GROSSETO. Colpo di scena in Consiglio comunale: al momento dell’appello del presidente, la maggioranza ha lasciato l’aula facendo venire meno il numero legale e impedendo il voto su un atto da 300mila euro. Non un’assenza casuale, ma un’uscita compatta su un provvedimento promosso dalla stessa amministrazione.
L’atto prevedeva l’affidamento a Sistema srl, società partecipata al 100% dal Comune, del servizio di controllo ambientale per due anni. Un servizio considerato strategico: ispezioni sul corretto conferimento dei rifiuti, monitoraggio del gestore SEI Toscana anche su segnalazione dei cittadini, educazione ambientale, supporto operativo e collaborazione con la polizia municipale ai fini sanzionatori.
Il servizio era partito anni fa in forma sperimentale con contratti a partita iva. Oggi, con l’estensione della raccolta differenziata da circa 5 chilometri quadrati nel 2018 a circa 500 chilometri quadrati, la giunta ha proposto di renderlo strutturale. L’opposizione condivide l’obiettivo, ma contesta la strada scelta.
Costi più alti e lavoro precario
Secondo i consiglieri di opposizione, l’esternalizzazione non è stata supportata da una vera valutazione di congruità economica. Anzi, i numeri parlano chiaro: l’assunzione diretta di cinque ispettori ambientali nel settore comunale rifiuti e ambiente ha un costo di circa 20 euro l’ora, mentrel’affidamento a Sistema srl si aggira intorno ai 32 euro l’ora per lo stesso servizio.
Oltre il 50% in più, senza una spiegazione ritenuta adeguata nel dibattito. Inoltre, è stata scartata l’ipotesi di gestione diretta, proposta formalizzata dall’opposizione con un ordine del giorno, e non è stata approfondita l’alternativa delle cooperative sociali, che avrebbe potuto coniugare sostenibilità economica e impatto sociale.
C’è poi il nodo delle partecipate: la gestione delle società comunali, a partire proprio da Sistema srl, è oggetto di rilievi della Corte dei conti. In questo quadro, secondo l’opposizione, ogni nuovo affidamento avrebbe richiesto prudenza e motivazioni ancora più solide.
«Un servizio essenziale non può reggersi su incarichi a termine»
Per l’opposizione, il punto politico è netto: un servizio strutturale non può continuare a poggiare su contratti precari.
«Le istituzioni devono dare l’esempio – sostengono – contrastare la precarizzazione significa garantire servizi migliori e rispetto per lavoratrici e lavoratori. È una responsabilità politica».
E proprio qui si innesta il gesto che ha fatto saltare la seduta: l’uscita dall’aula della maggioranza per evitare il voto. Non solo una questione di numeri, ma un segnale politico che apre interrogativi su divisioni interne e timori sull’atto.
«Non va dimenticato che l’assessore alle partecipate è Fabrizio Rossi, tra i candidati sindaco in pectore per il 2027. L’abbandono dell’aula su un atto targato Fratelli d’Italia – dicono dal gruppo Grosseto Città Aperta – che investe direttamente il suo ambito di competenza assume quindi un significato politico ancora più marcato: è un messaggio che attraversa la maggioranza e che riguarda anche la sua prospettiva futura».
Il fronte critico
A sollevare il caso è il gruppo Grosseto Città Aperta, che parla di scelta costosa, poco trasparente e politicamente fragile. La seduta si è chiusa senza voto, ma la partita resta aperta: 300mila euro di fondi pubblici, un servizio cruciale per l’ambiente e una maggioranza che, su quell’atto, ha preferito il silenzio dell’aula vuota al confronto in Consiglio.



