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Lontani dal caldo, vicini al cuore: Montorsaio

Il borgo guarda dall’alto la pianura maremmana. Fresco in estate è punto di partenza e di arrivo per escursionisti ma anche per chi vuol ritagliarsi un angolo nelle calde giornate estive
Uno scorcio di Montorsaio
MONTORSAIO. Lontani dal caldo, vicini al cuore: ecco Montorsaio. Adagiato su di un colle vicino al capoluogo della Maremma, il borgo guarda le opere dell’uomo e ricorda a tutti, pensieroso, il suo passato.
 
Datati 1178, i documenti autenticati del notaio Damiano, parlano di una miniera metallifera.
 
In questi anni nasce Montorsaio. Le vecchie case disposte in cerchi concentrici, a difesa dell’antico cassero ancora visibile, si sono godute fin da subito l’aria che a quell’altitudine si fa fresca e salubre, a contrasto con quella spesso più afosa della vicina pianura maremmana.
 
Uno dettaglio nel borgo di Montorsaio
 

Medioevo e refrigerio

In epoca medievale Montorsaio ebbe tra le famiglie al suo comando quella di origine longobarda degli Ardengheschi, feudatari di Civitella Paganico e Roccastrada. Poi passò sotto il mantello di Siena con i Salimbeni e, successivamente, andò a fare parte (dalla caduta della repubblica senese nel 1555) del Granducato di Toscana.
 
Il borgo sfiora i 400 metri sul livello del mare, circondato da macchia mediterranea, castagni, olivi. Da lontano il colpo d’occhio è notevole, dal basso spicca maestoso e, una volta arrivati sulla cima, il mondo sembra ai propri piedi. Le auto corrono piccole, lontane, i profumi di macchia si fanno più forti, gli occhi prendono il volo.
Una foto della vista vicino a Montorsaio
Baciato dal maestrale Montorsaio, gode di una posizione ottimale per le escursioni nella fitta macchia sottostante. Il Convento di San Benedetto alla Nave, antico monastero benedettino sulle pendici di Monte Leoni, rimane sicuramente una meta adatta per un’avventura di gruppo, alla scoperta di un territorio ancora per molti aspetti selvaggio.
 
Montorsaio può comunque essere scelto anche per rilassarsi con un pranzo o una cena all’aperto, in estate, lontani dalla calura e più vicini all’anima. Dopo una visita nel borgo, tra la chiesa dei Santi Cerbone e Michele e quella del Santissimo Crocifisso, riposarsi sarà un piacere. La sera, trascorsa in uno de locali del paese, sfiorati dall’aria fresca e frizzante, sembrerà più leggera.
 

La Buca dei pipistrelli

Dove non sono arrivati i documenti del notaio Damiano, per raccontare Montorsaio, arriva il carbonio 14 (utilizzato in archeologia per datare i materiali organici). Nel Paleolitico la zona brulicava di uomini di Neanderthal che trovavano riparo nelle grotte del luogo, dove sono stati rinvenuti diversi resti fossili di animali e di una cena del tempo.
 
Un ritrovamento fatto nella grotta dei pipistrelli
La “Buca dei pipistrelli” spicca tra tutte: ampia circa 30 metri, accoglie reperti faunistici, umani e ceramici. Scoperta nei primi anni ’60, dai professori Alfio Giannoni e Vincenzo Guerrini (membri del Gruppo speleologico maremmano), la grotta prende ovviamente il nome dalla ben più recente frequentazione da parte dei pipistrelli, ma rimane la prova ultima della grande attività umana che la zona ospitava già nel Paoelolitico e nell’età del bronzo
 

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