
FOLLONICA. Come nasce la passione per il cinema e che cosa si prova a essere protagonisti di un film? Sono state tante le domande poste dai ragazzi e dalle ragazze dell’istituto Luca Pacioli di Follonica al termine della proiezione del film La vita da grandi, organizzata dal Piccolo Cineclub Tirreno.
Un incontro partecipatissimo, destinato a restare nella storia del cineclub: in sala, per rispondere alle curiosità degli studenti, erano presenti la regista Greta Scarano e l’attore Yuri Tuci, freschi del riconoscimento Efa 26 – Young Audience Award, l’Oscar europeo assegnato a Berlino. Alla matinée hanno preso parte circa 200 tra studenti e insegnanti.
Dal libro al grande schermo: La vita da grandi
Il film prende spunto dal libro Mia sorella mi rompe le balle. Una storia di autismo normale (Mondadori), pubblicato nel 2020 dai fratelli Damiano e Margherita Tercon, ed è da questa storia che Greta Scarano è partita per realizzare il suo primo lungometraggio. Il protagonista è Omar, un ragazzo autistico che sogna di diventare cantante. Accanto a lui c’è Irene, una sibling, ovvero una sorella o un fratello di una persona con disabilità o bisogni speciali. Dopo una vita passata lontano da casa, Irene torna per aiutare Omar a inseguire il suo sogno.
Autismo e cinema: le domande degli studenti
Nel film Matilda De Angelis interpreta Irene, personaggio ispirato a Margherita Tercon, mentre a vestire i panni di Omar è Yuri Tuci, scelto – come ha spiegato la regista – «non perché sia un uomo autistico, ma perché è un attore formidabile».
L’argomento ha colpito profondamente gli studenti della Pacioli, che hanno rivolto numerose domande agli ospiti. Il tema dell’autismo è stato al centro del confronto, affrontato con sincerità e senza retorica.
Yuri Tuci: «Ho capito che il cinema era la mia strada»
«Ma tu da piccolo cosa volevi fare?» ha chiesto uno studente a Yuri Tuci. La risposta è arrivata diretta e senza filtri: «Non lo sapevo. Ero completamente “full immersion” nel mio autismo, in un’età molto turbolenta. Cambiavo e non avevo ben chiaro cosa fare. Poi ho fatto un inserimento socio-terapeutico come collaboratore scolastico e successivamente sono approdato nel mondo del cinema. È lì che ho capito che quella era la mia strada».
Un dialogo intenso, fatto di ascolto e di domande autentiche, che ha trasformato la proiezione in un vero momento di crescita e confronto.





