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La foca monaca “ascoltata” a Montecristo: scoperta storica nel mare della Maremma

La bioacustica svela una presenza rarissima nell’Arcipelago Toscano: prima registrazione acustica in Italia di foca monaca
Un esemplare di foca monaca (foto da sito Marevivo)

MONTECRISTO. Una scoperta di straordinaria importanza scientifica e ambientale arriva dal mare della Maremma. Nelle acque della Isola di Montecristo, all’interno del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, è stata confermata la presenza della foca monaca, una delle specie più rare e protette del Mar Mediterraneo.

Il risultato è frutto delle attività di ricerca del CIBRA dell’Università di Pavia, che ha individuato la specie grazie all’analisi di registrazioni acustiche subacquee.

Registrazioni subacquee e monitoraggio

Le registrazioni risalgono a una campagna di monitoraggio condotta nel 2020, quando un idrofono è stato posizionato a circa 30 metri di profondità lungo la costa di Montecristo e lasciato in funzione per oltre due mesi.

Le attività si sono svolte in collaborazione con il Reparto Carabinieri Biodiversità di Follonica e con l’Ente Parco, grazie anche all’impegno del professor Gianni Pavan, docente del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia, scomparso negli anni successivi.

Inizialmente, i dati erano stati raccolti per individuare la presenza di delfini, in particolare tursiopi. Ma una nuova analisi ha portato a un risultato inatteso.

La tesi e l’intuizione: riconosciuta la voce della foca monaca

Le registrazioni sono state riesaminate nell’ambito di una tesi magistrale in Conservazione della biodiversità, seguita dal docente di bioacustica Claudio Fossati.

Durante l’analisi, la studentessa Federica Soccio ha individuato vocalizzazioni anomale, diverse da quelle dei cetacei. Gli approfondimenti successivi hanno permesso di attribuire con certezza i suoni alla foca monaca (Monachus monachus).

Si tratta, in base alle informazioni attualmente disponibili, della prima registrazione acustica di foca monaca mai effettuata in Italia.

Un ritorno che parla anche di storia e tutela ambientale

La presenza della foca monaca a Montecristo ha anche un forte valore storico e conservazionistico. Proprio la necessità di proteggere questa specie portò, alla fine degli anni Settanta, il Ministero della Marina mercantile a istituire una Zona di tutela biologica attorno all’isola, anticipando di decenni le moderne politiche di conservazione marina.

Nonostante questo, gli avvistamenti nell’Arcipelago Toscano restano rarissimi, rendendo la scoperta ancora più significativa.

Bioacustica: uno strumento chiave per la biodiversità marina

Lo studio conferma l’efficacia del monitoraggio acustico passivo, una tecnica non invasiva che consente di individuare specie elusive e protette senza interferire con l’ambiente naturale.

Il Parco nazionale arcipelago toscano continua a investire in questa direzione. Nei mesi scorsi è stato posizionato un secondo idrofono nelle acque protette dell’Isola di Capraia, a una profondità tra i 20 e i 30 metri.

L’obiettivo è monitorare la presenza di cetacei, i suoni del Santuario Pelagos e le emissioni acustiche di origine antropica.

Il dispositivo viene recuperato periodicamente per scaricare i dati e subito riposizionato per proseguire l’ascolto sottomarino.

Il progetto CLAPS e la rete di collaborazione internazionale

L’attività rientra nel progetto CLAPS – CLimate Adaptation Pelagos Sanctuary, finanziato dalla Fondation Prince Albert II de Monaco nell’ambito dell’Iniziativa Pelagos.

Il progetto coinvolge dodici partner, tra cui aree marine protette, parchi nazionali, università e soggetti scientifici, rafforzando una rete di cooperazione fondamentale per la tutela del mare.

Il prossimo recupero dell’idrofono di Capraia, previsto non appena le condizioni meteo lo consentiranno, potrebbe fornire nuove conferme sulla presenza della foca monaca anche in altre aree dell’Arcipelago.

Una scoperta che dà voce al mare della Maremma e dimostra come la scienza possa ancora svelare presenze preziose in uno degli ecosistemi più delicati del Mediterraneo.

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