libertà – dice Manuel – perché Luigi era un uomo libero e lo dimostrava in tutto: nel vestire, nel suo bar, nella musica che ascoltava, nelle cose che amava collezionare. E poi si capiva dall‘energia, che ci faceva essere simili e che allo stesso tempo rendeva lui unico, al top in tutto, anche se non voleva sentirselo dire. Un grande anche in questo. Sarà un shock tornare a Grosseto e non trovarlo più  dietro al suo bancone, non sentire la sua voce, non abbracciarlo. Lo porterò con me comunque e dovunque vada. Lui e il suo spirito libero. Chissà dove sarà e cosa si inventerà lassù».

Il volto di Gigi sul braccio di Stefania Rosini, che vive a Los Angeles

Il tatuaggio con il volto di Gigi sul braccio si Stefania Rosini
Il tatuaggio di Stefania Rosini

Luigi Ambrosio come Maradona, che lui stesso portava tatuato in un polpaccio. Luigi in the world, visto che un’altra amica, Stefania Rosini, fotografa di scena, da 13 anni a Los Angeles, si è fatta anche lei un tatuaggio subito dopo la morte di Gigi.  «Ero in Messico quando mi hanno detto che ci aveva lasciato – racconta – erano le 3 di notte. Sono scappata in spiaggia e sono rimasta lì fino alle 7 ad aspettare l’alba, ascoltando musica e piangendo fino a esaurire tutte le lacrime. Ero da sola e così tatuarmi il suo ritratto sul braccio è stato un modo per sentire meno dolore, per non affogare nel vuoto incolmabile che sentivo e sento dentro. Ho preso una delle mie foto preferite tra le tante che ho scattato a Gigi e sono andata da un tatuatore. Non ho nemmeno aspettato di rientrare a Los Angeles, dove magari avrei potuto trovare qualcuno più bravo, avevo bisogno di fare questa cosa e di farla subito lì dove mi trovavo quando è successo. Non è un modo per ricordarlo, perché è impossibile dimenticarlo, è un modo per portarlo sempre con me».

 

 

 

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