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Quindicimila voti spostati: così Limatola ha ribaltato la Provincia e aperto il caso nel centrodestra

Dal vantaggio teorico del centrodestra alla vittoria netta del presidente uscente: decisivi i piccoli comuni, i voti pesanti strappati nei territori avversari e una candidatura che non ha mai davvero compattato il fronte avversario
Il brindisi in Provincia dopo il voto, da sinistra Chelini, Marras, Limatola, Cirillo, Simiani e Menghini
Il brindisi in Provincia dopo il voto, da sinistra Chelini, Marras, Limatola, Cirillo, Simiani e Menghini

GROSSETO. Non è stata una vittoria ai punti. È stata una vittoria politica piena, netta, persino più larga di quanto dica il risultato finale. Francesco Limatola non solo mantiene la guida della Provincia di Grosseto, ma lo fa ribaltando una partita contro Andrea Casamenti che, almeno sulla carta, il centrodestra riteneva favorevole.

Perché i numeri iniziali raccontavano altro: il centrodestra partiva con un vantaggio teorico di circa 10.500 voti ponderati, costruito sul controllo di molti Comuni e soprattutto dei centri più pesanti della provincia. E invece il risultato finale dice che Francesco Limatola vince di circa 5.000 voti ponderati, il che significa una sola cosa: si sono spostati oltre 15 mila voti ponderati rispetto allo schema politico previsto.


(nota per il lettore: i Comuni sono divisi in 5 fasce, a seconda della popolazione. Più il Comune è grande più il voto pesa e si moltiplica per un coefficiente. Grosseto ha 1060, Follonica, Orbetello e Argentario 452, poi a scendere 296, 150 e 75. Qui un articolo che spiega bene)


Nelle elezioni provinciali questo non accade per caso. Non è un incidente numerico. È un fatto politico, che peserà a lungo sugli equilibri e che porterà conseguenze fino al voto nei comuni di Grosseto, Orbetello e Castiglione del 2027. Parole di rabbia a caldo come “tradimento” sono macigni sul collante della coalizione.

Un clima da resa dei conti. Un po’ come la notte dei lunghi coltelli di oltre 90 anni fa.

La vera forza di Francesco Limatola: vincere nei piccoli comuni e rompere il fronte avversario dove pesa di più

La lettura superficiale direbbe che Francesco Limatola ha vinto nei piccoli comuni. Ed è vero, nelle ultime due fasce ha fatto il pieno, monetizzando quattro anni di buoni rapporti e politica concreta. Ma non basta.

Perché il punto politicamente più rilevante è un altro: Limatola ha preso anche voti pesanti nei territori dove il centrodestra doveva essere impermeabile.

Due voti arrivati da Monte Argentario, uno da Follonica, hanno spostato il peso vero nelle fasce decisive del voto ponderato. Sono oltre 1350 voti tolti da una parte e aggiunti dall’altra, 2700 in tutto.

Non sono numeri marginali: sono segnali politici precisi. Vuol dire che pezzi del centrodestra non hanno seguito fino in fondo Andrea Casamenti. Vuol dire che il candidato scelto non è stato percepito come il punto di sintesi naturale della coalizione. Se non, come dice il voto, addirittura osteggiato.

Vuol dire, soprattutto, che dentro il centrodestra qualcuno ha scelto consapevolmente di non blindare la candidatura. La caccia ai nomi è già partita, ma non ci vorrà molto a scoprirli.

Poi ci sono state assenze pesanti, 5 nel centrosinistra, una decina nel centrodestra. Troppi.

Dove la sconfitta diventa pesante: i comuni dove Casamenti viene travolto

Se poi si guarda dentro il voto comune per comune, il dato diventa ancora più duro. Facciamo solo alcuni esempi.

Manciano, amministrato dal centrodestra: 10 voti su 12 a Limatola, con l’assenza di Hanna Lesch del Pd. E anche qui si vota l’anno prossimo.

Pitigliano: 8 voti su 8.

Magliano in Toscana: Casamenti zero voti.

L'abbraccio fra Limatola e Fusini
L’abbraccio fra Limatola e Fusini

Capalbio: un solo voto al candidato del centrodestra.

Questi non sono scarti fisiologici. Sono squilibri netti. Sono territori dove Limatola non si limita a tenere il suo perimetro: entra dentro il consenso avversario e lo svuota.

Ed è qui che emerge la vera differenza costruita in questi quattro anni: Limatola ha usato la Provincia come luogo di relazione politica stabile con i sindaci, anche dei Comuni che non erano mai stati considerati, mentre il centrodestra ha letto la partita quasi solo in termini di appartenenza formale.

Ma nelle provinciali l’appartenenza, da sola, non basta mai. Conta la fiducia personale. Conta la rete. Conta il rapporto costruito nei territori.

E su questo Francesco Limatola ha vinto molto prima del voto.

Francesco Limatola con Alberto Bertinelli e Gabriele Fusini, due colonne decisive nella vittoria
Francesco Limatola con Alberto Bertinelli e Gabriele Fusini, due colonne decisive nella vittoria

Il nodo vero: la candidatura Casamenti era davvero la scelta giusta?

La sconfitta inevitabilmente riapre una domanda che dentro il centrodestra oggi molti si stanno già facendo: Andrea Casamenti era il candidato più adatto?

Perché il problema non è solo aver perso. Il problema è aver perso una partita che sulla carta era favorevole. Come essere 3-0 dopo l’andata dei quarti di Champions League e non andare in semifinale. 

E qui il peso politico di Fratelli d’Italia diventa inevitabile. Perché Casamenti è stato il nome fortemente sostenuto da quell’area politica, dentro una scelta che molti hanno letto come fortemente guidata da Luca Minucci. Che non è neppure passato in consiglio.

Il risultato finale oggi rischia di trasformarsi in un conto politico interno.

Anche perché il sospetto che circola è semplice: con un nome diverso, per esempio Arturo Cerulli, la partita sarebbe stata molto più difficile per Limatola. Perché Cerulli avrebbe probabilmente garantito maggiore capacità di tenuta interna, meno resistenze locali, soprattutto nell’area sud della Maremma, meno freddezze.

Casamenti invece arriva al voto e subito dopo la sconfitta, a caldo, usa una parola politicamente pesantissima nei confronti proprio di Cerulli in un’intervista a Tv9: tradimento.

Se un candidato parla di tradimento il giorno stesso del voto, significa che la frattura non è una lettura giornalistica: è già dentro la percezione del candidato stesso.

La terza lista è stata decisiva

C’è poi un altro elemento che il centrodestra non può ignorare: la terza lista ha pesato davvero.

L’elezione di Angelo Pettrone lo certifica, perché non solo ha votato Limatola, ma è stato votato anche nelle liste dal centrosinistra. Quella lista non era ornamentale. Non era testimonianza. Era uno spazio politico reale.

E quel pezzo moderato e civico ha sottratto al centrodestra la compattezza che in elezioni di questo tipo è decisiva.

In un voto di secondo livello, basta poco per cambiare l’equilibrio. Qui quel poco è diventato molto. Certo ora si apre un altro fronte: Pettrone e Ciucchi, che hanno sostenuto apertamente Limatola, come potranno tornare a essere parte della maggioranza di centrodestra in Comune? Sono due voti decisivi. Lo stesso Pieraccini e Gabbrielli. Loro hanno sempre detto che resteranno fedeli, ma saltare da un giorno all’altro dalle caselle bianche a quelle nere dello scacchiere in due palazzi a centro metri l’uno dall’altro è esercizio politico non semplice.

Limatola con Pettrone e Ciucchi
Limatola con Pettrone e Ciucchi

Il consiglio provinciale fotografa un equilibrio nuovo

Il centrosinistra porta in consiglio:

  • Cinzia Pieraccini (Castel del Piano)

  • Gianfranco Chelini (Capalbio)

  • Valentino Bisconti (Orbetello)

  • Mattia Maule (Montieri)

La civica elegge:

  • Angelo Pettrone (Grosseto)

Il centrodestra:

  • Rita Bernardini (Grosseto)

  • Chiara Orsini (Monte Argentario)

  • Elismo Pesucci (Campagnatico)

  • Luciano Petrucci (Semproniano)

  • Olga Ciaramella (Grosseto)

Ma il dato politico resta uno: il presidente resta Limatola e l’iniziativa politica oggi è tutta sua. E il 5 a 5 in consiglio è spostato dal suo voto.

Mentre il nome nuovo è quello di Cinzia Pieraccini, il volto emergente nel panorama provinciale del Pd, sindaca di Castel del Piano.

Il 2027 comincia oggi

Ed è questo il punto più delicato.

Perché questo voto arriva mentre già si guarda alle amministrative del 2027, quando si voterà in piazze cruciali come: Grosseto, Orbetello e Castiglione della Pescaia. Tre snodi centrali per gli equilibri provinciali futuri.

E inevitabilmente la sconfitta di oggi entra già nella discussione sulle candidature di domani.

A Orbetello la domanda è inevitabile

Può essere ancora naturale candidare come figura centrale chi porta sulle spalle una sconfitta così pesante?

Perché non si tratta solo di una sconfitta numerica. Si tratta di una sconfitta politica larga, in una partita dove il centrodestra aveva numeri iniziali favorevoli. Certo le Comunali sono cosa ben diversa, ma essere riuscito nell’impresa, non banale, di dilapidare un vantaggio tanto netto, non mette certo Andrea Casamenti nelle condizioni migliori per proporsi come candidato ad Orbetello. 

Ci aspettiamo reazioni forti in questo senso, ma la sostanza non cambia.

A Grosseto cambia qualcosa nei rapporti interni

Anche qui Fratelli d’Italia dovrà inevitabilmente fare i conti con un risultato che rafforza il peso delle altre anime della coalizione.

Perché se il candidato sostenuto con più forza non porta il risultato, la prossima volta il tavolo sarà meno lineare.

Anche il consiglio comunale ha una scossa importante. È evidente il passaggio di Rita Bernardini, voluta nella competizione provinciale da Gino Tornusciolo della Lega, dall’opposizione alla maggioranza. L’ex Pd, ora nel gruppo misto di opposizione, è stata la più votata e da qualche tempo su Fb parla di remigrazione, tema non proprio di sinistra, va detto. Folgorata sulla via di Pontida.

In tutto questo le altre componenti della maggioranza sono apparse marginali nella competizione, pronte a saltare sul carro in caso di vittoria, ma altrettanto pronte a monetizzare la sconfitta, scaricando tutte le responsabilità sulle scelte di Fratelli d’Italia. Saranno giorni caldi,  i prossimi.

Qualcosa cambia anche nell’opposizione perché, come dicono dal centrosinistra, Valerio Pizzuti e Giacomo Gori hanno votato Casamenti. Il secondo, va detto, non ha mai amato Limatola, in particolare dopo le tensioni sulla vendita dei terreni adiacenti alla Diaccia Botrona.

Il nodo Castiglione

Qui la riflessione è tutta del centrosinistra. Dopo gli accordi pre elettorali due voti (Iannotta e Iavarone) sono andati al centrosinistra. È un dato importante in vista del 2027, con il quale l’attuale amministrazione deve fare i conti.

Perché Castiglione è un paese che ha un’anima tendenzialmente di centrodestra e il Pd, correndo da solo, nel 2027 non vince mai, soprattutto se il centrodestra, come si vocifera, schieri una candidatura forte.

Qui una terza lista, visto che non c’è ballottaggio, diventa decisiva. Ma ci sono rapporti da limare.

La lezione vera

La Provincia, ancora una volta, insegna una regola semplice: non basta governare i Comuni per governare la Provincia.

Bisogna controllare relazioni, fiducia, amministratori, equilibri invisibili. Limatola questo lo ha capito. Il centrodestra, questa volta, no.

E per questo la sua non è solo una vittoria. È una lezione politica.

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