Licenziata per un detersivo da 2,90 euro, finisce con un accordo: chiusa la causa tra Pam e dipendente | MaremmaOggi Skip to content

Licenziata per un detersivo da 2,90 euro, finisce con un accordo: chiusa la causa tra Pam e dipendente

Si chiude senza sentenza la vicenda della lavoratrice storica del supermercato di via del Sabotino: conciliazione riservata davanti al giudice del lavoro
La manifestazione davanti al supermercato Pam

GROSSETO. Si chiude senza una sentenza la vicenda che nei mesi scorsi aveva acceso il dibattito in città: quella della dipendente del supermercato Pam di via del Sabotino, licenziata dopo oltre trent’anni di lavoro per un episodio nato da un flacone di detersivo rotto.

Davanti al giudice della sezione lavoro Giuseppe Grosso, le parti hanno scelto di non proseguire nello scontro giudiziario e di arrivare subito a un accordo conciliativo riservato.

Accordo davanti al giudice: il procedimento si ferma subito

L’udienza avrebbe dovuto segnare l’inizio vero e proprio della causa. Invece si è trasformata nell’atto finale della vicenda. Azienda e lavoratrice, assistite dai rispettivi avvocati, hanno trovato un’intesa che chiude definitivamente il contenzioso.

Secondo quanto emerso, la dipendente ha accettato il licenziamento senza ulteriori richieste future, mentre l’azienda avrebbe riconosciuto una somma economica per chiudere il rapporto di lavoro.

Tutto era partito dal detersivo caduto fuori dal negozio

L’episodio contestato risale allo scorso anno. La donna, fuori servizio, aveva fatto regolarmente la spesa e pagato alla cassa. Una volta uscita dal supermercato, però, una delle buste si era rotta e il flacone di detersivo appena acquistato, del valore di 2 euro e 90 centesimi, si era spaccato nel piazzale.

Il liquido finito a terra poteva creare pericolo per chi passava. Per questo motivo la dipendente era rientrata nel punto vendita per avvertire il personale presente e segnalare la necessità di pulire.

Subito dopo aveva preso un altro flacone identico dallo scaffale, passando poi alla cassa per mostrarlo.

Dopo due settimane la contestazione, poi il licenziamento

A distanza di circa quindici giorni era arrivata la contestazione disciplinare, seguita poi dal licenziamento per giusta causa. Una decisione ritenuta sproporzionata dalla lavoratrice, che aveva scelto di rivolgersi al giudice del lavoro.

Con la conciliazione raggiunta in aula, la causa si chiude definitivamente. Nessun ulteriore sviluppo giudiziario, nessuna sentenza: il caso che aveva fatto discutere si ferma qui.

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