GROSSETO. Una vita passata dietro le casse e tra gli scaffali, poi il licenziamento improvviso per una vicenda da pochi euro. È accaduto a Grosseto, dove una dipendente storica del punto vendita Pam Panorama di via del Sabotino è stata licenziata per giusta causa dopo oltre trent’anni di servizio.
L’episodio contestato
I fatti risalgono ai primi giorni di settembre. La donna, terminato il proprio turno di lavoro, si ferma a fare la spesa come una qualunque cliente. Passa dalla cassa, paga regolarmente i prodotti acquistati e le buste, quindi esce dal supermercato.
Poco dopo, una delle buste si rompe e un flacone di detersivo cade a terra, spargendo il liquido sull’asfalto. La dipendente rientra nel punto vendita, segnala l’accaduto e, oltre a sostituire il prodotto danneggiato, avverte il responsabile del possibile pericolo per gli altri clienti, che avrebbero potuto scivolare.
Ritornata in cassa con il nuovo flacone, lo mostra, lo inserisce in una busta e lascia il supermercato dopo uno scambio di saluti con il responsabile. Il valore del prodotto: meno di 3 euro.
La contestazione dell’azienda
Secondo l’azienda, la dipendente avrebbe dovuto pagare nuovamente il flacone sostitutivo. Nonostante lo scontrino della spesa, non risulterebbe una seconda prova d’acquisto per la merce sostituita.
Dopo alcune settimane arriva la lettera di contestazione disciplinare, che si conclude con il licenziamento.
Il caso in tribunale
La vertenza approderà in tribunale, in sede civile. Entro circa un mese e mezzo è prevista l’udienza davanti al giudice Giuseppe Grosso, competente in controversie di lavoro.
In aula sia la dipendente licenziata sia la Pam potranno far valere le rispettive ragioni.
Rifondazione comunista: «Profitto prima della dignità dei lavoratori»
Sulla vicenda interviene anche il Circolo di Rifondazione Comunista “Vittorio Stefanini” di Grosseto, che esprime piena solidarietà alla lavoratrice del supermercato Pam.
Secondo Rifondazione, il licenziamento per un flacone di detersivo è «un fatto gravissimo» che dimostra come nella grande distribuzione organizzata il profitto venga prima della dignità del lavoro.
«Licenziare per pochi euro significa affermare che il lavoro vale meno della merce sugli scaffali», si legge nella nota, che parla di un modello fondato su controllo e paura, dove il licenziamento diventa uno strumento di intimidazione.
Il circolo chiede il ritiro del provvedimento disciplinare, il reintegro della lavoratrice e l’apertura di un confronto con i sindacati. «Il lavoro è un diritto, non una concessione – conclude la nota – e non può essere cancellato per un flacone di detersivo».



