«Lorenzo esiste e ora sorride»: la vittoria di una madre e il ritorno al vivaio | MaremmaOggi Skip to content

«Lorenzo esiste e ora sorride»: la vittoria di una madre e il ritorno al vivaio

Superato l’ostacolo burocratico della mobilità, il giovane riabbraccia i compagni. Il racconto di chi ogni giorno trasforma la cura delle piante in un percorso di autonomia e solidarietà
Lorenzo Chiavacci con la divisa della Nuova Giovanile, a destra alcuni ragazzi che svolgono le attività al vivaio
Lorenzo Chiavacci con la divisa della Nuova Giovanile, a destra alcuni ragazzi che svolgono le attività al vivaio

CAMPIGLIA MARITTIMA. Lorenzo è tornato al vivaio. Con immensa gioia, Cecilia Mariani, madre di Lorenzo Chiavacci, condivide sulla sua pagina social l’emozione di veder tornare suo figlio a sorridere. 

A Lorenzo Chiavacci, un ragazzo 27enne, affetto dal disturbo autistico, gli era stata tolta la possibilità di tornare a partecipare al progetto in cui era inserito grazie alla Nuova Giovanile, a causa di una sospensione del servizio di trasporto. 

Lorenzo è tornato al vivaio

Cecilia, però, ha lottato, come solo una madre può fare, anche attraverso charge.org e, alla fine, i mezzi per condurlo sul posto sono stati trovati. 

«Lorenzo adesso è felice. Sorride. Lorenzo esiste».

Lorenzo Chiavacci con la divisa della Nuova Giovanile
Lorenzo Chiavacci con la divisa della Nuova Giovanile

In questa frase condivisa dalla mamma sui social con tanto di foto di suo figlio soddisfatto per aver riottenuto il suo posto, Cecilia racchiude in poche parole, tutta la problematica che i disabili, di tipo fisico o neuropsichiatrico, si trovano a dover vivere. 

Lorenzo esiste. Adesso si sente utile, ha un suo posto, fa qualcosa non solo per sé ma anche per gli altri. 

Una soddisfazione che lui, e tanti altri ragazzi nella stessa condizione, hanno il diritto di poter ottenere

«Poca cosa direte voi – scrive Cecilia -,la consegna di una felpa e un pantalone con il logo della cooperativa, dove Lorenzo svolge un progetto di inserimento. Non lavorativo, perché, anche se abile, a mio avviso, la burocrazia è tale che, come al solito, costa troppo. Il sociale costa troppo.
Solo un sociale, però, quello per disabili. Ma se io non avessi scritto di lui, se fossi rimasta in silenzio, Lorenzo non sarebbe tornato al vivaio…».

Un progetto di vitale importanza

Il progetto al vivaio era stato rinnovato automaticamente, purtroppo, però, si è dovuto attendere prima di riuscire a trovare qualcuno disponibile a portarlo sul posto.

Abbiamo ascoltato le parole di chi vive a stretto contatto con i disabili e con loro lavora ogni giorno e l’emozione traspare, e nemmeno poco. 

«Sono i miei ragazzi – racconta Adriana Bientinesi, responsabile del vivaio e tutor degli inserimenti lavorativi -. Con loro condivido gioie e dolori, li vedo cambiare, crescere, integrarsi, rendersi autonomi».

Adriana insieme ai ragazzi durante le attività al vivaio
Adriana insieme ai ragazzi durante le attività al vivaio

Quando arrivano al vivaio, Adriana cerca fin da subito di costruire, attraverso un approccio empatico, un dialogo volto all’instaurazione di una fiducia che permetta loro di lasciarsi andare: «All’inizio del progetto, i nuovi inserimenti hanno bisogno di tempo prima di sentirsi a loro agio. Con loro parlo di tutto, ma soprattutto ho sempre un approccio umano. Li tratto come ogni persona dovrebbe essere trattata, senza farli sentire diversi, perché in realtà non lo sono, anzi, sono migliori di molti altri soggetti».

«Chiedo loro di aiutarmi prima con le piccole cose: lavoriamo la terra, piantiamo i semi nei vasi, innaffiamo le piantine, le vediamo nascere. Loro si sentono utili e l’attività in mezzo al verde e all’aria aperta è un ottimo modo per sciogliere le loro tensioni e farli sentire a contatto con la natura e con loro stessi».

Adriana Bientinesi, la tutor come punto di riferimento 

Con il passare del tempo i ragazzi iniziano a prendere confidenza con il luogo, con le persone intorno e con i loro compagni. Adriana non insegna loro solo la cura delle piante, ma cerca di passare il messaggio della solidarietà:

«Insegno loro a cooperare, aiutarsi a vicenda. Dapprima faccio notare quali sono i loro punti di forza. Ad esempio se uno è più bravo in una mansione o in un’altra, e se un compagno è carente in quel tipo di pratica dico loro di aiutarlo. Con il tempo, si comprendono da soli, si aiutano, si danno una mano a vicenda senza bisogno che io intervenga. In poche settimane li vedo cambiare».

Ci sono ragazzi che quando arrivano non pronunciano una parola. Nel giro di qualche mese non solo parlano, ma raccontano ad Adriana le loro più grandi soddisfazioni o, al contrario, ciò che li rende tristi.

«Loro condividono tutto con me, io faccio altrettanto».

Il vivaio, un luogo in cui si cresce e ci si rende consapevoli 

Adriana diventa, dunque, non solo la loro insegnante, ma un punto di riferimento. Entra a far parte della loro famiglia:

«Spesso, quando arrivano, alcuni sono in condizioni disastrose, non vogliono lavarsi, entrano ogni giorno sempre con gli stessi abiti perché non accettano di cambiarli. Tanti genitori sono esasperati e capita che a volte si affidino a me e chiedano il mio aiuto anche per le semplici cose. In questi casi con loro sono un po’ più dura, senza mezzi termini, faccio capire che non è il modo giusto di vivere, che devono prendersi cura di loro stessi in primo luogo. A volte ci vuole un po’ di tempo, ma poi comprendono. Iniziano a tenere alla loro persona e al modo in cui si presentano. Anche questi particolari, per la famiglia e per loro, sono importanti passi avanti, che se non avessero avuto l’opportunità di poter partecipare ad un progetto sociale di questo tipo, magari non avrebbero mai imparato perché non ne avrebbero compreso il senso».

Più passa il tempo, più loro ad Adriana si affezionano, tanto che diventa un pilastro  fondamentale:

«Anche coloro che hanno smesso di frequentare il vivaio, perché hanno terminato il loro percorso, mi chiamano, mi cercano e continuano a condividere con me le loro emozioni. Anche io mi assicuro che stiano bene. È capitato che qualcuno avesse acquistato un motorino e io fui la prima persona a vederlo dopo i genitori. Un altro venne a presentarmi la fidanzatina. Anche a distanza di anni, i rapporti con me continuano, e questo per me è fonte di immensa gioia, perché significa che in qualche modo sia io che il progetto siamo stati importanti per la loro crescita personale».

Al vivaio ci sono ragazzi di tutte le età, dai giovani ai più grandi, anche persone sui 50 anni passati.

Il vivaio e i progetti di questo tipo sono importantissimi per loro. Bisogna puntare anche al sociale, perché per qualcuno può davvero fare la differenza tra il vivere una vita apatica, giorno dopo giorno, e vivere con il sorriso sulle labbra. 

«Un grazie particolare ad Adriana, che mi rammenta Lorenzo – ringrazia Cecilia Mariani – e che con dedizione, amore ed empatia si occupa di questi ragazzi speciali. Ma anche con passione e, questa, ci vuole sempre in ogni lavoro e professione. Due ore a piantare rose e Lorenzo è felice. Esiste».

Sì, Lorenzo esiste.

Ognuno di loro esiste

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

© 2021 PARMEDIA SRL – Via Cesare Battisti 85, 58100 – Grosseto – P.I.V.A. 01697040531
Tutti i diritti riservati.