GROSSETO. Sabato 7 marzo alle 17, alla libreria QB a Grosseto, è in programma la presentazione del libro “Libera di scegliere”, scritto da Elena Improta. Il libro racconta l’esperienza in prima persona dell’autrice che, per amore per il figlio, si è trasformata in una caregiver ordinaria.
Da madre ha percepito le distanze di un mondo visto ancora lontano, di cui poco o nulla si sa, soprattutto per come si vive nel quotidiano, per il distacco culturale nell’affrontare certi temi e situazioni quotidiane, e ha iniziato un percorso, in una sorta di testimonianza e battaglia civile delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Nel silenzio delle case italiane esiste infatti un esercito invisibile di persone che ogni giorno si prende cura di un familiare fragile. Sono i caregiver familiari, spesso genitori, figli o coniugi, che dedicano la propria vita all’assistenza.
La testimonianza
La storia nasce dalla vita dell’autrice e dal rapporto con suo figlio Mario, nato con una grave disabilità. «Da quel momento – spiega Improta – la quotidianità cambia radicalmente: terapie, visite mediche, lunghe attese negli uffici pubblici e la costante ricerca di sostegni adeguati».
Il titolo del libro spiega un concetto che per molte famiglie con persone disabili non è affatto scontato, perché, come spiega l’autrice: «Libertà significa poter scegliere dove, come e quando vivere».
Il racconto di Improta è fatto di episodi semplici ma profondamente significativi. La sua giornata è scandita da cure, attenzioni e responsabilità che non conoscono pause. Il libro descrive con lucidità la fatica fisica ed emotiva che accompagna il ruolo di caregiver. Eppure, accanto alle difficoltà, emerge anche una forza straordinaria.
«L’unico modo per non farmi sopraffare dal dolore è credere nella lotta per i diritti delle persone fragili e dei loro familiari», racconta l’autrice, trasformando la propria esperienza in un impegno pubblico.
L’impegno associativo
Accanto alla scrittura, Improta porta avanti da anni un’importante attività nel mondo del volontariato e della tutela dei diritti. È infatti fondatrice dell’associazione Oltre lo Sguardo APS, nata per sostenere le persone con disabilità e le loro famiglie attraverso progetti di inclusione e sensibilizzazione.
Tra le iniziative più significative promosse dall’associazione c’è il progetto “La Casa di Mario”, un’esperienza di co-housing pensata per favorire percorsi di autonomia e inclusione sociale per persone con disabilità. Improta ricopre inoltre il ruolo di vicepresidente della consulta provinciale per la disabilità di Grosseto, un incarico che le consente di portare la voce delle famiglie all’interno delle istituzioni.
Una testimonianza che diventa battaglia civile
L’autrice racconta senza retorica le paure e le incertezze di chi si trova a costruire ogni giorno un equilibrio fragile. «Il libro – spiega Elena Improta – non è soltanto una storia personale. È anche una denuncia delle difficoltà burocratiche e della solitudine che molte famiglie affrontano quando cercano servizi e sostegni».
In diverse occasioni la scrittrice ha detto di aver paura di restare sola con suo figlio Mario, senza aiuti, dando voce a un timore condiviso da molti caregiver.
Allo stesso tempo, la sua storia è anche un messaggio di resilienza. «Mario mi ha insegnato la capacità di sorridere anche davanti agli ostacoli», spiega, sottolineando quanto il rapporto con il figlio abbia trasformato il suo modo di vedere la vita.
Dare voce a chi resta nell’ombra
Con “Libera di scegliere”, Elena Patrizia Improta offre una narrazione che parla a tutta la società. Il libro invita a guardare più da vicino il lavoro silenzioso dei caregiver e a riconoscerne il valore umano e sociale. In un Paese in cui milioni di persone si occupano quotidianamente di familiari fragili, storie come quella di Improta ricordano che dietro ogni percorso di cura esiste una rete di affetti, sacrifici e responsabilità.
E soprattutto che la richiesta di queste famiglie è semplice quanto fondamentale: non vogliono sentirsi lasciate sole, né percepire lontane le istituzioni sanitarie, che ancora non sono pienamente connesse con queste situazioni drammatiche. Ognuno ha il diritto, se lo ritiene, di prendersi cura del proprio figlio o dei propri cari senza per questo sentirsi di serie B. Anzi, proprio per questo dovrebbe ricevere maggiore attenzione e supporto.



