Lascia tre figli di 9, 12 e 13 anni soli in casa e si trasferisce dalla nuova compagna | MaremmaOggi Skip to content

Lascia tre figli di 9, 12 e 13 anni soli in casa e si trasferisce dalla nuova compagna

Per controllarli aveva installato le telecamere nell’abitazione: cibo razionato, consegnato una volta alla settimana, e punizioni dopo che i tre bambini avevano perso la loro madre. Padre e fidanzata patteggiano un anno e sei mesi

GROSSETO. Il dolore della perdita di una mamma, quando si è poco meno che adolescenti, è quasi sempre un trauma insormontabile. Ma quello che hanno dovuto subire tre fratelli, che hanno visto la loro madre andarsene quando avevano 9, 12 e 13 anni, non è stato soltanto doloroso. Ma anche inumano. Perché nel momento del dolore per la morte della donna che li aveva messi al mondo e che li aveva amati più di se stessa, sono stati abbandonati dal padre, un uomo di 57 anni che aveva scelto di trasferirsi a Piombino, a casa della nuova compagna

La donna, per un periodo aveva vissuto insieme all’uomo e ai suoi tre figli in un paese della Maremma: ma la gestione dei tre ragazzini, devastati psicologicamente dall’essere rimasti orfani, e il sovraffollamento dell’abitazione, l’aveva convinta a tornare a casa sua. Dove il padre dei tre, l’aveva raggiunta. 

Per oltre due anni tre bambini hanno vissuto in una casa che, secondo il tribunale, era diventata un luogo di isolamento, controllo e privazioni. Una casa dove le telecamere non servivano per sicurezza, ma per sorvegliare ogni movimento. Dove il cibo veniva contato. Dove la parola “famiglia” aveva perso il suo significato più profondo.

I tre fratelli, oggi cresciuti e adolescenti, sono stati affidati a una comunità, dove stanno piano piano ricostruendo la loro vita. Mentre loro padre e la compagna, entrambi difesi dall’avvocata Barbara Fiorini, hanno patteggiato una pena di un anno e sei mesi di reclusione per ciascuno, con sospensione condizionale, subordinata a un percorso di recupero presso il Sam – Spazio di ascolto uomini maltrattanti del Coeso Società della Salute di Grosseto, di fronte al giudice Giuseppe Coniglio. Di fronte al quale si sono trovati dopo le segnalazioni del Coeso e dei carabinieri e dopo che i tre bambini erano stati affidati alla comunità. 

Telecamere anche in bagno e controllo a distanza

Le carte raccontano una quotidianità fatta di controlli costanti e punizioni. Le telecamere erano installate nelle stanze della casa, anche in bagno. Il padre, che dopo la morte della moglie e madre dei tre bambini si era trasferito a Piombino con la nuova compagna, controllava i suoi figli a distanza. Avevano l’obbligo di badare a loro stessi, di prepararsi da mangiare, di prendersi cura l’uno dell’altro quando si ammalavano.

Di prendere le medicine quando ce n’era bisogno. I tre ragazzi – oggi collocati presso famiglie affidatarie in comunità su disposizione del tribunale per i minorenni – erano lasciati soli per lunghi periodi. Dovevano autogestirsi, cucinare, organizzare la giornata. Ma dovevano farlo con regole ferree imposte dal padre.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il cibo veniva razionato in modo rigido: pochi pacchi di pasta a settimana, grammature precise, spesa contingentata. In caso di disobbedienza, scattavano punizioni: saltare la cena, isolamento, privazioni

Il tribunale parla di un clima di vessazioni psicologiche, di minacce e di umiliazioni. In particolare il figlio maggiore sarebbe stato bersaglio di rimproveri e intimidazioni, fino al punto di essere accusato di aver allertato i servizi sociali. E sempre lui, per tre mesi era stato tenuto a dormire per punizione in cucina, su un materasso gettato per terra. 

Isolati dal mondo

Non solo controllo. I minori, si legge nella sentenza, vivevano in una situazione di isolamento sociale: pochi contatti esterni, nessuna reale vita relazionale, crisi emotive che sfociavano in fughe da casa o notti trascorse fuori.

Venivano indotti a non raccontare all’esterno ciò che accadeva tra le mura domestiche. Una gestione che, per il giudice, ha inciso sull’integrità fisica e psicologica dei ragazzi.

Le indagini, condotte dai carabinieri e sviluppate anche attraverso l’attività del Coeso di Grosseto, hanno raccolto verbali, riscontri investigativi e audizioni protette dei minori. La figlia più grande era stata eletta dal padre come colei che doveva prendersi cura dei fratelli. Era stata eletta suo punto di riferimento, perché la più fedele e obbediente. Assistititi dall’avvocato Marco De Stasio, ai tre bambini veniva consegnata la spesa una volta alla settimana: tre pacchi di pasta, sughi pronti, wurstel e poco altro. E se sgarravano, in qualche modo, dovevano saltare i pasti. Bambini sottopeso, malnutriti, costretti a chiedere cibo a scuola

La condanna e il percorso obbligatorio

Il giudice Giuseppe Coniglio, ha applicato la pena di un anno e mezzo  per il reato di maltrattamenti. La sospensione condizionale è stata subordinata alla partecipazione a un programma di recupero di dodici mesi, con frequenza almeno bisettimanale, presso il centro specializzato per uomini maltrattanti. Un percorso che dovrà essere monitorato dall’ufficio di esecuzione penale esterna e che, in caso di violazioni, potrà portare alla revoca del beneficio.

Una storia che lascia il segno

Dietro le formule giuridiche e i richiami agli articoli del codice penale restano tre ragazzi che, per anni, hanno vissuto una quotidianità fatta di controllo, paura e solitudine.

Oggi sono affidati a tre diverse famiglie. Una nuova possibilità, dopo un’infanzia segnata da regole imposte con la forza e da un silenzio che, solo grazie all’intervento delle istituzioni, è stato finalmente rotto.

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