GROSSETO. È poco dopo le 18.30 del 12 novembre quando la scena si accende in via Monterosa, all’ex Foro Boario. Un’area abbandonata, fatta di recinzioni rotte e ombre lunghe, diventa il teatro dell’ennesima operazione contro lo spaccio.
La polizia municipale porta a termine un arresto che racconta molto di più di un semplice intervento: un metodo, una strategia, un fenomeno che cambia pelle ma non sostanza.
Il protagonista è Yosri Romdhani, tunisino del 1997, nome noto agli agenti. Sotto controllo da tempo per la sua attività di spaccio, sempre in sella a una bici per sfuggire ai controlli, sempre pronto a sparire dietro una curva. Questa volta, però, la municipale ha deciso di giocare con le sue stesse regole.
L’ombra che si muove in bici
Il dispositivo messo in campo dal nucleo operativo sicurezza è studiato come un perimetro invisibile. Un agente in bici posizionato in via Capodistria. Un altro in monopattino tra via della Pace e via Capodistria. Due agenti in auto nel parcheggio dell’Obi. Altri ancora in via Ortigara. Una rete silenziosa, tesa, in attesa.
Dal parchetto di via della Pace un agente vede il ragazzo salire in bici e dirigersi verso via Quarnaro. Lo riconosce subito. Il modus operandi è quello di sempre: piccoli spostamenti rapidi, micro-consegne, la droga nascosta altrove. Yosri non porta mai troppo addosso: «solo pochi grammi», spiegano gli agenti, «quel tanto che basta per chiudere lo scambio e non farsi trovare con quantità importanti».
Lo scambio davanti al chiosco
Il giovane arriva in via Adamello, poi svolta verso via Monterosa. Si ferma davanti a un chiosco. Lì lo raggiunge un cliente, grossetano. Una breve conversazione, uno scambio di mani. L’agente in bici lo vede cedere qualcosa. Cocaina.
L’intervento scatta immediato. Yosri spinge sui pedali e tenta la fuga. L’agente prova a seguirlo, ma il ragazzo accelera. Nel frattempo un altro agente blocca l’acquirente, che prova a disfarsi della droga gettandola a terra. Viene recuperata e sequestrata: due dosi acquistate per 100 euro, una terza regalata. L’accordo, come spesso accade, preso su WhatsApp. Il contatto sul telefono salvato come «Fratello Mario», per non lasciare tracce vere.
La fuga dentro l’ex Foro Boario
Romdhani si lancia verso via Monterosa e raggiunge l’area dell’ex Foro Boario. Lì capisce di essere circondato. Abbandona la bici, si infila in un’apertura della recinzione e prova a fuggire a piedi. La corsa dura poco.
Gli agenti lo raggiungono. Lui oppone resistenza, si dimena, colpisce. Nel parapiglia alcuni agenti rimangono feriti. Alla fine viene ammanettato. Addosso ha 100 euro nascosti nelle mutande e altri 260 euro in tasca.
Un metodo studiato, una risposta adeguata
Il modus operandi del giovane non è nuovo: spaccio rapido, punti di deposito della droga lontani dal luogo di consegna, micro-quantitativi per ridurre il rischio. Sempre in bici. Sempre in fuga.
Per questo la municipale ha scelto di agire allo stesso modo: pattuglie leggere, veloci, capaci di muoversi con la stessa agilità .
Il 27enne è difeso dall’avvocato Giulio Parenti.
Un fenomeno che si ripete
L’operazione del 12 novembre conferma una dinamica ormai consolidata nella zona tra via Monterosa, via della Pace e il Foro Boario: un reticolo di spostamenti brevi, accordi via messaggi, cessioni rapide. Questa volta, però, la rete preparata dagli agenti ha funzionato.
Venerdì 14 novembre, il giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna, ha convalidato l’arresto del ventottenne e ha disposto la custodia in carcere. L’avvocato Parenti presenterà ricorso al tribunale del riesame.



