GROSSETO. La Lega in Maremma rinnova i propri vertici, ma dietro ai congressi celebrati nei giorni scorsi si apre lo scontro interno più forte degli ultimi anni. Tra le decisioni prese c’è anche l’espulsione di Andrea Vasellini, figura dell’ala vicina al generale Vannacci.
Espulsione peraltro formalizzata dal commissario provinciale Andrea Maule con una Pec già il 25 ottobre. Dall’iscrizione on line (24 luglio) la sua tessera del Carroccio è durata tre mesi.
Una scelta che non passa inosservata e alla quale lo stesso Andrea Vasellini replica con un lungo intervento.
Secondo l’avvocato grossetano, quella messa in scena come una «grande vittoria» sarebbe in realtà un’operazione di facciata, utile più all’autocelebrazione che a mostrare un reale radicamento sul territorio.
«I vertici della Lega sono già stati sostituiti: dai cittadini»
«Quando si ha paura, si alza la voce» esordisce Vasellini, che accusa i vertici locali di aver rinunciato al confronto democratico. «Alle regionali nessuno degli auto-proclamati leghisti che oggi posano in foto ha avuto il coraggio di presentarsi davanti agli elettori. Nemmeno l’assessore all’insicurezza (parla di Riccardo Megale, ndr) né il segretario provinciale Maule».
Lui invece sì, rivendica: «Mi sono candidato. Ho preso il 6,2% a Grosseto. Correndo non solo contro la sinistra, ma anche contro un pezzo di partito».
Un risultato che, secondo Vasellini, dimostra la distanza crescente fra la base e una classe dirigente «che da anni si regge su dinamiche che nulla hanno più di politico».
«La vannaccizzazione fa tremare i palazzi»
Vasellini parla esplicitamente di un fenomeno “civico-popolare” nato attorno a lui e ad Alessandro Bragaglia, un movimento che – sostiene – avrebbe messo in allarme i vertici tradizionali della Lega.
«Quando una comunità politica cresce dal basso e non ha bisogno di poltrone per sopravvivere, chi vive di politica per mestiere si sente minacciato» afferma.
E rincara: «Un avvocato che vive di lavoro vero, libero da pressioni economiche, dà fastidio. Ancora di più se denuncia lo stato della città in tema di sicurezza, sociale e sanità».
Il congresso che divide: «A Follonica neppure si è riusciti a farlo»
Sull’esito dei congressi, Vasellini è netto: «Una messa in scena poco riuscita». L’esempio citato è quello di Follonica, dove «non si è neppure riusciti a farlo per mancanza di adesioni sufficienti».
Un segnale, secondo lui, del progressivo svuotamento di partecipazione in un partito percepito «come un’agenzia del lavoro» più che come un luogo di militanza.
«La città ha già voltato pagina»
«Io e Bragaglia non abbiamo sostituito nessuno: è la città che ha voltato pagina» ribadisce Vasellini, che sostiene come il consenso raccolto negli ultimi mesi sia la dimostrazione di un ciclo politico ormai concluso.
L’avvocato accusa i dirigenti locali di tentare di «mascherare un’evidente fine ciclo» con dichiarazioni e conferenze stampa «dove ci si parla addosso».
«L’appuntamento è in piazza, non nelle sale congressi»
Vasellini annuncia la presenza con un gazebo giovedì mattina in piazza Dante insieme ai sostenitori del Mondo al contrario e del generale Vannacci.
«Chi vuole parlare di sicurezza, sanità e sociale sa dove trovarci. Gli altri continueranno pure a blaterare nelle sale congressi: la città ha capito da chi arriva il cambiamento».
«Alle amministrative parlerà la città, non i palazzi»
Il tema centrale è uno: la sicurezza. Per Vasellini sarà questo il nodo decisivo delle prossime amministrative.
«Là fuori la gente parla di una sola cosa: insicurezza. Quella che ogni giorno si tenta di minimizzare con comunicati e passerelle per salvare la faccia dell’assessore alla insicurezza».
Baby gang, furti nelle case, quartieri esasperati: sono gli esempi che cita per descrivere una città «sotto pressione».
«Alle amministrative non ci saranno scuse: i cittadini giudicheranno chi ha passato anni a negare l’evidenza e chi invece ha avuto il coraggio di raccontarla» conclude.
E la sua chiusura è un messaggio diretto: «Io non ho paura del voto di una città che vuole tornare sicura. Qualcun altro sì. E si vede da lontano».



