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«Lasciatemi stare»: assolto l’ex insegnante accusato di oltraggio e resistenza ai poliziotti

La polizia era intervenuta perché aveva sentito la ragazza che era con lui urlare e chiedere aiuto. Il tribunale accoglie la tesi della difesa: divincolarsi non integra violenza
Il tribunale di Grosseto

GROSSETO. È stato assolto perché il fatto non sussiste Fabrizio Carini, ex insegnante di educazione fisica al liceo, finito a processo con l’accusa di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale per un episodio avvenuto il 20 luglio 2021 in città.

La decisione è arrivata al termine del procedimento nel quale il tribunale ha accolto integralmente la linea difensiva sostenuta dall’avvocato Massimiliano Arcioni, che ha contestato fin dall’inizio la qualificazione giuridica dei fatti contenuta nel decreto di citazione a giudizio.

Le accuse nate dopo l’intervento della polizia

Il 20 luglio 2021, gli agenti della squadra volante erano intervenuti in seguito a una segnalazione di lite in strada. 

Carini, oggi 62 anni, era insieme a una ragazza che gridava e chiedeva aiuto. L’uomo, quando gli agenti so sono avvicinati per identificarlo, aveva pronunciato nei loro confronti frasi come: «Che c…zo volete da me, non dovete rompermi i co…ni, lasciatemi stare», parole che secondo l’accusa avrebbero offeso l’onore e il prestigio dei pubblici ufficiali intervenuti.

Poi l’ex professore avrebbe anche opposto resistenza nel momento in cui gli agenti cercavano di accompagnarlo sull’auto di servizio, divincolandosi e dirigendosi nella direzione opposta.

La linea difensiva: frasi non offensive del prestigio della pubblica amministrazione

La difesa dell’avvocato Massimiliano Arcioni ha sostenuto invece che quelle espressioni, pur certamente concitate, non fossero sufficienti a integrare il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Massimiliano Arcioni

Uno degli elementi centrali richiamati in aula è stato il fatto che non risultavano presenti persone estranee oltre agli stessi operatori di polizia, circostanza rilevante perché il reato richiede anche una concreta lesione del prestigio dell’amministrazione davanti a terzi.

Secondo la tesi difensiva, dunque, mancava proprio uno degli elementi essenziali richiesti dalla norma.

Sul secondo capo: il divincolarsi non è violenza

Sul secondo capo d’imputazione, relativo alla resistenza a pubblico ufficiale, la difesa ha richiamato l’orientamento consolidato della Cassazione: per configurare il reato serve una condotta violenta vera e propria, cioè un impiego di forza fisica diretto contro il pubblico ufficiale.

Nel caso di Carini, invece, secondo quanto sostenuto dal difensore e accolto dal tribunale, il comportamento contestato consisteva nel divincolarsi e tentare di sottrarsi, una condotta qualificabile come resistenza passiva.

L’episodio del 2021

Quel giorno gli agenti erano intervenuti dopo una richiesta di aiuto arrivata da un collega libero dal servizio. 

Sul posto era presente anche una donna, trasportata poi al pronto soccorso, dove le furono diagnosticate contusioni multiple ed ematomi alla testa, con una prognosi di 15 giorni. All’ospedale, la donna aveva raccontato di essere stata picchiata dall’uomo. Carini era agitato. E quando era stato accompagnato verso l’auto di servizio, aveva cercato di allontanarsi. 

La decisione del tribunale

Il giudice Sergio Compagnucci ha però ritenuto che né il primo né il secondo capo reggessero sotto il profilo giuridico. Da qui l’assoluzione piena perché il fatto non sussiste.

Una decisione che chiude definitivamente il procedimento a carico dell’ex insegnante.

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